Di ritorno da un viaggio in Sicilia mio papà ha portato in regalo a me e al resto della famiglia varie dolcezze tipiche: marzapane modellato a forma di coloratissime verdure, zibibbo, biscottini alle mandorle… ma la mia attenzione di golosa impunita si è concentrata su dei dolcetti di pasta di pistacchi: mentre contemplavo l’irresistibile verde della granella di cui erano ricoperti ho esclamato d’istinto: Sencha!

Il primo pensiero si è abbandonato al fascino tutto visivo del semplice accordo cromatico verde-con-verde; successivamente però ho immaginato la dolcezza di cui erano certamente prodighi quei pasticcini siciliani, e non ho potuto fare a meno di paragonarli mentalmente ai tipici dolcetti giapponesi – genericamente chiamati wagashi – serviti tradizionalmente come accompagnamento al tè verde, Sencha soprattutto: coloratissimi ed estremamente zuccherini, combinano farina di riso, marmellata di fagioli azuki, gelatina derivata dalle alghe e altri ingredienti caratteristici in forme fantasiose e incredibilmente varie (sono delle piccole opere d’arte!). La loro dolcezza, sbocconcellata tra un sorso e l’altro, permette alla freschezza dei più comuni tè verdi giapponesi, per contrasto, di esprimersi al meglio.

Dolce per dolce, ho sperimentato questo abbinamento alternativo: il risultato è stato lo svelarsi di un’affinità elettiva inattesa tra due verdi culturalmente così distanti. Una vera festa per il palato e per lo sguardo! :-)

Pausa tè: Sencha e pistacchi

Pausa tè: Sencha e pistacchi

In tazza, un Sencha Karigane proveniente da Teaway.
Il termine “karigane” si riferisce al fatto che, rispetto al Sencha normale, qui alle foglie di alta qualità vengano miscelati piccioli e rametti di pari grado, che normalmente verrebbero scartati durante la lavorazione (quando foglie e rametti sono di più modesta qualità si parla invece, genericamente, di tè Kukicha).
La vivacità tipica del Sencha in questo caso viene un po’ addolcita dalla presenza dei rametti (è pur sempre una sorta di “diluizione” del gusto), mantenendo però quel sapore così “verde”, rinfrescante e sapido, con quello stimolante sottofondo leggermente amaro – dovuto alla consistente presenza di caffeina e benefiche catechine – che fa del Sencha uno dei miei tè preferiti in assoluto (quelli, per intenderci, che in casa non possono mai mancare; tra l’altro questa versione è comprensibilmente più economica dei normali Sencha ed ha anche una quantità inferiore di caffeina, perché gli steli ne sono privi).
Quanto alla preparazione: acqua con basso residuo fisso ad una temperatura tra i 75° e gli 80°, versata con molta delicatezza – basta poco per offuscare il gusto dei verdi giapponesi – e lasciata infondere per 1 minuto e mezzo; per una tazza (150 ml ca.) consiglio un cucchiaino colmo.

Pausa tè: Sencha e pistacchi
Pausa tè: Sencha e pistacchi