Posts Tagged: letteratura italiana

03 ago 10

Al momento giusto

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«Insomma, c’era addirittura poesia sulla montagna. Anzi, si sprecavano i poeti, sulla montagna, buoni per ogni occasione. Non importava scrivere o saper scrivere, importava levarsi in piedi al momento giusto, chiedere ascolto, attaccare il verso.»

(Paolo Ciampi. L’ultimo dei poeti. Gigetto del Bicchiere e la sua montagna, Sarnus 2010, p. 13)

02 ago 10

e gli uomini di genio

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«A. Non devono prendere moglie:

1 I malati e quelli più brutti del diavolo.
2 I miserabili, e tutti quelli che non possono assicurare pane e pietanza ai figliuoli.
3 I bisbetici, i volubili, gl’impazienti, e gli uomini di genio.
4 I disonesti.
5 I vecchi.

B. Possono prendere moglie:

1 Tutti gli altri.»

(Emilio De Marchi, Prima di prender moglie. Almanacco dell’esperienza compilato da Marco d’Olona a totale beneficio degli uomini semplici, Manni 2010)

31 lug 10

Frontiera nasiera maniera

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(dedicata.
perché scherzo desolata io pure
pur di dirti ancora)

«Accosto la fronte alla tua, si toccano,
dico: “È una frontiera”.
Fronte a fronte: frontiera,
mio scherzo desolato, ci sorridi.
Col naso ci riprovo, tocco il naso,
per una tenerezza da canile:
“E questa è una nasiera”, dico
per risentire casomai
un secondo sorriso, che non c’è.
Poi tu metti la mano sulla mia
e io resto indietro di un respiro.
“E questa è una maniera”, mi dici.
“Di lasciarsi?”, ti chiedo. “Sì, così”.»

(Erri De Luca, in L’ospite incallito, Einaudi 2008)

26 lug 10

Il pensiero più disperato

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«Veramente non era stata una mia idea quella di andare in giro con l’automobile, Miriam aveva detto andiamo in giro per la città, approfittiamo di questo sole, di questa bella giornata prima che finisca. Tanto tutto finisce sempre, mi ero detto, e questo era il pensiero più disperato che io avessi mai avuto. Però avevo detto va bene, andiamo.»

(Luigi Malerba, Il serpente, cit., p. 107)

24 lug 10

A piedi o a cavallo?

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«Io ho sempre sognato di notte da quando mi ricordo. Anche mia madre sognava. Quando si alzava dal letto le facevano male le gambe e le ginocchia per le corse che aveva fatto in sogno. A tavola raccontava a mio padre le lunghe storie della notte. Nei suoi sogni c’era quasi sempre un uomo a cavallo che entrava in scena a un certo punto della rappresentazione. Mio padre odiava questo Cavaliere perché sospettava che fra lui e mia madre ci fosse qualcosa. Così mia madre, raccontando i suoi sogni, incominciò a lasciarlo fuori. Allora rimanevano le praterie, le piste polverose, i sentieri nel bosco, il fiume con il suo grande letto sassoso, e i banditi che la inseguivano (a piedi o a cavallo? domandava mio padre), rimaneva lo scenario pronto per l’entrata dell’uomo a cavallo che doveva salvare mia madre, ma l’uomo a cavallo non entrava. [...] Qualche volta mio padre, che non era stupido, metteva giù la forchetta e usciva di casa.»

(Luigi Malerba, Il serpente, Mondadori 1989, pp. 117-118)

~

(comunque io boh, è che mi viene da piangere per tutto, ma tutto, per esempio questo passo qui, a leggerlo, mi sembra bello e tenero, talmente tenero, mi viene da piangere, come si fa)

25 giu 10

(io peggio ancora, che di caffè uno mi basta)

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«Mi è sempre stato difficile trovare qualcuno con cui parlare. Che cosa si dicono gli uomini? Certi giorni vado per la strada e vedo gente al caffè che parla, gente per la strada che parla muovendo le mani e le parole dell’uno si accavallano a quelle dell’altro, e poi in macchina, un uomo al volante parla con quello che gli sta vicino, anche in bicicletta, voglio dire da una bicicletta all’altra gli uomini riescono a parlare. Ma che cosa si dicono? Che cosa hanno da dirsi? Certe notti di insonnia sento dalla finestra delle voci. Mi affaccio e vedo due o tre uomini che fanno qualche passo e poi si fermano, e parlano, poi fanno qualche passo ancora e riparlano. Ma dove si trovano gli uomini per parlarci insieme? Ho provato a andare al caffè, ma ho parlato soltanto con il cameriere, mi dia un caffè e poi mi dia un altro caffè.»

