Acquistare tè e accessori da paesi extraeuropei (Cina, India, Giappone, America e via dicendo) comporta un inevitabile “rischio dogana” – come accade del resto per l’acquisto di qualsiasi altro bene – , cioè a dire il pagamento di oneri aggiuntivi, oltre alle spese di spedizione, al momento del ritiro del pacco: avere un’idea del loro ammontare ci permetterà se non altro di valutare la convenienza del nostro acquisto in maniera più consapevole e di attendere poi l’arrivo del pacco un po’ più a cuor leggero.

La ricerca su internet a questo proposito dà risultati insoddisfacenti perché fornisce informazioni confuse e incerte, se non del tutto errate. Per esempio a me capitò di leggere che al di sotto dei 45 euro dichiarati come imponibile – l’importo specificato dal venditore sul documento che accompagna il pacco – non si è tenuti a pagare niente: mica vero! Perciò contattai l’Ufficio Dogane chiedendo chiarimenti sulla disciplina vigente, ed ecco la risposta che ricevetti: la riporto integralmente (anche se fa venire l’orticaria ;-), ma volendo potete passare oltre per leggere direttamente i punti-chiave che ho cercato di isolare per maggiore chiarezza.

ATTENZIONE! : i dati che riporto sono aggiornati a febbraio 2010; se doveste consultare questa pagina in tempi successivi non posso assicurarvi che la disciplina vigente sia ancora questa. Per accertarvene vi invito a contattare l’URP telematico (Ufficio Relazioni con il Pubblico) tramite compilazione dell’apposito form sul sito dell’Agenzia delle Dogane (www.agenziadogane.it), o a contattare direttamente l’Ufficio delle Dogane della vostra provincia (qui la lista).

MIA DOMANDA:
Vorrei conoscere gli oneri doganali previsti per l’acquisto di tè (tè in foglie sfuse) da paesi extraeuropei, in particolare Cina e Giappone. Oltre quale cifra sono previste spese doganali? E in che percentuale? Fino ad oggi credevo che non fossero previsti oneri doganali fino a 45 euro, ma ho appena ricevuto un pacco contenente tè proveniente dal Giappone, con valore dichiarato di 49 dollari americani (quindi meno di 35 euro) e ho dovuto ugualmente pagare 6,90 euro di spese doganali. Vi sarei grata se poteste fornirmi chiarimenti al riguardo, o indirizzarmi dove posso ottenerne.

RISPOSTA DELL’UFFICIO DOGANE:
In ordine al Suo quesito, si comunica che sotto il profilo doganale, la vigente normativa comunitaria consente l’ammissione in franchigia dal dazio all’importazione per le spedizioni composte da merci di valore trascurabile spedite da un soggetto residente in un paese extra UE ad una persona che si trova nella Comunità, sempreché il valore della stessa spedizione non superi il valore di 150 Euro (art.27 del Reg.CEE n.918/83).
Sotto il profilo fiscale, si precisa che, diversamente dalla franchigia ai fini daziari (fissata a 150 Euro), la franchigia ai fini dell’IVA è fissata in 22 Euro (art.5 del DM n.489/97).
Pertanto, ad esempio, per l’acquisto di un bene avente un valore compreso tra i 22 ed i 150 Euro, sullo stesso verrà applicata la franchigia ai fini daziari mentre verrà regolarmente applicata la relativa aliquota IVA
Appare opportuno precisare che se il valore del bene supera i limiti di franchigia il soggetto importatore è tenuto al pagamento dei diritti doganali afferenti l’intero valore del bene acquistato.
Nel caso in cui non si verificano le citate condizioni, invece, in linea generale, al momento dell’introduzione in Italia di merce con origine da un Paese extra UE, l’importatore dovrà provvedere al pagamento dei dazi (se previsti), che sono calcolati sul “valore della transazione” (valore comprensivo delle spese di trasporto e assicurazione) e le cui aliquote variano a seconda della merce che si intende importare e dell’IVA (normalmente al 20%) calcolata sul “valore della transazione”, aumentato dell’eventuale aliquota daziaria.
A titolo esemplificativo, si comunica che sul bene in questione è prevista l’applicazione di un’aliquota daziaria Paesi terzi dello 0% (zero %) ed un’aliquota IVA del 10%, calcolata sul valore della transazione.
Infine, si fa presente che, al momento dell’ingresso nel territorio nazionale (porti, aeroporti e dogane interne), tutte le partite di merci di interesse sanitario, ivi compresi gli alimenti di origine non animale o altra merce (cosmetici, farmaci, ecc.) destinati al consumo umano, provenienti da Paesi extra-europei, devono essere sottoposte ad un controllo igienico-sanitario a cura dell’USMAF competente territorialmente (Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera – strutture dipendenti dal Ministero della Salute e dislocate omogeneamente sul territorio nazionale).
Al fine di acquisire informazioni in ordine alle tariffe applicate dal citato USMAF, si consiglia di consultare il sito del Ministero della Salute (www.ministerosalute.it) alla sezione “Uffici periferici e territoriali / USMAF / Tariffe”.

