I tè giapponesi sono spesso così inconsueti e creativi che difficilmente gli si resiste: la curiosità di assaggiarli supera naturalmente il timore di andare incontro ad acquisti sbagliati, rimanendo magari perplessi di fronte a gusti particolarmente distanti da quelli cui siamo abituati. Vale sempre la pena tentare!
Qualche mese fa ebbi per l’appunto ad acquistare del Genmaicha, che però, a dir la verità, dopo qualche tentennante assaggio andò ad ingrossare le fila – non così grosse in verità, ma l’espressione rende l’idea – di quei tè che “proprio-non-fanno-per-me”, il cui destino consiste essenzialmente nel languire a tempo indeterminato nelle file più arretrate e neglette dell’apposito scaffale, del tutto ignorati o quasi.
Una sorte ben triste, povero Genmaicha. Soprattutto immeritata, col senno di poi.
Il mio Genmaicha Matcha-iri, composto da tè verde e chicchi di riso tostati (come ogni Genmaicha), con in più una spolverata di Matcha
Ma andiamo per gradi: che cos’è il Genmaicha?
La foto qui sopra parla da sola: si tratta di tè verde a cui vengono miscelati dei chicchi di riso integrale ben tostati (genmai significa appunto riso integrale). In realtà nella foto appare una variante particolare di questa tipologia di tè: il cosiddetto Genmaicha Matcha-iri, che prevede l’ulteriore presenza del Matcha (una polvere dalla consistenza serica derivata dalla macinazione delle più pregiate foglie di tè, detto in soldoni), a ricoprire di una sottile coltre smeraldina le foglie e il riso.
Nella maggior parte dei Genmaicha, poi, ai chicchi interi se ne affiancano alcuni esplosi durante il processo di tostatura: una sorta di pop-corn che può essere più o meno presente, in percentuale variabile.
Riso e tè, quindi: una tazza che è un po’ il riassunto della millenaria tradizione alimentare di un popolo.

Un sushi “casalingo” accompagnato da una tazza di Genmaicha
Abbiamo detto: tè verde. Ma quale, tra i tanti?
Il Genmaicha è un tè “giovane”, che nasce nella prima metà del Novecento come bevanda economica e popolare, alla mano, per tutti i giorni e per tutte le tasche: di conseguenza, alla base della sua tradizionale composizione non potrà certo esserci stato un tè pregiato: tutt’altro.
La ricetta più “sincera” e fedele alle origini ha infatti come base il tè Bancha, un verde di qualità medio-bassa prodotto a partire dalle foglie più anziane e coriacee della pianta (quelle ricavate dal secondo raccolto dell’anno in poi, che tra l’altro risultano naturalmente povere di caffeina), dal gusto vivace, un po’ aspro e non particolarmente complesso.
Sempre più frequentemente sul mercato occidentale si trovano versioni più preziose che al posto del Bancha hanno Sencha di prima qualità, arricchito talvolta anche dal Gyokuro; lo stesso Genmaicha che vedete in foto (proveniente da Hibiki-an) ha come base un Sencha Ichiban (primo raccolto): questo ne fa un tè plausibilmente più equilibrato e piacevole della versione originale – anche se alla fine, si sa, è sempre questione di gusti personali – , quanto ovviamente molto meno economico.
E’ bene tener presente, poi, che mentre un Genmaicha a base di Bancha sarà naturalmente povero di caffeina (in quanto le foglie stesse lo sono), non altrettanto potrà dirsi per quelli a base di Sencha e/o Gyokuro; o meglio: in quest’ultimo caso l’inferiore presenza di caffeina è relativa, essendo determinata solo dalla “diluizione” del tè da parte del riso; ma le foglie ne rimangono comunque ricche, ancor più quando è presente anche il Matcha.