(Luigi Malerba – che è nato a Berceto (provincia di Parma!) – , Il serpente, Mondadori 1989, p. 39)

24 giu 10

Le banane sono pericolosissime

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No, niente: pensavo:

quei libri che uno li compra tipo dieci anni prima, stan lì intonsi tutti e dieci gli anni dan per niente fastidio come se non ci fossero – senza contare che se son degli Oscar Mondadori si logorano prematuramente anche se nessuno li tocca per una cosa proprio intrinseca agli Oscar Mondadori che fa sì che il passare del tempo li sfinisca con la forza del solo pensiero, ma ora a parte questo – , questi libri che uno li compra con larghissimo anticipo sulla propria vita, ecco, pensavo.

Allora la cosa che più mi piace di questi libri è che poi viene quasi sempre il momento che se uno non ce l’avesse, quel libro lì comprato con dieci anni di anticipo sulla propria vita, toccherebbe uscir di casa di corsa andare in libreria a comprarlo, dalla voglia che ti prorompe tutta insieme di leggere proprio quel libro lì e nessun altro: che fenomeno avvincente. Continua →

13 giu 10

Se sono parole quelle che nessuno ascolta

«E m’inoltro sospeso, entro nell’ombra,
dubito, mi smarrisco nei sentieri.
E nel ceppo non so che avviene, rigido
nel vortice di foglie macerate
e divise dai rami e dalla terra.

Moto triste che il sole non illumina,
né la luce, ma un lume sotterraneo
di materia romita che ci guarda,
fissa come la luce del pensiero
quando il vento della memoria spira,
sparge e aduna indicibili me stessi.

Tale, credi, non ha sorgente il moto
puro che mi trascina via, risale
lontano ove si scinde la mia vita
in ipotesi oscure, in sofferenze
vaghe, in vicissitudini remote. Continua →

07 giu 10

Il male oscuro (alla seconda)

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«Era il male oscuro di cui le storie e le leggi e le universe discipline delle gran cattedre persistono a dover ignorare le cause, i modi: e lo si porta dentro di sé per tutto il fulgorato scoscendere d’una vita, più greve ogni giorno, immedicato.»

(da C.E. Gadda, La cognizione del dolore, qui come epigrafe a Giuseppe Berto, Il male oscuro, Mondadori 1964)

~

(no perché bisogna anche sapere che Il male oscuro di Berto, per me, a livello di libro farne a meno nella vita sarebbe difficilissimo, lo considero proprio un capolavoro assoluto, come si suol dire, e se dovessi sceglierne solo tre, di libri, come sempre accade di doverne scegliere tre prima o poi nella vita, lo sanno tutti, tipo quando vai su un’isola deserta con la valigia piccina, cose così, ecco, io lui di sicuro lo sceglierei per primo – e poi dopo La coscienza di Zeno – e poi dopo ancora il Voyage di Céline. Per dire. Son cose interessanti e significative, converrete tutti. Eh.)

27 mag 10

Benedetta

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«Intanto nel maggio 1950 mio padre inizia la relazione con Alda Merini, relazione molto importante nella sua vita di quegli anni, poi tutto si è aggravato per il palese squilibrio mentale della Merini. La quale un giorno incontra mia madre e le dice: “Signora, lo sa che mi sono innamorata di suo marito?” “Ma se lo prenda, benedetta, se lo prenda!” ha risposto lei.»

(Lietta Manganelli, in Album fotografico di Giorgio Manganelli, commento alla foto n. 38, Quodlibet 2010, pp. 46-47)