Posts Tagged: letteratura francese

27 feb 10

10 novembre

27_02_2010

«10 novembre

Colpito dalla natura astratta dell’assenza; e tuttavia è bruciante, lacerante. Il che mi fa capire meglio l’astrazione: è assenza e dolore, dolore dell’assenza – forse dunque amore?»

(Roland Barthes, Dove lei non è, Einaudi 2010, p. 44)

Boh.

24 ago 09

L’Insopportabile

Edward Munch. Ceneri (Oslo, Galleria Nazionale)
Edward Munch. Ceneri
Olio su tela, 1894, Galleria Nazionale di Oslo

INSOPPORTABILE La coscienza di un accumulo delle sofferenze amorose trova sfogo con questa frase: «Così non si può più continuare».

Constatare l’Insopportabile: questo grido ha il suo lato positivo, giovevole: facendo presente a me stesso che bisogna trovare ad ogni costo una soluzione, io installo dentro di me il teatro marziale della Decisione, dell’Azione, della Risoluzione. L’esaltazione è come il frutto secondario della mia impazienza; me ne nutro, ci sguazzo. Essendo sempre “artista”, io faccio della forma un contenuto. Pensando a una via d’uscita dolorosa (rinunciare, andarmene, ecc.), faccio vibrare dentro di me il fantasma esaltato della soluzione; la gloria dell’abnegazione m’invade (rinunciare all’amore, ecc.) e subito dimentico ciò che invece bisognerebbe sacrificare: semplicemente la mia follia – la quale, per sua essenza, non può essere oggetto di sacrificio: quando mai si è visto un pazzo “sacrificare” a qualcheduno la sua follia? Per intanto, io vedo nell’abnegazione solo una forma nobile, teatrale, la qual cosa significa pur sempre trattenerla entro il recinto del mio Immaginario.

Quando l’esaltazione si è spenta, io sono solo più ridotto a fare della filosofia spicciola: la filosofia della sopportazione (dimensione naturale delle vere fatiche). Subisco senza adattarmi, persevero senza abituarmi: sempre sconsolato, mai scoraggiato; sono un pupazzo.

(Roland Barthes, Frammenti di un discorso amoroso)

Eh.
No dico: eh.

Tanta roba.

(e lo dico a prescindere dal discorso amoroso)

03 ago 09

Perec | Un uomo che dorme

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A una come me che ha passato sette anni della sua vita immersa nella più asfittica delle depressioni, un libro che parla di scollamento tra l’Io e il mondo, di anestesia dei sentimenti, di perdita del Senso, di presa di coscienza del non esser fatti per, ecco, un libro così quantomeno la incuriosisce.

Sì perché io, per dire, quando ero depressa, a parte disperarmi, aspettavo. E cosa aspettavi?, direte voi. Eh, niente aspettavo, o meglio, aspettavo che il minuto futuro mi liberasse dal minuto presente, che era insopportabile. Ecco, cose così. Non proprio il massimo della vita, insomma. Comunque vorrei anche dire che questo libro, la depressione, non c’entra nulla eh, sappiatelo.

Allora in questo libro c’è un anonimo studente di venticinque anni che un giorno dovrebbe alzarsi per andare a dare un esame, però non si alza, non ci va, perché di punto in bianco è come se qualcosa gli si fosse rotto dentro, si rende conto di non esser fatto per vivere, gli sfugge il senso del “dover essere, dover fare“, dell’andare avanti a tutti i costi, gli si palesa l’assurdo, e si ferma. Si ferma nel senso che si dissocia dalla vita, dal mondo, da se stesso. Continua →