
Edward Munch. Ceneri
Olio su tela, 1894, Galleria Nazionale di Oslo
INSOPPORTABILE La coscienza di un accumulo delle sofferenze amorose trova sfogo con questa frase: «Così non si può più continuare».
Constatare l’Insopportabile: questo grido ha il suo lato positivo, giovevole: facendo presente a me stesso che bisogna trovare ad ogni costo una soluzione, io installo dentro di me il teatro marziale della Decisione, dell’Azione, della Risoluzione. L’esaltazione è come il frutto secondario della mia impazienza; me ne nutro, ci sguazzo. Essendo sempre “artista”, io faccio della forma un contenuto. Pensando a una via d’uscita dolorosa (rinunciare, andarmene, ecc.), faccio vibrare dentro di me il fantasma esaltato della soluzione; la gloria dell’abnegazione m’invade (rinunciare all’amore, ecc.) e subito dimentico ciò che invece bisognerebbe sacrificare: semplicemente la mia follia – la quale, per sua essenza, non può essere oggetto di sacrificio: quando mai si è visto un pazzo “sacrificare” a qualcheduno la sua follia? Per intanto, io vedo nell’abnegazione solo una forma nobile, teatrale, la qual cosa significa pur sempre trattenerla entro il recinto del mio Immaginario.
Quando l’esaltazione si è spenta, io sono solo più ridotto a fare della filosofia spicciola: la filosofia della sopportazione (dimensione naturale delle vere fatiche). Subisco senza adattarmi, persevero senza abituarmi: sempre sconsolato, mai scoraggiato; sono un pupazzo.
(Roland Barthes, Frammenti di un discorso amoroso)
Eh.
No dico: eh.
Tanta roba.
(e lo dico a prescindere dal discorso amoroso)