Posts Tagged: letteratura italiana

29 lug 09

De Matteis | Essendo capace di intendere e di volere

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Visto che tutti dobbiamo morire (e non fate quella faccia: prima o poi qualcuno doveva ben dirvelo!), tanto vale riderci su. E questo librettino, aiuta.

Lo fa involontariamente, certo, perché i testi che ci son raccolti – testamenti olografi (”di proprio pugno personale”) pescati negli Archivi notarili napoletani e di Stato – mica son stati scritti per far ridere, a suo tempo. Son pur sempre uomini di fronte al pensiero della morte, ad averli scritti. E quindi, volendo è un ridere un po’ irrispettoso; ma anche no (e comunque ormai chi se ne importa, tanto sono morti).

Meglio che lasci la parola ai morituri, che di parole, in quei momenti lì, ce n’hanno un sacco. Magari sgrammaticate, ma si sente, che vengon proprio dal cuore, come si dice. Nel bene e nel male. E che il bisogno di lasciare una traccia – anche cattiva, ma che sia una traccia – è più forte della paura.
Certo che siamo ben strani, noi esseri umani, comici nostro malgrado. Continua →

29 lug 09

Campanile | (87) Tragedie in due battute

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Achille Campanile, di Tragedie in due battute, ne scrisse più di cinquecento. Intorno agli anni Venti del ‘900.
Questo libretto – che i più arguti avranno capito contenerne solo ottantasette – me lo son portato in borsa per qualche giorno, per leggerlo in treno, e ogni tanto quasi mi vergognavo, perché mi veniva da ridere da sola.

Tragedie in realtà non sono, ma la cosa delle due battute è vera: anzi, a volte ce n’è una sola, o anche nessuna, addirittura. Son proprio epigrammatiche, come si dice. Un genere a sé.
Beppe Severgnini, nella prefazione, dice che in un romanzo si può sbagliare una pagina, in un racconto un paragrafo, in un articolo qualche parola. In una Tragedia in due battute neppure una virgola. E Campanile, dico io, ne sbaglia proprio pochine.

Alcune son proprio dei colpi di genio – e se si considera in che anni se l’è inventate, lo sono ancora di più. Molte vivono di calembours e giochi di parole, altre di paradossi, altre ancora sono le classiche “freddure” sceme, ma proprio sceme sceme, che uno si chiede Ma come mai sto ridendo per una cosa così scema?, col risultato che gli viene ancora più da ridere. Continua →

26 lug 09

Mughini | La collezione

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Io non lo sapevo, che Giampiero Mughini, oltre ad essere un gran tifoso della Juve e un eccentrico “opinionista” televisivo (io, quando lo vedo, cambio), fosse anche un gran collezionista di prime edizioni del Novecento italiano. Non me la sarei proprio mai immaginata, questa cosa. E invece.

La sua collezione, in questo libro qui, la racconta con un entusiasmo che mi verrebbe da dire: contagioso.
Una storia di tirature minime, di avventure squattrinate, di clamorosi insuccessi, di grandiose provocazioni genialità esaltazioni follie disperazioni.
Una vera goduria, per una come me che si è ricordata gli anni dei primi esami di Letteratura italiana moderna e contemporanea, che erano anni immersi fino al collo in quei libri lì: i Landolfi, i Pizzuto, i Savinio, i Bontempelli, quei matti dei futuristi… Ed erano anni che io, a ricordarmeli, quasi quasi mi commuovo, da quanto erano belli. Continua →