Posts Tagged: paolo nori

17 mag 10

Ma cos’è, questo amore?

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«… come quando da piccolo senti parlar dell’amore che ti chiedi: Ma cos’è, questo amore?»

(Paolo Nori, Spaccarsi la testa. Discorso sul romanzo italiano del novecento, in Pubblici discorsi, Quodlibet 2008, p. 105)

09 mar 10

Del piover sul mondo come frittate

paolonori_malcontenti

(perché secondo me – voglio dire a livello di mia personale sensibilità – il fulcro di questo libro – ma guarda forse a pensarci proprio dei libri di Nori in generale – è essenzialmente questo qui, mi sembra: dell’esser piovuti sul mondo come frittate, e tutto ciò che ne consegue)
paolo nori, i malcontenti

06 mar 10

Oramai

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«31.

Quando ci eravamo trovati di fronte all’ingresso del concerto, a vedere la fila che c’era alle casse, non tanto la fila in sé, l’età, di quelli che stavano in fila, che avevan tutti più o meno vent’anni meno di me, e sembravano tutti perfettamente a loro agio, in quella festa dell’Unità, in quel quartiere, in quella città, in quella provincia, in quella regione, in quello stato, in quel continente, su quel pianeta, in quel sistema solare, in quella galassia, in quel periodo storico e in quell’anno, mese, giorno e ora particolari, io che fino a quel momento ero stato contento, del fatto di essere uscito, era una bella serata di fine estate, con delle ombre lunghe che si allungavano per gli stradelli ghiaiati della festa, e non c’era neanche tanta confusione, io tutto d’un tratto mi ero sentito come mi sentivo da ragazzo quando mi obbligavo, mi costringevo, mi condannavo a passare i terribili pomeriggi dei giorni di festa dentro a delle discoteche buie e assordanti dove non facevo altro che bere, sudare, guardare gli altri ballare e pensare che io non andavo bene, per stare al mondo.
Ma adesso, oramai, avevo così poca autorità, su me stesso, che non potevo oramai più obbligarmi a far niente, e mi ero voltato verso Nina e le avevo detto: Ma no, io vi aspetto fuori.»

(Paolo Nori, I malcontenti, Einaudi 2010, pp. 28-29)

Eh. Io pure, oramai.

04 mar 10

La cosa più bella che mi potesse succedere

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«Quando andavo a prendere una bambina di quattro anni all’asilo, entravo nella sua classe, vedevo questa massa di bambini, stringevo gli occhi per cercare i capelli biondi della bambina di quattro anni, o riconoscerne un abito, o un atteggiamento, difficile, in mezzo a trenta bambini, quasi sempre prima che la riconoscessi vedevo un corpo di un metro e pochi centimetri che mi correva incontro disordinato allargando le braccia.
Ecco, per me, in quel periodo lì, avere una persona che quando mi vedeva era contenta di vedermi, avere una persona che era contenta di vedermi veramente, era per me la cosa più bella che mi potesse succedere.»

(Paolo Nori, I malcontenti, Einaudi 2010, pp. 18-19)

… e niente: pensavo che attualmente necessiterei anch’io di apposita bambina di quattro anni; oppure insomma basterebbe qualcuno felice di vedermi, alla fine. ma guarda basterei anche io da sola, al limite, corrermi incontro disordinatamente. ma suvvia non deprimiamoci! (cit.)

ah e poi volevo anche dire che il nuovo libro del Paolo Nori per ora mi sta piacendo molto. dopo ancora non so. ma sospetto anche dopo.

12 nov 09

Questo catartico acquistar libri e mutande

Oggi c’è stato un momento che ero un po’ indecisa tra un sano suicidio – catarsi risolutiva – e una sessione di acquisto compulsivo a sfondo libresco – catarsi effimera ma godereccia – , per vedere se mi riusciva togliermi un po’ di questa amarezza dalle scatole, che diamine. Ho poi scelto l’effimera. Male che vada mi suicido da Feltrinelli, ho pensato: potrei scenograficamente immolarmi sul bancone dei best-sellers approfittando della soprelevazione del reparto informatica, oppure optare per un martirio lento e penoso infliggendomi un libro di Moccia da cima a fondo.

Mi son mica immolata, alla fine (l’opzione Moccia era un’esagerazione, eh, non c’avrei mai il coraggio). In compenso ho comprato alcuni libri molto belli di cui fornisco anche documentazione fotografica:

libri_varii

Nella foto manca Mi compro una Gilera di Paolo Nori, che ha una storia tutta sua particolare che è anche fonte di una certa crescente apprensione da parte mia: il fatto è che mia mamma, da quando le ho fatto conoscere il Paolo Nori, si è innamorata del Paolo Nori. Ora ogni volta che finisce un libro del Paolo Nori non è che vien lì educatamente a chiedermi C’hai mica per caso un altro libro del Paolo Nori da farmi leggere, cortesemente? No: Dammi un altro Paolo Nori che ne ho bisogno, mi dice. Mi fa anche un po’ di paura. Allora siccome io a casa i Paolo Nori li avevo finiti, oggi le ho comprato Mi compro una Gilera. Per questo non c’è nella foto: gliel’avevo già dato alla mia mamma, per farla calmare. La quale mamma ha iniziato subito a leggerlo e dopo poche pagine vedevo che sorrideva con un’espressione molto tenera e affettuosa che io non lo so, dove si andrà a finire. Continua →

23 ago 09

Nori | Siam poi gente delicata

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Io non lo so, i libri di Nori, ultimamente. Da una parte mi piaccion sempre tantissimo, dall’altra mi pare quasi che non mi dovrebbero piacere più. Non so se si capisce.

