25 giu 10 Ci sono ben 2 commenti

«Mi è sempre stato difficile trovare qualcuno con cui parlare. Che cosa si dicono gli uomini? Certi giorni vado per la strada e vedo gente al caffè che parla, gente per la strada che parla muovendo le mani e le parole dell’uno si accavallano a quelle dell’altro, e poi in macchina, un uomo al volante parla con quello che gli sta vicino, anche in bicicletta, voglio dire da una bicicletta all’altra gli uomini riescono a parlare. Ma che cosa si dicono? Che cosa hanno da dirsi? Certe notti di insonnia sento dalla finestra delle voci. Mi affaccio e vedo due o tre uomini che fanno qualche passo e poi si fermano, e parlano, poi fanno qualche passo ancora e riparlano. Ma dove si trovano gli uomini per parlarci insieme? Ho provato a andare al caffè, ma ho parlato soltanto con il cameriere, mi dia un caffè e poi mi dia un altro caffè.»
(Luigi Malerba – che è nato a Berceto (provincia di Parma!) – , Il serpente, Mondadori 1989, p. 39)
24 giu 10 Ci sono ben 2 commenti

No, niente: pensavo:
quei libri che uno li compra tipo dieci anni prima, stan lì intonsi tutti e dieci gli anni dan per niente fastidio come se non ci fossero – senza contare che se son degli Oscar Mondadori si logorano prematuramente anche se nessuno li tocca per una cosa proprio intrinseca agli Oscar Mondadori che fa sì che il passare del tempo li sfinisca con la forza del solo pensiero, ma ora a parte questo – , questi libri che uno li compra con larghissimo anticipo sulla propria vita, ecco, pensavo.
Allora la cosa che più mi piace di questi libri è che poi viene quasi sempre il momento che se uno non ce l’avesse, quel libro lì comprato con dieci anni di anticipo sulla propria vita, toccherebbe uscir di casa di corsa andare in libreria a comprarlo, dalla voglia che ti prorompe tutta insieme di leggere proprio quel libro lì e nessun altro: che fenomeno avvincente. Continua →
17 mag 10 Toh, guarda: un commento

«… come quando da piccolo senti parlar dell’amore che ti chiedi: Ma cos’è, questo amore?»
(Paolo Nori, Spaccarsi la testa. Discorso sul romanzo italiano del novecento, in Pubblici discorsi, Quodlibet 2008, p. 105)
13 mag 10 Ci sono ben 2 commenti

«Poi uscì fra gli uomini, in strada: e fu allora che si accorse, che scoprì quasi, di avere le tasche, in cui affondò subito le mani, sorpreso come di un dono sotto il piatto.
Le tasche. Era vero. Se l’uomo non avesse le tasche, si sentirebbe troppo solo.»
(Silvio D’Arzo, I morti nelle povere case, in L’uomo che camminava per le strade, Quodlibet 1993)
07 mag 10 Se hai qualcosa da dire, non far complimenti
«Caro diario,
ieri sera è stata una ser
Ooops. Scusa, mi ero addormentato e adesso vicino alla scritta “caro diario” c’è tipo una macchia di bavetta.
Ricomincio da capo, che sono un po’ stracco. Il perché te lo racconto adesso, sperando di non riadd
Ooooops. Altra bavetta. Scusa, diario.
Ieri sera, che era sabato sera, niente disco. Ma anzi, si è deciso, con io, il Quaddu, il Bertoz e il Mei, di espatriare a Parma!! Che c’erano le giostre di San Giuseppe, che sono più fighe di quelle di Noceto della fiera, che pure sono ben fighe, eh!
Allora, cosa ti pensiamo, per risparmiare sulla miscela? Andiamo col Dieci, che poi sarebbe l’autobus preposto al percorso Noceto- Parma. Continua →
29 apr 10 Se hai qualcosa da dire, non far complimenti

