Oggi c’è stato un momento che ero un po’ indecisa tra un sano suicidio – catarsi risolutiva – e una sessione di acquisto compulsivo a sfondo libresco – catarsi effimera ma godereccia – , per vedere se mi riusciva togliermi un po’ di questa amarezza dalle scatole, che diamine. Ho poi scelto l’effimera. Male che vada mi suicido da Feltrinelli, ho pensato: potrei scenograficamente immolarmi sul bancone dei best-sellers approfittando della soprelevazione del reparto informatica, oppure optare per un martirio lento e penoso infliggendomi un libro di Moccia da cima a fondo.
Mi son mica immolata, alla fine (l’opzione Moccia era un’esagerazione, eh, non c’avrei mai il coraggio). In compenso ho comprato alcuni libri molto belli di cui fornisco anche documentazione fotografica:
Nella foto manca Mi compro una Gilera di Paolo Nori, che ha una storia tutta sua particolare che è anche fonte di una certa crescente apprensione da parte mia: il fatto è che mia mamma, da quando le ho fatto conoscere il Paolo Nori, si è innamorata del Paolo Nori. Ora ogni volta che finisce un libro del Paolo Nori non è che vien lì educatamente a chiedermi C’hai mica per caso un altro libro del Paolo Nori da farmi leggere, cortesemente? No: Dammi un altro Paolo Nori che ne ho bisogno, mi dice. Mi fa anche un po’ di paura. Allora siccome io a casa i Paolo Nori li avevo finiti, oggi le ho comprato Mi compro una Gilera. Per questo non c’è nella foto: gliel’avevo già dato alla mia mamma, per farla calmare. La quale mamma ha iniziato subito a leggerlo e dopo poche pagine vedevo che sorrideva con un’espressione molto tenera e affettuosa che io non lo so, dove si andrà a finire. Continua →

