Posts Tagged: luigi ghirri

03 dic 09

Questo libro sarà mio

umbertoeco_nebbia_einaudi

«Nella nebbia si cammina piano, bisogna conoscere i tracciati per non perdersi, ma si arriva sempre e lo stesso da qualche parte. La nebbia è buona e ripaga fedelmente chi la conosce e la ama. Camminare nella nebbia è più bello che camminare nella neve calpestandola con gli scarponi, perché la nebbia non ti conforta solo dal basso ma anche dall’alto, non la insudici, non la distruggi, ti scivola affettuosa d’intorno e si ricompone dopo il tuo passaggio, ti riempie i polmoni come un buon tabacco, ha un profumo forte e sano, ti accarezza le guance e si infila tra il bavero e il mento punzecchiandoti il collo, ti fa scorgere da lontano dei fantasmi che si dissolvono quando ti avvicini, o sorgere all’improvviso di fronte delle figure forse reali, che ti scansano e scompaiono nel nulla. Nella nebbia sei al riparo del mondo esterno, a tu per tu con la tua interiorità. Nebulat ergo cogitoContinua →

03 set 09

La scoperta della solitudine

Luigi Ghirri, Napoli 1980 - © Eredi Luigi Ghirri

Luigi Ghirri, Napoli 1980 – © Eredi Luigi Ghirri

«Sono anni che ormai viaggio da solo. Conosco l’infinita pena del viaggiatore solitario che in un qualunque scompartimento di un treno deve chiamare il controllore per andare alla toilette e non lasciare i bagagli incustoditi; conosco la seccatura un po’ umiliante del dover pranzare da solo in un ristorante sotto gli occhi irritati di squallide coppiette che, in fila, ti guardano come se fosse un loro dovere avere il tuo tavolo, di cui sei soltanto uno sfigato usurpatore; conosco la fatica fisica, gli imbarazzi, i dubbi di chi viaggia solo con se stesso. Conosco la stupidità delle “camere singole” in cui i letti sono piccolissimi, i lavabi minimi e i soffitti bassi, come se ogni viaggiatore solitario fosse un nano e non una personale come le altre, con braccia, gambe e bisogno di spazio. Conosco la scortesia e il tono pietoso degli altri compagni di viaggio che ti si rivolgono con quel garbo ipocrita che si riserva a un vedovo, a una persona che ha perso la propria metà. Continua →

29 lug 09

D’Arzo | Casa d’altri

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Questo libro io la prima volta lo lessi tipo otto anni fa o giù di lì. Mi piacque tantissimo.

Poi qualche giorno fa in libreria ho ricomprato dopo tantissimo tempo una rivista letteraria che per vostra informazione vi dico che si intitola Il Caffè illustrato. Bimestrale di parole e immagini, è diretta da Walter Pedullà e per me è bellissima (qui c’è pure il sito, è bruttino e neanche tanto aggiornato, ma insomma, ci si può fare lo stesso un’idea, ci son tutti i sommari dei numeri passati), dicevo che ho comprato il numero 46/47 di questa rivista, e c’era un dossier dedicato a Silvio D’Arzo – tra l’altro fatto molto bene, ve lo consiglio – e allora farla breve mi è venuta la voglia di rileggermi questo suo libro. Punto.

Ogni volta che si parla del racconto Casa d’altri, vien sempre fuori che Montale lo definì il “racconto perfetto”, uno dei più belli di tutto il Novecento.
Ora, io proprio “perfetto” non saprei dire, non son del mestiere: ma meraviglioso, sì. Continua →