Questo l’ho letto stanotte perché mi è venuta l’insonnia. Una smania, c’avevo, che non mi riusciva dormire né stare sveglia. Poi io non essendo affatto abituata all’insonnia, quelle pochissime volte che mi viene, un’angoscia, una smania, che non vi dico.

Allora io quando sono angosciata e smaniosa i libri di Nori di solito mi fanno un buon effetto, soprattutto perché mi fanno ridere. Infatti io quando mi capita di parlare di Paolo Nori qui sul blog ci metto il tag “scrittori umoristici”, anche se lo so che è un tag messo lì a sproposito, perché per esempio in questo libro c’è un capitolo che si intitola “Il senso mio soggettivo che do io alla parola disperazione”:

«Quest’anno, tornato a casa dopo il pranzo di natale con mia mamma, io non credevo fosse così, invece passare la giornata di natale da solo senza neanche mia figlia, uno dei primi natali che ho una figlia, io piuttosto di farmi prendere dalla disperazione io per la prima volta nella mia vita ho fatto dei buchi col trapano ho fissato alla parete tubo aggancio 016 da 60 centimetri in cucina sopra il secchiaio, appendino in ottone 4 ganci made in China importato da M. Uno trading Imola (Italy), tubo reggitenda in alluminio diametro venticinque universale made in Italy by Bacchetta srl Via Cave Oltrefiume 49 28831 Baveno (VB), al quale tubo reggitenda ho poi fissato tramite appositi ganci in alluminio la speciale tenda vinile tevere centimetri 180 per 200 riciclabile spessore 120 micron.
(…)
Quando sono a far spesa mi chiama una di queste mie amiche Come stai? mi chiede, Sono un po’ disperato, le dico, e lei tace e a me vien da aggiungere Ma no, guarda che a me va bene così. Cioè son disperato, ma di quella disperazione bella che mi fa fare le cose, buchi col trapano, non so. Poi sento che tace ancora allora aggiungo A me, divertirmi, non mi è mai piaciuto.

Ah, dice lei. C’è qualcuno lì che ti ascolta?»

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03 ago 09

Ja.M. Sen’kin | Ferdinand, o il viaggio da Pietroburgo al nulla

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Per curiosità: Ja.M. Sen’kin, è uno pseudonimo. Pare che dietro ci si nasconda “uno storico di grande fama in Russia“, ma chissà. E comunque, poco ce ne cale.

Questo libro me l’aspettavo parecchio strampalato, e infatti.

C’è il narratore che, viaggiando nel bel mezzo del cuore antico della Russia, laddove “regna un silenzio secolare“, per ingannare il tempo e scongiurare appisolamenti di eventuali compagni di viaggio, racconta storie. Ma tante, eh. Un profluvio di storie “sorprendenti, misteriose, terribili e divertenti“, tante quanti sono i paesini che incrocia in questo suo procedere che non importa domandarsi se sia reale o immaginato attraverso il nulla.

E’ un viaggio nel tempo, nella fantasia, nelle credenze (e i comodini, certo) di un popolo, tramite questi raccontini-lampo surreali e annaffiati di vodka, dove c’è posto per draghi alati e angeli, disgrazie e favole.
Se vi faccio vedere una delle illustrazioni che ci son dentro il libro (che però non le ha disegnate l’autore), forse capite meglio lo spirito (ma può darsi anche no, eh): Continua →

30 lug 09

Nori | I libri devono essere magri

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Questo librino, in dieci minuti l’hai finito. Io, il tempo di entrare a letto, prendere le mie medicine della sera, scrivere un messaggino al Marito, l’avevo già quasi finito. Venti minuti in tutto, perché son lenta.
Venti minuti comunque molto piacevoli, devo dire.

E’ la trascrizione di una di quelle cose che noi essendo italiani giustamente le chiamiamo reading, nato in collaborazione col progetto GNAM, che sarebbe l’acronimo di Gastronomia Nell’Arte Moderna, e quindi si parla di cose tipo letteratura e cibo, scrittori grassi e magri, oltre a cose che non c’entrano niente. Questa cosa del progetto la dico così uno poi non si stupisce troppo quando nelle librerie online lo trova nel reparto Cucina ed economia domestica, questo libro qui.

C’è Leopardi che a Napoli mangiava troppi gelati, per esempio, e Erofeev che si beveva i profumi. Gogol’ che gli piaceva andar per funghi, Beckett che era magrissimo per questo gli han dato anche il Nobel, Hemingway che era meglio se non si guardava allo specchio, Petrarca che c’aveva due guanciotte, eccetera.
C’è anche Berlusconi che per un po’ è morto. Continua →