Di Buon Umore, storie femmine, lumini e coccole d’autunno

Quando torna a illuminarsi il fornelletto scalda-teiera, allora forse sì, è davvero cambiata stagione.
Il mio è riemerso ieri dall’apposita credenzina, col suo corredo ingombro di lumini di ricambio. L’ho inaugurato con abbondante Buon Umore, un infuso che a vederlo pare il Bonheur di Matisse e che sa di pomeriggio in fiera antica di paese, nei paraggi dell’omino che fa mele candite e zucchero filato.

matisse_bonheur

Henri Matisse, Le bonheur de vivre. 1905-06, olio su tela. Barnes Foundation, Merion (USA)
Sotto invece la foto è di Acilia, esposta nella sua Selezione – sala degli infusi aromatizzati ;-)

E dunque, primo indizio: quando si torna a difendere il tepore di una tazza con palmi di mano e fiamma tenue di candela. Poi altri, inequivocabili:

  • Le cose piccole e sparse: la natura che prende sollievo e canta da cigno; i bagni tiepidi allo zenzero o alle bacche di ginepro, la prima torta impastata, foreste di cavoli broccolo e capolino di castagne fresche (che io stasera unirò in zuppa, con un po’ d’orzo a far da testimone). La luce affilata, il cielo così terso da vederci al di là; le nuvole che ridiventano scherzose (oggi per esempio una aveva profilo di Pippo – col cappello e tutto – e corpo di drago; e un’altra era a forma di pernacchia); ancora sandali ai piedi ma tre coperte sul letto, e tutti comunque molto indecisi sul da farsi.

Continua a leggere →

Ode ai Gyokuro quando sanno di mare

Questo post fa parte del P.Re.Bo.M*
Data creazione: aprile 2011
Data riabilitazione: ottobre 2011
* Programma di Recupero Bozze Maltrattate

Ho un Gyokuro, qui con me, che che ad annusarlo mi dice il mare. Non solo alghe, come talvolta accade, o mare stretto in poca fantasia: tutto il mare mi dice, e me lo dice dolce.

Mi dice lo stare sull’orlo del molo a dondolare i pensieri nell’acqua in stanca, o a farne cosa nuova nello spatasciunf dei cavalloni. Mi dice di quando da lì scorgi la prima medusa, e poi due e poi tre e poi… tante! Il solletico dei granelli mi dice, il dispetto degli schizzi, la salsedine che appiccica i capelli; i pescatori che sanno l’arte del lancio, le reti che si allargano in volo come inspirare profondo, prima del tuffo. E dopo tanto intento silenzio il voltarsi a chiedere “ti va un gelato?” (sì, grazie: menta e melone).

pesaro_sett2010

Mi dice quando invece si è da soli, due libri di poesia come braccioli, e al mare capita di chiedere chiarezze e salvataggio. Ché io che son gente di terra e di asciutto davanti al mare ci vado come in chiesa, rara e maldestra, pur senza credere all’Orizzonte e a Dio, quand’ho bisogno di chi sappia e intenda ciò che neanch’io so ancora d’essere e pensare. Continua a leggere →

Il chiamarvi per nome, e l’effetto che fa

E’ bello quando da numeri mi diventate parole, da potervi leggere e chiamare per nome. Quando mi dite “eccomi”, generosi, con un commento qui davanti a tutti o con una mail che la sappiamo in due. Sembra niente e invece è tutto lì, il senso.

L’idea di riuscire a trasmettere del buono a chicchessia è per me difficilissima da concepire, per tanti motivi che messi tutti insieme fanno la mia vita (e che dunque per clemenza eviterò di esporvi ;-)). Per questo ogni apprezzamento o grazie mi suona fortuito, sinceramente incredibile, impensato: ma benvenuto sempre, come mela cadutami in testa per buffa avventura e che nel dubbio io tengo per me, sorpresa e mai tutta persuasa che la testa in questione fosse proprio la mia.

