02 mar 10 Ci sono ben 3 commenti
(va’ com’era bello l’Attilio, a ridere)
A me di Bertolucci mi piace che gli piaceva camminare nella natura, e a Casarola faceva un sacco di passeggiate, e delle volte scriveva mentre passeggiava, e poi andava a finire che si innamorava di tutto.
Inoltre a me di Bertolucci mi piace anche quel suo terrore bellissimo di essere abbandonato, abbandonato dall’amore – la Ninetta! – , esser lasciato «solo miserabile in basso», spodestato anche solo per un attimo dal blu delle genziane blu, più in alto e più allettanti dei lamponi pallidini da cercare insieme a schiena piegata tra il verde (ché i lamponi pallidini cercarli da soli è mica la stessa cosa, come è noto a tutti).
Non mi lasciare solo se io
ti lascio sola
e intorno a te la luce
è quella che fa piangere
dei giorni ordinari
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18 feb 10 Se hai qualcosa da dire, non far complimenti

«Tutti i maestri del moderno, dal Romanticismo in poi, non erano forse stati dei viaggiatori, nel mondo reale non meno che in quello delle idee o dei sogni? Cos’era stato, in buona parte, l’Ottocento se non una serie d’incursioni nel lontano, se non una teoria di fughe e di azzardi, se non un’immensa sete di orizzonti?
Questa sete, però, anziché raggiungere luoghi davvero appaganti, si era scontrata con l’evidenza di un’impasse sempre in agguato: lo slancio verso l’altrove era diventato l’élan funeste di Rimbaud, i viaggi verso una vita nuova avevano finito per essere fughe a precipizio nel nonsenso.
Al fondo di tutto ciò stava il paradosso dell’utopia: l’assillo d’un desiderio inesauribile, e perciò assurdo, tragico, votato allo scacco. Continua →