Tutto uno scampanìo di campane in lontananza, e dalla nebbia vien su il crepitìo di un fuoco poco distante, tra i filari della vigna.
Gli omini che lo tengono a bada parlano ma non si capisce, è solo suono di voce di omini che non vuol dire niente, lontano.
Se ascolto sento gli alberi scricchiolare e stirarsi al sole, ché c’han su miliardi di goccioline pesantissime da far evaporare.
Giù dalla cucina sale le scale un profumo di zucchero caldo e succo d’uva cotto, e rumore di domenica.
E intanto il mio cane abbaia, rincorre nell’aria le campane, che chissà cosa gli han fatto, a lui, le campane.
Certe volte la mia vita di domenica mattina sembra di esser dentro una poesia di Pascoli.
(Eppure.)