Tutto questo per dire che: c’è una lettrice che come tanti di voi ha scoperto per caso questo nostro convivio di tazze e sensazioni, e che come alcuni di voi ha avuto voglia di scrivermi, oggi, affinché lo sapessi: che le è piaciuto, che ha scelto una seggiolina e si è unita alla compagnia. Semplicemente.
Assieme alle parole mi ha donato due immagini; adesso sono io che le regalo a voi, non solo perché sono lievi e lusinghiere, ma soprattutto perché il cerchio si chiuda… anzi no: per far sì che il cerchio resti sempre aperto. Continua a leggere →

Con l’autunno torno anch’io

C’è gran subbuglio di rondini, fuori dalla mia finestra: prima sfrecciano euforiche in rotte assennate e segrete, poi si fanno riunite sui fili del telefono, fitte in ordinata assemblea. Questo sempre significa voglia di (ri)partire, di prendere il volo per l’altra metà del mondo. Significa autunno anche prima che arrivi, ché loro lo sentono giusto, il tempo di andare e tornare, non c’è termometro o calendario che tenga. Beate.

E allora con l’autunno torno anch’io, anche se ancora autunno non è :-)

bomobob_flock_etsy

(immagine di bomobob|Etsy)

In questi giorni che non ci siamo letti ho avuto tempo da non saper cosa metterci, da non saperne uscire più; ho imparato a cucinare tofu e seitan, piantato cicoriette e cavolo nero, succhiato sorriso dai colori di frutta e verdura. Ho sfogliato libri d’argomento per me inedito, nutrito pensieri nuovi, alimentate nuove incertezze, contraddizioni, lotte.
(ché gli scossoni, quando hanno la discrezione di non annientare, ti fanno i terremoti dentro, da far cadere le cose in bilico, rompere le incrinate, aprire spazi nuovi, prospettive peregrine)
Ho fatto scelte e preso risoluzioni, ma niente, niente che abbia a che fare con la realtà. Tra le tante ho deciso di abbandonare l’università, rinunciando all’idea ormai vuota di poter dire un giorno Ho portato una cosa a termine: son laureata anch’io. Ho riunito mele e petali di rosa e ne ho fatta confettura, per le mattine fresche a venire, le mie colazioni assorte. Continua a leggere →

Affaccio furtivo con colpo di vento

Che estate dolorosa è mai questa, e sbagliata. Che trappola.

francesca-woodman-untitled-newyork-1979-80

Francesca Woodman, Untitled (1979-80)

Un affaccio furtivo per sincerarmi che ancora sono, a fatica. Per piantare un esile picchetto come chi passa e non resta, ma vuole ricordare. E per segnare questi versi che, sapendo, nel loro poco dicono forse tutto; tranne la soluzione.

«Ha conservato il suo colore rosa il fiore
nel buio della notte.
Quando una lama lo tagliò non ci fu terrore,
non ci fu dolore, per il fiore
fu come un improvviso colpo di vento.»

Cesare Viviani, in Credere all’invisibile

Un saluto a chi passa.

«E laggiù, ma lontano, volare un aeroplano sopra il mare»

Caritutti, mi sono accorta che per me è pieno tempo di pausa estiva, ed eccomi ad annunciarla ufficialmente, anche se già si presentiva.

Non credevo l’avrei fatto, a dire il vero: pensavo avrei diminuito la frequenza dei post, questo sì, ma non che mi sarei zittita del tutto come invece ho urgenza di fare. Attraverso giorni di grande, sproporzionata stanchezza, di pochi pensieri e debole spinta a dar loro forma condivisibile; anche queste due parole che leggete le cavo fuori con sforzo penoso da un’inerzia che mi porta a trascorrere sulla superficie delle cose, ammutolita e assorta. Non triste: spenta.

Ho diversi post praticamente già fatti tra le bozze, nuovi tè di cui ero pronta a raccontarvi, ma rimandiamo tutto a dopo, a tra un mesetto e mezzo almeno. Recupereremo. Continua a leggere →

Intermezzo: Temporale di prima estate

«Non è un cuore, perdio, è un sandalo di pelle di bufalo
che cammina, incessantemente, cammina
senza lacerarsi
va avanti
su sentieri pietrosi.»

Nazim Hikmet, in Poesie d’amore

daye_92

~

In tazza un Puerh sheng Da Ye (’grandi foglie’) del 1992, da EoT.

Un tutt’uno con gli odori intorno, col mio primo temporale d’estate. Svela paziente la sua esatta dolcezza, infusione dopo infusione, e ad ognuna io adombro lo sguardo attraverso il suo rosso diafano.

Appendo il mio sandalo di pelle, ad asciugare.

Tè freddo: come prepararlo?

