25 mag 10 Se hai qualcosa da dire, non far complimenti

«Lui ha sempre girato con la sua macchina da scrivere che si chiamava Patrizia; come uno che ha due mogli, lui ebbe due macchine da scrivere. La prima si chiamava Tutankamen ed era una vecchissima macchina; poi suo fratello gli regalò questa Olivetti che si chiamava Patrizia che mio padre si portava dietro dovunque e dappertutto. L’unica volta che non se la portò dietro perché aveva troppi pacchi e valigie, ha detto: bah, mi daranno qualcosa lì; era andato a Francoforte alla fiera del libro; gli dettero una macchina semplicemente elettrica, di quelle con il display piccolissimo; lui incominciò a scrivere, dopo di che l’abbandonò sdegnato dicendo: questa macchina scrive quello che vuole lei, e per di più mi guarda male.»
(Lietta Manganelli, in Album fotografico di Giorgio Manganelli, commento alla foto n. 82, Quodlibet 2010, p. 83)
20 mag 10 Ci sono ben 3 commenti

«Un uomo sta cercando di dimenticare una donna; non è una situazione eccezionale, non fosse il fatto che egli non ama quella donna. Una donna cerca di dimenticare un uomo, anche essa un uomo che non ama. Non hanno avuto alcun rapporto amoroso, nemmeno erroneo, non si sono fatte dichiarazioni, ma forse hanno fatto delle ipotesi e dei progetti putativi. Le ipotesi tenevano sempre conto del fatto che l’uomo e la donna non si amavano, e tuttavia erano delle ipotesi che riguardavano la donna e l’uomo. Hanno parlato di molte cose indifferenti, e di talune cose importanti ma estremamente generiche. No, forse astratte sarebbe la parola più esatta. Così, entrambi si sono irretiti in un gioco inconsistente di astrazioni, effettivamente deserte, ma la cui potenza mentale è intensa. Dunque, cercano di dimenticare le astrazioni? Continua →
17 mag 10 Toh, guarda: un commento

«… come quando da piccolo senti parlar dell’amore che ti chiedi: Ma cos’è, questo amore?»
(Paolo Nori, Spaccarsi la testa. Discorso sul romanzo italiano del novecento, in Pubblici discorsi, Quodlibet 2008, p. 105)
14 mag 10 Se hai qualcosa da dire, non far complimenti

«Poi il mare si oscurò.
Che rimase?
Nulla. Appena un palpito, un soffio, il respiro lieve di un bimbo caduto sull’inganno del suo primo amore.
Andiamocene in punta di piedi.»
(Alberto Savinio, Tragedia dell’infanzia, Adelphi 2001, p. 118)
13 mag 10 Ci sono ben 2 commenti

«Poi uscì fra gli uomini, in strada: e fu allora che si accorse, che scoprì quasi, di avere le tasche, in cui affondò subito le mani, sorpreso come di un dono sotto il piatto.
Le tasche. Era vero. Se l’uomo non avesse le tasche, si sentirebbe troppo solo.»
(Silvio D’Arzo, I morti nelle povere case, in L’uomo che camminava per le strade, Quodlibet 1993)
01 mag 10 Ci sono ben 2 commenti

«Se mi vuoi vienimi a cercarmi, dissi e me ne andai. E lei non venne.»
(Salvio Formisano, Nella mia vita ci piove dentro, Avagliano Editore, 2009, p. 7)
~
(certe cose son di uno sconveniente, dirle, che uno se è furbo mica le dice. io infatti a cinque o sei diversi, mi pare che le ho dette, nella vita. mai venuto nessuno. per dire.)
29 apr 10 Se hai qualcosa da dire, non far complimenti

«E a Nestore lì gli è incominciata a non star dritta le testa; e ha ripetuto le frasi che diceva alla sua lavatrice, delle frasi dolcissime, per quello che si capiva, e di tenero amore; ma con la voce fluttuante e lo sguardo come un po’ rilasciato. E anch’io avevo il sonno che mi ronzava negli occhi.
Poi muoveva solo la bocca per forza d’inerzia, e si doveva essere perso in un dormiveglia sereno e improvviso, un dormiveglia da pomeriggio.»
(Ermanno Cavazzoni, Il poema dei lunatici, Guanda 2008, p. 56)
14 apr 10 Se hai qualcosa da dire, non far complimenti

«Opera n. 2
Una signora parlava con suo cognato (80 anni), che le si era avvicinato in giardino e le aveva chiesto, un po’ impaurito:
Chi è quello là, seduto?
Dove? ha chiesto la signora.
Là in fondo al giardino.
La signora ha guardato nella direzione indicata e poi ha detto: Ma non è una persona seduta, è una carriola!»
(Learco Pignagnoli, Opere complete, Aliberti 2006)
Perché anche il Pignagnoli, bisogna dire, quanto a genialità.
(e un po’ anche il Daniele Benati, ve’, però così solo di riflesso, diciamo, allora non si montasse tanto la testa)
13 apr 10 Toh, guarda: un commento

«Non c’è alcun rapporto fra gli asparagi e l’immortalità dell’anima. Quelli sono un legume appartenente alla famiglia delle asparagine, credo, ottimo lessato e condito con olio, aceto, sale e pepe. Alcuni preferiscono il limone all’aceto; anche eccellente è l’asparago cotto col burro e condito con formaggio parmigiano. Alcuni ci mettono un uovo frittellato sopra, e ci sta benissimo. L’immortalità dell’anima, invece, è una questione; questione, occorre aggiungere, che da secoli affatica le menti dei filosofi. Inoltre gli asparagi si mangiano, mentre l’immortalità dell’anima no. Questa, insomma, appartiene al mondo delle idee. Naturalmente, nel caso in esame, all’idea corrisponde un fatto. Da questo punto di vista si può dire che l’immortalità dell’anima è una qualità dell’anima, una proprietà peculiare dell’anima, un concetto insomma, il quale indica il fatto che le anime sono immortali. Siamo sempre ben lontani dagli asparagi.»
(Achille Campanile, Asparagi e immortalità dell’anima, in idem, Rizzoli 2004, p. 63)
Quest’uomo – non mi stancherò mai di ripeterlo – era un genio.
30 mar 10 Ci sono ben 2 commenti
«Berretto pipa bastone, gli spenti
oggetti di un ricordo.
Ma io li vidi animati indosso a uno
ramingo in un’Italia di macerie e di polvere.
Sempre di sé parlava ma come lui nessuno
ho conosciuto che di sé parlando
e ad altri vita chiedendo nel parlare
altrettanta e tanta più ne desse
a chi stava ad ascoltarlo.
E un giorno, un giorno o due dopo il 18 aprile,
lo vidi errare da una piazza all’altra
dall’uno all’altro caffè di Milano
inseguito dalla radio.
Porca – vociferando – porca. Lo guardava
stupefatta la gente.
Lo diceva all’Italia. Di schianto, come a una donna
che ignara o no a morte ci ha ferito.»
(Vittorio Sereni, Saba, in Gli strumenti umani, Einaudi)
Questa porca italia mi fa vomitare.
Questi porci italiani mi fanno vomitare.
E questo è tutto.