Ah, il Natale, che meraviglia! (sospira) …Bè sì insomma, diciamo i regali, ecco, soprattutto. Sicché, da capo: ah, i regali, che meraviglia! (sospira di nuovo, ma con più gusto)
Soprattutto quelli destinati a me, specie quando sono libri, vieppiù quando sono libri che avevo desiderato in maniera appositamente rumorosa e inequivocabile tendente al supplichevole.
Babbo Natale, quest’anno, non gli si può dir niente: mi ha portato un carico di libri talmente stupendi che io veramente a vederli tutti insieme mi congratulo con me stessa, c’ho dei gusti veramente bellissimi, mi dico, complimenti.

E di preciso: prima di tutti lui, proprio lui lui lui, il desiatissimo e cofanettato Nebbia di Eco-Ceserani (esulta facendo la hola); poi un altro con Eco di mezzo, ché questo Natale si vede m’era presa l’Echite: Vertigine della lista, s’intitola, e anche questo è un repertorio tematico dei suoi, libidinosamente illustrato; poi un inconsueto libretto di Tahar Ben Jelloun intitolato La via di uno soltanto, che parla di una via molto stretta e dell’arte di Giacometti, Alberto, quello delle sculturine secchesecche e lunghelunghe, in prevalenza; e infine L’Italia delle meraviglie di Sgarbi, ché a me Sgarbi a parlar d’arte non ci crederete ma quasi lo sopporto e anzi delle volte lo sto a sentire anche volentieri, mi vergogno un po’ a dirlo, e questo libro tra l’altro asseconda/alimenta il mio vizio dell’erranza peninsulare a sfondo artistico in maniera che ci piace molto, a noi. Ecco.

Poi questa congiuntura favorevole di Natale passato e compleanno futuro (gennaio) mi sta pericolosamente istigando a un acquisto che pavento ormai da anni… che ora non voglio dirlo per scaramanzia ma vi do un indizio: comincia per “i” e finisce per “phone”, ed è un oggetto luciferino davanti al quale io mi commuovo fino alle lacrime per via di questa mia perversione tormentata ed estatica verso l’hi-tech fatto bene.
Son molto combattuta, eh. Mi sono apparsi anche l’angioletto e il diavoletto d’ordinanza sulle rispettive spalle, a contendersi quel che resta della mia anima. O meglio: ho un angioletto su una spalla e una torma di diavoletti molto fighi e motivati – e tutti tra l’altro muniti del suddetto “i” e poi “phone” – , sull’altra.
E’ una lotta tra il Bene e il Male che io però mi sento molto propensa verso il Male, vi avverto subito, e questa cosa mi prefigura vagamente un trentunesimo anno da vivere all’insegna della più bieca dissolutezza. (esulta furtivamente insieme alla torma di diavoletti viziosi)

