Intro: prendi un martedì mattina che hai deciso che resti a letto sotto al piumone e di tanto in tanto scendi giù a riattizzare la stufa economica e intanto ti sei anche portata la colazione a letto a base di caffellatte e tantissimi biscotti e come compagnia c’hai un assortimento di libri che parlan tutti di Venezia – tra cui uno di Tiziano Scarpa che si intitola Venezia è un pesce – , perché tra un po’ ci devi tornare, a Venezia, e c’hai il vizio che ti piace prepararti, alle città.
E’ proprio simpatica l’immagine di una Venezia-sogliola gigante (perché a guardarla dall’alto un po’ ci sembra davvero) che ha vagabondato per tutti i mari e strusciato su un sacco di sponde dalla notte dei tempi fino a che, con le scaglie e le pinne appesantite da «madreperle mediorientali, sabbia fenicia trasparente, molluschi greci, alghe bizantine» e cose così, si è scelta un’insenatura tranquilla e appartata e lì si è fermata a riposare; poi gli uomini se ne sono così innamorati che per paura che un giorno si sentisse di nuovo in forze per riprendere il largo l’hanno presa all’amo con l’inganno – strada e ferrovia – e poi per star proprio tranquilli tranquilli l’hanno pure inchiodata al fondale, povera sogliolona:
