Le ho viste volare sull’Arno, giorni fa, ma sotto il mio tetto ancora niente: i piccoli nidi bitorzoluti come ogni anno aspettano di essere rattoppati con nuova terra e nuova vita.
Eppure la primavera è arrivata, col suo bagaglio di petali e stupori; e una rinnovata sete di verdi giapponesi, trascurati durante l’inverno, come se per me significassero nient’altro che luce, tepore, risveglio.
Rondini ritardatarie da un lato, dall’altro invece un prezioso sacchettino di foglie di tè giuntomi con un leggero anticipo: l’ho tenuto in attesa qualche giorno – giorni grevi di ancora vento e ancora nuvole – , pensando: Ti devo conoscere col sole.
E infatti… Alla prima giornata brillante di luce allestisco il mio piccolo rito, tra piantine grasse e libellule da bambini. Riconosco una vaga impazienza nei gesti: sorrido: che sia davvero primavera?
Ci sono giornate che “chiamano” un tè, e solo quello: stavolta ce ne vorrebbe uno che sappia farsi anche un po’ rondine, in attesa di quelle vere. Sono fiduciosa.
Rovescio un po’ di foglie di questo Sencha Wazuka nel bianco sottile di una tazza, osservo il verdissimo verde dei minuziosi aghetti: senza motivo lascio che si intiepidiscano al sole, forse vagheggiando un rammentargli quello stesso sotto al quale sono sorti, cresciuti, maturati.
Il profumo, gonfio di raggi, sale più denso a cercarsi tra la mia poca esperienza del mondo. Rovista, sceglie un’immagine precisa: al posto del Giappone la Svizzera, d’estate, durante le mie vacanze da piccola: i pascoli tiepidi, folti di una luminosità affilata, l’odore inebriante del fieno fresco appena tagliato, cosparso di piccole corolle arrese.
Poi viene il momento in cui ogni impazienza deve lasciar spazio alla calma più accorta: un tè del genere ha bisogno di ogni cura: gesti lenti, leggeri e premurosi, come quando si accarezza qualcuno mentre dorme.
L’incontro con l’acqua dovrà essere quanto di più lieve e suadente, le foglie dovranno farsi liquido con la spontaneità dell’amore, con un chiaro, tiepido non-dolore (ed è Pessoa a dirlo, non io).
Ho sempre pensato che i verdi giapponesi risentano più di ogni altro tè dello stato emotivo di chi li prepara; è un’empatia impegnativa, ma impagabile: guai a maneggiarli con pensieri scuri, con mani troppo nervose o distratte per spendersi nelle dovute cautele.
Se tutto va come deve andare questo tè racconterà agli occhi di sole ed erba timida riflessi in un’acqua incontaminata; al palato ricorderà la dolcezza di un’aria che abbia lambito fronde e nuvole prima di arrivarci sulle labbra.
E’ facile restarne incantati, rapiti, sedotti; vien da socchiudere gli occhi e volgere il viso verso il punto più alto e luminoso, dove prima osavamo a stento, e se si cova un affetto speciale si rischia di vederselo tramutare in amore, così, da un sorso all’altro.
Siete avvertiti.
Si amarono tra i noccioli
sotto soli di rugiada,
raccolsero nei capelli
foglie e terra bagnata.Cuore di rondine,
abbi pietà di loro.In ginocchio sulla riva
pettinarono le foglie,
e i pesci si accostavano
rilucenti nelle scaglie.Cuore di rondine,
abbi pietà di loro.I riflessi degli alberi -
fumo sull’onda minuta.
Rondine, fa’ che da loro mai
sia dimenticato.Rondine, spina di nube,
àncora dell’aria,
Icaro perfezionato,
frac asceso al cielo,rondine, calligrafia,
lancetta senza minuti,
primo gotico pennuto,
strabismo nell’alto dei cieli,rondine, silenzio acuto,
lutto festante,
aureola degli amanti,
abbi pietà di loro.
Perché in certe giornate può accadere di tutto: persino che a un tè spuntino ali – e cuore – di rondine: per arrivare dove tu, semplicemente, non puoi.

Il Sencha Wazuka proviene da La Selezione di Acilia, e vi invito come sempre a consultare la scheda dedicata per conoscerlo meglio; il kyusu primaverile del Tokoname viene invece da O-Cha.
I versi sulle rondini sono di Wisława Szymborska.
Quanto alla nostalgia, è la solita mia.










by Francesca
09 giu 2010 at 15:53
mi hai lasciato senza parole. ti aspettavo e non mi hai delusa.
un abbraccio, Francesca.
by LaSere
09 giu 2010 at 18:23
ricambio l’abbraccio: questo tuo commento mi fa un piacere grande così :-)
by Acilia
14 giu 2010 at 18:14
Grazie di cuore. Come sempre.
È un post bellissimo.
by Andrea
26 set 2010 at 14:57
bellissimi post, felice di averti scoperto. meglio tardi che mai
by LaSere
26 set 2010 at 19:56
Andrea
è la mia filosofia di vita! (il meglio tardi che ;-)
by debora testi
18 lug 2011 at 14:31
quello che scrivi è bellissimo, hai stile e sei raffinata, complimenti mi ispiri moltissimo!!!!
by LaSere
18 lug 2011 at 21:36
debora ciao, benvenuta!
Mi fa piacere tu sia capitata da queste parti, così ho potuto scoprire il tuo (vostro) sito: seguirò con curiosità l’evolversi dei vostri progetti :-)
Spero a presto.