Allora:
24-27 novembre, Venezia
14-18 dicembre, Roma
poi nel mezzo possibilmente infilarci qualche altro diversivo, per esempio Pisa, che a Pisa c’è Chagall, o per esempio ancora Roma, che a Roma c’è la piccola e media editoria
tutte cose che a me ora come ora non me ne frega una beneamata mazza, fondamentalmente, come quando sono intenta a grufolare nel nulla, ma l’importante è: muoversi, far finta che ancora ti interessa, stordirsi di passi, prendere il mondo a dosi piccine tanto quanto ce n’entra dentro un finestrino di treno, abbandonare i desideri recenti che sono i più vivi e stronzi nei bagni delle stazioni sulle panchine nei bar, ovunque pensi che non tornerai più. impazzire delicatamente, saltando quell’antiestetico passaggio in cui ti viene da chiedere aiuto e anche quello in cui ti accorgi che no, non ci siamo, così non può funzionare
poi anno nuovo io credo e spero Trieste, boh, magari a gennaio per il mio traumatico scoccare d’anni, o in alternativa un posto lontano però meglio se col mare vicino, così tanto vicino, e un viaggio che dura nove ore di quelli che ci muori dentro e ci resusciti due tre dieci volte e ogni stazione ti manca qualcosa – o qualcuno, questa dannata schiavitù del qualcuno – e ogni stazione ti si stacca un brandello ed è perso per sempre, e non vorresti mai arrivare, e non vorresti mai tornare, solo continuare a perder pezzi di stazione in stazione fino a che smetti di durare, fino a che finisci, e che non se ne parli più
e forse se mi muovo veloce tra nord e sud, se mi sposto continuamente di rotaia in rotaia, se mi nascondo tra strade e case non mie, se nessuno mi vede e non fa differenza se ci sono o non ci sono se sono molto morta o molto viva, se posso piangere e nessuno se ne accorge, se sto in silenzio per giorni interi fino a dimenticare le parole, se faccio così forse non mi raggiunge, oppure poco, e più piano di così, sì ecco, magari più piano, oppure quel tanto che si sopravvive, senza motivo, senza alcun motivo, ma si sopravvive
tutte queste inutili strategie, questo inutile rimandare, e cercare di ammazzarsi l’amore dentro più che si può, che non è tanto diverso dal morire tutta intera, secondo il mio modestissimo parere.