Vediamo di fare il punto della situazione unendo le informazioni che mi hanno fornito alla mia esperienza diretta:

  • la dicitura “gift” (”regalo”) utilizzata talvolta dai venditori sul documento di spedizione per cercare di eludere il controllo del pacco in Dogana al fine di non far pagare l’IVA e il dazio all’acquirente, nella stragrande maggioranza dei casi NON serve più a niente: è un escamotage inflazionatissimo e i doganieri – giustamente – non ci cascano più;
  • se la base imponibile dichiarata dal venditore – che di norma dovrebbe comprendere il valore della merce + le spese di spedizione, anche se talvolta i venditori dichiarano solo il valore della merce per venire incontro all’acquirente – è inferiore ai 22 euro, il nostro pacchetto dovrebbe essere “salvo” e noi non dovremmo sborsare un centesimo in più, né di IVA né di dazio (uso il condizionale per scaramanzia…);
  • se la base imponibile supera i 22 euro ci saranno da pagare per prima cosa due spese fisse (diritti postali), a prescindere dal valore del pacco. L’ammontare totale è di 5,50 euro, così ripartiti: spese per la presentazione in dogana (2,50 euro) + generiche spese postali (3,00 euro);
  • se il valore dichiarato è tra i 22 e i 150 euro ci sarà richiesto di pagare l’IVA calcolata sul suddetto valore imponibile, ma siamo ancora esenti dal dazio.
    La percentuale dell’IVA varia a seconda della tipologia di beni: per esempio sui libri è del 4%, sul tè invece dovrebbe essere del 10%, ma a dir la verità a me hanno sempre applicato il 20% (sia sui tè che sulle attrezzature);
  • se il valore dichiarato è superiore ai 150 euro, sono dolori.
    Nel senso che stavolta dovremo sì pagare il dazio, calcolato percentualmente sul valore imponibile dichiarato (merce+spedizione), e ovviamente anche l’IVA, che però in questo caso verrà calcolata sull’imponibile aumentato del dazio (sì, esatto, dovremo pagare un’imposta sull’imposta). Purtroppo non ho idea delle percentuali del dazio, perché mi son sempre ben guardata dall’acquistare merci per un valore superiore ai 150 euro, e vi consiglio di fare altrettanto, potendo;
  • quanto al fantomatico “controllo sanitario” a cura dell’USMAF, a me è capitato solo una volta, in concomitanza con una spedizione gestita dal corriere internazionale FedEx (vedi qui)

Esempio pratico: mettiamo il caso che riceviate un pacchetto contenente tè e/o accessori il cui valore imponibile specificato dal venditore (di norma il valore della merce + spese di spedizione) sia di 50 dollari, pari cioè a 35,38 euro secondo il cambio odierno. Per ritirare il pacchetto dovrete pagare ulteriori 12,58 euro, così ripartiti:
Due spese fisse (diritti postali), applicate a prescindere dal valore del pacco (purché superiore ai 22 euro):
_ Presentazione in dogana –> 2,50 euro
_ Spese Postali –> 3,00 euro
Spese proporzionali (diritti doganali):
_ Dazio –> nessuno, essendo la nostra base imponibile inferiore ai 150 euro
_ IVA (in questo caso al 20%, calcolata su 35,38 euro; se invece avessimo superato i 150 euro, l’IVA sarebbe calcolata sull’imponibile + il dazio) –> 7,08 euro
Totale: 12,58 euro

Qualche consiglio in più:
Nel caso di spedizioni extraeuropee – soprattutto da Giappone, India, Cina – vi consiglio vivamente di optare ove possibile per la spedizione EMS (Express Mail Service): costa di più ma è l’unica sicura e tracciabile, che salvo imprevisti – purtroppo sempre possibili quando si ha a che fare con la dogana italiana, unanimamente riconosciuta come una delle peggiori al mondo – vi garantisce l’arrivo dei tè acquistati nel giro di 8-10 giorni.
°
Evitate accuratamente spedizioni extraeuropee effettuate tramite il corriere FedEx: l’unica volta (unica su innumerevoli pacchi arrivati senza problemi) che un mio pacco è incappato nel fantomatico “controllo sanitario” in dogana è stata con spedizione FedEx (la prima volta che ne usufruivo, tra l’altro: mai più e mai poi!). Mi fu chiesto di pagare 40 euro per sdoganare i miei tè, al che io rifiutai e richiesi il rinvio al mittente: lo feci a cuor leggero perché si trattava di campioni inviatemi gratuitamente, ma se così non fosse stato si sarebbe rivelato ben più spiacevole dover pagare tutti quei soldi in più pur di non perdere quelli già spesi nell’acquisto del tè!

Ringrazio tutti coloro che hanno lasciato e lasceranno il loro contributo a questa pagina. Vi ricordo però che qui ci si riferisce esclusivamente all’acquisto extraeuropeo di tè e affini, e che le mie (scarsissime) conoscenze in materia doganale si limitano alla mail di risposta che mi fu inviata a suo tempo dall’Ufficio Dogane e che ho riportato integralmente più sopra. Di conseguenza mi è impossibile esservi d’aiuto su altri quesiti, mi spiace.

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