Gusto e aroma variano comprensibilmente in base alla composizione, ma in linea di massima il Genmaicha presenta un profumo, prima dell’infusione, che può oscillare tra l’erbaceo e lo iodato. In tazza è di un limpido giallo chiaro, che muta in un verdolino un po’ più torbido nel caso della variante Matcha-iri; in bocca si alleggerisce, le note più intense percepite col naso si stemperano in un gusto leggero, insolitamente sapido e salmastro, su cui domina una delicata ma inconfondibile sfumatura tostata, rotonda al palato, che ricorda le arachidi arrostite e il pop-corn.
E veniamo finalmente al titolo di questo post e al ruolo risolutivo che ha avuto il sushi nel farmi ri-scoprire il Genmaicha… Ho scoperto il sushi con abissale ritardo rispetto alla “moda” che da anni ha riempito le città di sushi-bar, ma meglio tardi che mai: l’idea di abbinarci il Genmaicha è stata immediata quanto inevitabile, e il risultato… un’istantanea assuefazione! :-)

Una vera affinità elettiva: i due sapori si chiamano a vicenda, si rincorrono, si esaltano reciprocamente: sono fatti l’uno per l’altro. Tanto che per me, adesso, il sushi senza Genmaicha è un piacere a metà.
Una volta rotto il ghiaccio questo tè si è subito ritagliato altre occasioni per essere apprezzato, come per esempio colazioni e merende salate, o pasti a base di pesce.
Perciò, se ancora non l’aveste assaggiato – magari un po’ intimoriti dalla sua curiosa composizione – vi consiglio di concedergli un’occasione, affinché possa svelarvisi in tutta la sua simpatia e versatilità. Nel dubbio… provatelo col sushi!!! :-))
〜
Preparazione consigliata:
Quantità di foglie per tazza (150ml ca.): un cucchiaino
Temperatura: 80°
Tempo d’infusione: 2 minuti
Sul web sono segnalate – da giapponesi – altre combinazioni di preparazione, che non ho ancora provato ma che volentieri vi riporto: per esempio su Hibiki-an, così come su Yuuki-cha, consigliano di usare una quantità maggiore di foglie (7-8 grammi anziché 3, equivalenti più o meno ad un cucchiaio ben colmo da tavola per tazza) con la stessa temperatura ma con un tempo inferiore (1 minuto/1 minuto e mezzo). Altre fonti giapponesi consigliano invece di usare acqua a bollore ma di limitare l’infusione a 15-30 secondi. Non ci resta che sperimentare :-)





by Samantha
27 gen 2010 at 20:50
La stessa cosa è successa a me, odiavo il Genmaicha, infatti la prima volta che me l’hanno servito insieme al sushi mi sono scocciata parecchio visto che avevo ordinato un sencha! Adesso lo adoro!
by LaSere
28 gen 2010 at 11:31
ti capisco perfettamente :-)
by Acilia
27 gen 2010 at 23:11
Non sapevo fossi così brava a preparare il sushi casalingo :-) Ne vado matta, soprattutto se si tratta di sushi, sashimi e maki al salmone.
La scoperta dell’abbinamento sushi-Genmaicha (non Matcha-iri però) nella mia esperienza risale ormai a circa 3 anni fa, quando addirittura in alcuni ristoranti giapponesi osavo portare in borsa una bustina monouso già preparata a casa con 3 gr di Genmaicha che poi infondevo in una tazza d’acqua calda richiesta alla cameriera :-) (che il più delle volte mi fissava scettica e indispettita).
Sostiene egregiamente non solo il pesce crudo e cotto, ma anche la carne alla griglia, i formaggi caprini freschi e la frutta secca. E ti stupirà, anche il cioccolato fondente e alcuni frutti esotici.
È un tè molto versatile, si presta ad essere gustato anche freddo in estate dando ottimi risultati.
Mi unisco a te, consiglio a tutti di provarlo: il più delle volte durante i miei catering gli ospiti ne rimangono rapiti.
Un abbraccio.
by LaSere
28 gen 2010 at 11:29
Hehe, no, magari fossi così brava! Sono solo una semplice consumatrice passiva di sushi: il “casalingo” che ti ha tratto in inganno si riferisce al fatto che lo compro fuori e poi me lo slurpo a casa ;-))
Col cioccolato fondente non l’avrei mai detto, sono curiosissima, proverò senz’altro. Sei una fonte di spunti sempre nuovi, grazie :-)
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by I fiori di ciliegio e il tè verde « unastanzatuttaper(il)tè
09 mar 2010 at 17:45
[...] Genmaicha: germe di riso sbucciato e grano soffiato aggiunti alle foglie. Infusione dolce e rinfrescante (interessante proposta di accompagnamento al sushi qui) [...]