«E a Nestore lì gli è incominciata a non star dritta le testa; e ha ripetuto le frasi che diceva alla sua lavatrice, delle frasi dolcissime, per quello che si capiva, e di tenero amore; ma con la voce fluttuante e lo sguardo come un po’ rilasciato. E anch’io avevo il sonno che mi ronzava negli occhi.
Poi muoveva solo la bocca per forza d’inerzia, e si doveva essere perso in un dormiveglia sereno e improvviso, un dormiveglia da pomeriggio.»
(Ermanno Cavazzoni, Il poema dei lunatici, Guanda 2008, p. 56)
14 apr 10 Se hai qualcosa da dire, non far complimenti

«Opera n. 2
Una signora parlava con suo cognato (80 anni), che le si era avvicinato in giardino e le aveva chiesto, un po’ impaurito:
Chi è quello là, seduto?
Dove? ha chiesto la signora.
Là in fondo al giardino.
La signora ha guardato nella direzione indicata e poi ha detto: Ma non è una persona seduta, è una carriola!»
(Learco Pignagnoli, Opere complete, Aliberti 2006)
Perché anche il Pignagnoli, bisogna dire, quanto a genialità.
(e un po’ anche il Daniele Benati, ve’, però così solo di riflesso, diciamo, allora non si montasse tanto la testa)
09 mar 10 Se hai qualcosa da dire, non far complimenti
(perché secondo me – voglio dire a livello di mia personale sensibilità – il fulcro di questo libro – ma guarda forse a pensarci proprio dei libri di Nori in generale – è essenzialmente questo qui, mi sembra: dell’esser piovuti sul mondo come frittate, e tutto ciò che ne consegue)
paolo nori, i malcontenti
06 mar 10 Ci sono ben 2 commenti

«31.
Quando ci eravamo trovati di fronte all’ingresso del concerto, a vedere la fila che c’era alle casse, non tanto la fila in sé, l’età, di quelli che stavano in fila, che avevan tutti più o meno vent’anni meno di me, e sembravano tutti perfettamente a loro agio, in quella festa dell’Unità, in quel quartiere, in quella città, in quella provincia, in quella regione, in quello stato, in quel continente, su quel pianeta, in quel sistema solare, in quella galassia, in quel periodo storico e in quell’anno, mese, giorno e ora particolari, io che fino a quel momento ero stato contento, del fatto di essere uscito, era una bella serata di fine estate, con delle ombre lunghe che si allungavano per gli stradelli ghiaiati della festa, e non c’era neanche tanta confusione, io tutto d’un tratto mi ero sentito come mi sentivo da ragazzo quando mi obbligavo, mi costringevo, mi condannavo a passare i terribili pomeriggi dei giorni di festa dentro a delle discoteche buie e assordanti dove non facevo altro che bere, sudare, guardare gli altri ballare e pensare che io non andavo bene, per stare al mondo.
Ma adesso, oramai, avevo così poca autorità, su me stesso, che non potevo oramai più obbligarmi a far niente, e mi ero voltato verso Nina e le avevo detto: Ma no, io vi aspetto fuori.»
(Paolo Nori, I malcontenti, Einaudi 2010, pp. 28-29)
Eh. Io pure, oramai.
04 mar 10 Se hai qualcosa da dire, non far complimenti

«Quando andavo a prendere una bambina di quattro anni all’asilo, entravo nella sua classe, vedevo questa massa di bambini, stringevo gli occhi per cercare i capelli biondi della bambina di quattro anni, o riconoscerne un abito, o un atteggiamento, difficile, in mezzo a trenta bambini, quasi sempre prima che la riconoscessi vedevo un corpo di un metro e pochi centimetri che mi correva incontro disordinato allargando le braccia.
Ecco, per me, in quel periodo lì, avere una persona che quando mi vedeva era contenta di vedermi, avere una persona che era contenta di vedermi veramente, era per me la cosa più bella che mi potesse succedere.»
(Paolo Nori, I malcontenti, Einaudi 2010, pp. 18-19)
… e niente: pensavo che attualmente necessiterei anch’io di apposita bambina di quattro anni; oppure insomma basterebbe qualcuno felice di vedermi, alla fine. ma guarda basterei anche io da sola, al limite, corrermi incontro disordinatamente. ma suvvia non deprimiamoci! (cit.)
ah e poi volevo anche dire che il nuovo libro del Paolo Nori per ora mi sta piacendo molto. dopo ancora non so. ma sospetto anche dopo.