La Selezione di Acilia (di cui vi ho già parlato qui) continua a crescere e a regalarci sempre nuove occasioni di avventura e scoperta.
Recentemente alla carta dei tè se ne sono aggiunti due che mi hanno particolarmente colpita: un insolito e raro bianco africano, il Malawi Thyolo Peony, e un nero cinese dello Yunnan; ho scelto di presentarveli insieme proprio per questa loro stimolante diversità, sull’onda dell’entusiasmo suscitatomi dall’incontro con due caratteri tanto seducenti quanto distanti tra loro, se non proprio opposti.
La limpida purezza del bianco, il caldo tono aranciato del nero…
Il primo è un tè bianco proveniente dal distretto di Thyolo, nel Malawi (Africa); maggiori informazioni su questi luoghi potete trovarle nella scheda dedicata all’interno della bottega di Acilia.
Meraviglioso per prima cosa agli occhi: vien quasi da aspettarsi il brivido improvviso di un piccolo mulinello di vento venuto a scompigliare il mucchietto di foglie di tè, come fossero semplici foglie autunnali raccolte ai piedi di un albero di un qualsiasi giardino.
E’ un tè dall’aspetto così eccezionalmente intatto, naturale.
D’accordo, direte voi: in ogni tè bianco la lavorazione è ridotta al minimo, non è una novità: ma credetemi, qui l’illusione di un’assoluta incontaminatezza si fa più intensa, tanto che la mano dell’uomo pare totalmente assente; buffa ma al tempo stesso indicativa di questa generale impressione, l’affermazione scherzosa di mia sorella quando le ho presentato questo tè: «Dì la verità, sei andata in giardino e hai raccolto una manciatina di foglie cadute: altro che tè!» :-)
Basta osservare le foto per accorgersi che la percentuale di germogli è assai inferiore rispetto ad altri bianchi, quali per esempio un buon Bai Mu Dan, per non parlare poi del confronto col blasonatissimo Yin Zhen (composto esclusivamente di gemme)… Eppure, come dire: questo tè mi ha regalato una sensazione di purezza inaspettatamente ancor più accentuata e sincera rispetto agli altri due. Me lo aspettavo più “grossolano” – passatemi l’espressione – … e invece mi ha stupita la sua sottigliezza cristallina, la sua eleganza tersa, così discreta e misurata: di diamante.
Mi piace sentirlo scrocchiare delicatamente, leggerissimo; osservare la sua tavolozza di terre, ocre, muschi; mi piace la sua ingombrante inconsistenza: anche per questo, al momento dell’infusione, preferisco dosare le foglie semplicemente adagiandone un mucchietto nel palmo della mano: una generosa manciatina per tazza secondo me è la dose ideale.
In bocca ha la naturalezza di un’erbetta primaverile: tenera e delicata, gonfia di linfa e vaghe dolcezze. Consiglio di accogliere l’invito di Acilia a ripetere l’infusione una seconda volta, per sperimentare quella che a me è parsa una curiosa, freschissima nota di limone.
L’effetto è rasserenante: un cantuccio ombreggiato e quieto in una giornata brillante di luce pulita.
Veniamo adesso al tè nero proveniente dalla regione dello Yunnan: China Special Golden, si chiama, e guardando le foto non si fatica a comprendere quell’aggettivo che allude allo splendore dell’oro: una cascata di “tips” di un giallo brillante, punte morbide e tenere ricoperte ancora dalla tipica peluria protettiva, sottili e appena ritorte, si alternano a una netta minoranza di foglie più mature e scure.
Appena ho aperto il sacchetto il suo aroma mi ha fatto immediatamente pensare ad un tabacco che fino a poco tempo fa – prima di smettere di fumare… – usavo per farmi le sigarette: un Golden Virginia dal profumo pieno e aromaticissimo, sorprendentemente simile a questo tè; subito dopo ho percepito chiare sfumature di frutta secca: albicocche soprattutto; e infine ecco affacciarsi il ricordo di fumi di legni aromatici, alla maniera del Lapsang Souchong (celebre tè affumicato cinese)… Un bouquet davvero niente male!
In tazza mantiene intatta la sua ricchezza olfattiva, che anzi si apre in un ventaglio ancor più eloquente; la corposità è appagante, sebbene mi sia parsa molto diversa rispetto ad altri neri dello Yunnan sorseggiati in passato, dal liquore più scuro e denso e dal caratteristico retrogusto nettamente dolce: qui il sottofondo mi è sembrato, piuttosto, vagamente “pepato”.
E’ un tè meravigliosamente intrigante, francamente “maschile”, con una sua forza passionale e avvolgente. Se dovessi azzardare nuovamente una similitudine con il mondo delle pietre preziose, stavolta mi verrebbero senz’altro in mente i bagliori fondi, caldi e un po’ foschi del rubino.
Al momento è, più di ogni altro, il mio tè del conforto e del sostegno, di quando per intenderci ho bisogno di una tazza dal “polso fermo”, capace di spronarmi a più concreti e realistici pensieri, rassicurandomi al contempo: impresa ardua, vi assicuro: ma ci si prova, anche così :-)
Link: la scheda del Malawy Thyolo Peony e quella del China Special Golden su La Selezione di Acilia


















