Giuro: non avrei resistito una pagina di più (e son solo 114, con taaanto spazio bianco intorno).
Questo libro qui mi ha suscitato un coacervo di sensazioni contrastanti: dal vomito al sonno all’ira funesta al vomito, again.
E’ un libro brutto. Ma brutto, neh. Scritto proprio a cazzo di cane, come si dice in ambito filologico spinto. Roba che una riga sì e l’altra pure mi irrompeva nei confronti dell’autore un catartico Dico… mi stai prendendo per il culo (cit.).
Ma, capite, è uno di quei libri talmente brutti e antipatici, talmente compiaciuti della loro fastidiosissima dissonanza cazzocanina, che te alla fine ti vien da pensare che (ah!) non può che essere un bruttume di quelli che ti voglion dire qualcosa, ti vogliono lanciare un messaggio: un bruttume programmatico. Una (argh!) provocazione. Continua →