Premesso che credo sia la prima volta nella storia del blog che dopo aver annunciato “prossimamente parleremo di pincopallo”, poi ne parliamo davvero, senza che vi faccia attendere mesi o anni: evviva! ;-)

E quindi sì, come promesso parliamo di tè freddi, visto che siamo appena entrati ufficialmente in estate e già da tempo le temperature invitano a cercar refrigerio, nonché a mantenere ben idratato l’organismo, senza per questo appesantirlo con zuccheri aggiunti, bollicine e porcheriole varie.

summer_icedtea_b

(tutte le immagini sono pigramente pescate da internet, dato che con questo post il blog – e io con lui – entra ufficialmente nella sua fase di estrema mollezza e indolenza estive ;-))

La buona notizia è che potenzialmente ogni tè, di qualsiasi tipologia si tratti – dalle miscele più intense e pazzerelle (che raramente tollero in inverno ma che in estate, bevute fredde, mi ritornano amiche) ai più delicati tè bianchi o verdi naturali -, si presta ad essere consumato freddo.
D’altra parte, la notizia un po’ meno buona (ma neanche tanto, suvvia ;-)) è che, almeno secondo me, non esiste un metodo di preparazione indistintamente “giusto” per tutti i tè, e che sarà di conseguenza necessario sperimentare di volta in volta in base alle foglie che abbiamo tra le mani.
Oltre a ciò, va da sé che il risultato cambierà a seconda della qualità del tè: un tè scadente darà un risultato scadente, e non c’è metodo alternativo che tenga.
L’unico aiuto che mi sento di darvi, quindi, è quello di descrivere brevemente le quattro più comuni “scuole di pensiero” circa la preparazione del tè freddo, illustrando per sommi capi il procedimento e chiosando con pareri personalissimi riguardo pro e contro. Cominciamo! Continua a leggere →

Sun Moon Lake, o dei capelli di strega di Mister Wang

Non so voi, ma io è circa una settimana che ogni giorno mi preparo diligentemente il mio buon litro di tè freddo, per poi ritrovarmi al pomeriggio, come una tonta, a contemplare tuoni fulmini e saette con un bicchiere ghiacciato in mano. Son per niente cose belle, eh ;-)
Ho pensato dunque di rimandare di qualche giorno il posto sui tè freddi che vi avevo promesso, per tornare un attimo a parlare di un tè più intonato a questo pezzettino d’autunno che s’era perso per strada: un tè nero taiwanese che è tra i miei preferiti (di quelle preferenze “di pancia”, incondizionate), incontrato la prima volta proprio nel giugno dell’anno scorso, in quel di Parma, in giorni di tempo burlone come questi nostri.

sunmoonlake_infuso_a

Lo shiboridashi che ho usato per prepararlo ve lo raccontai qui, in una domenica d’inverno

Non furono giorni “facili”, quelli, come mai facili sono i giorni in cui ti avvedi che l’oasi tremolante verso cui saltelli emozionata ha i contorni di un tuo bisogno acceso, non della realtà. Ma come spesso accade il tempo ha stinto il brutto del ricordo per far più luminoso ciò che val la pena tenere a mente, e a cuore; per questo di quei giorni io trattengo solo memorie gentili: il profumo di una cassetta di manghi maturi sparso nell’aria da un petulante ventilatorino; il Borgo zitto in cui abitavo, con quella calma immobile di rare biciclette che solo in Emilia è così, allegra e disperata insieme; i versi de “La camera da letto” di Bertolucci – «Era l’ora che il malato si risveglia / e sente la fronte più fresca, / finisce goloso il caffellate increspato, / si commuove / della luce che spalma le persiane: così / inutilmente si spossa» -, sul letto a voce alta e pancia in su, a spossarmi anch’io di luci e persiane come malato che a fatica si risveglia, e poco a poco riconosce il male che lo tiene e lo confonde; e infine il profumo di questo tè, più volte preparato in una sbilenca casseruola fuori misura: Sun Moon Lake, si chiama, dal nome dell’area in cui cresce alla discreta altitudine di 600-700 metri slm. Continua a leggere →

Intermezzo: Matchaccino con contorno di nuvole e colline

In attesa di trasformare questo Matcha Summer in tanti freschi frullati smeraldini, assecondo i nuvoloni che oggi tappano il cielo ricoprendolo di nuvola anche lui, bianca e soffice di latte. Gli fanno cornice tre cuoricini al cacao, e la poesia da cui prende il nome – “Incontro” – , con dentro il suo stesso verde, ma a forma di colline, di cui ha la stessa voce netta, lo stesso sentore più profondo dell’ombra.

matchaccino_a
matchaccino_b

Continua a leggere →