A una come me che ha passato sette anni della sua vita immersa nella più asfittica delle depressioni, un libro che parla di scollamento tra l’Io e il mondo, di anestesia dei sentimenti, di perdita del Senso, di presa di coscienza del non esser fatti per, ecco, un libro così quantomeno la incuriosisce.
Sì perché io, per dire, quando ero depressa, a parte disperarmi, aspettavo. E cosa aspettavi?, direte voi. Eh, niente aspettavo, o meglio, aspettavo che il minuto futuro mi liberasse dal minuto presente, che era insopportabile. Ecco, cose così. Non proprio il massimo della vita, insomma. Comunque vorrei anche dire che questo libro, la depressione, non c’entra nulla eh, sappiatelo.
Allora in questo libro c’è un anonimo studente di venticinque anni che un giorno dovrebbe alzarsi per andare a dare un esame, però non si alza, non ci va, perché di punto in bianco è come se qualcosa gli si fosse rotto dentro, si rende conto di non esser fatto per vivere, gli sfugge il senso del “dover essere, dover fare“, dell’andare avanti a tutti i costi, gli si palesa l’assurdo, e si ferma. Si ferma nel senso che si dissocia dalla vita, dal mondo, da se stesso. Continua →
