Posts Tagged: cose che capitano

09 mar 10

Come Quando Fuori Nevica

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a marzo…

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… roba che a te, vederla…

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… (che tra l’altro c’avevi già i tuoi problemi per conto tuo)…

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… ti sale uno sconforto tale che ti sembra d’essere anche te…

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… nient’altro che un lungo marzo di neve.

29 gen 10

Quando uno si innamora di un bollitore

Cari tutti, come va?
No, niente, siccome ho fatto caso son nove giorni che non aggiorno, di qua, mentre di là è tutto un’aggiornìo, allora via, aggiorniamo, mi son detta. E sicché aggiorno.

Io sto normale, grazie. Approfondiamo pure l’argomento.

Ho già prenotato la tana milanese, in via Sottocorno. E’ una vecchia casa “di ringhiera” stile vecchia Milano. 25 metri quadri sotto e 20 sopra, sul soppalco, dove c’è il letto che di preciso è un futon. Poi c’è il bagno/doccia, che voi quando leggete “bagno/doccia” dovete imparare che intendono che il bagno è così piccino che quando fai la doccia l’intero bagno si tramuta esso stesso in una cabina doccia. Io li odio profondamente, i bagni/doccia.

Faccio un sacco di passeggiate, ultimamente. Detto da me, vi assicuro, è un notizione. Sarà che è un mesetto buono che non fumo (dio quanto mi manca, rullarmi le sigarette. e anche fumarmele) e sicché ho di nuovo una capacità respiratoria tutta mia. Ad ogni modo cammino un sacco – anche in salita!!! – per colline e vigne e boschi intorno a casa, e il bello è che una volta terminata la passeggiata sono ancora in grado di ricordare e pronunciare il mio nome per intero, o quasi. Non ci si crede. Posso fornire anche spartana documentazione fotografica della passeggiata odierna, a beneficio dei più scettici tra voi: Continua →

22 dic 09

Ah, giusto: Natale

Tornata, son tornata. Solo che ora sono molto impegnata a comprare i regali impacchettarli e grufolarmi beata nell’atmosfera natalizia, sicché i minuzzoli romani li rimandiamo a dopo le feste, se non vi spiace.

L’unica anticipazione che mi par degna d’esser data è che nel viaggio di andata son rimasta chiusa dentro il bagno del treno, quei bagnetti agghiaccianti che misureranno 50cmx50cm, mi son ritrovata la serratura in mano e in testa la certezza che se qualcuno non mi apriva da fuori io sarei rimasta lì per l’eternità perché ero sprovvista di Marito che insospettendosi dopo massimo cinque minuti mi sarebbe venuto a salvare. Sicché venti minuti buoni a percuotere le pareti urlando Non si apre! Fatemi uscire! Aiuto! e nessuno mi sentiva e a pensare Ecco ora muoio, mi vien su un attacco di claustrofobia e muoio, ecco lo sapevo io che mi toccava morire, ecco, ecco, che brutto scherzo del destino, morir così per colpa di una pipì, lo sapevo io.

Poi niente, la signorina a cui avevo lasciato in custodia i bagagli si è insospettita al posto del Marito inesistente e alla fine mi ha salvata lei, santa donna, dio te ne renda merito.

Poi a raccontarlo in giro han riso tutti moltissimo.
L’ex Marito per esempio ha detto che son troppo piccola per viaggiare da sola senza l’apposito Marito. Ma che ci posso fare io, se son piccina e senza più un Marito. Eh.

Io comunque la lezione fondamentale che ho imparato è che non farò mai più pipì in treno e non mi chiuderò mai più in nessun posto nella mia intera vita, a prescindere dalla pipì.

Buon Natale a tutti quanti! :)

25 set 09

Un po’ come i marinai, io credo

Ho notato che in questo periodo dell’anno, quando all’imbrunire mi metto affacciata alla finestra a fumare la sigaretta dell’imbrunire, c’è Venere, la prima stella della sera, che ce l’ho lì, mi si accende proprio in fronte.

Allora poco fa ero alla finestra, con intorno questa serata che reclamava qualcosa di violento, qualcosa tipo quelle cose che ti lasciano a terra che per un po’ non ti puoi rialzare, che sembra che debba esplodere tutto da un momento all’altro, odio o amore non importa, e io invece quel qualcosa adesso mi manca tantissimo, ma sulle prime pensavo soltanto Va’ però che bella questa cosa di averci Venere in fronte in questo periodo dell’anno durante la sigaretta dell’imbrunire.

L’ho guardata per un po’, ho pensato che io senza quel qualcosa però proprio non ci so stare, senza quel “troppo”, è inutile riprovarci ogni volta, vedere se funziona, forzarmi nei ranghi, nella normalità. La quiete, il tiepido sentire, io dopo un po’ mi sembra di affogarci dentro. Una maledizione come tante, non fosse che è la mia. Un modo sconvenientissimo di stare al mondo, ma l’unico che conosco, in fondo, che mi sembra valere la pena.

L’ho guardata, Venere, dato che ce l’avevo proprio in fronte, e mentre la guardavo pensavo che io è arrivato quel momento che temevo, che mi ci sento affogare. Continua →

11 set 09

Bellissimo

No, niente, volevo solo dire che prima siccome oggi inizio a sentirmi un po’ meglio ero fuori in giardino a far la posizione dell’albero – che è una posizione yoga di quelle facili, per chi non lo sa – e allora ero lì a fare l’albero a occhi chiusi, è arrivata una tartaruga mi ha morso un piede mi voleva mangiare, mi ha fatto una paura, è stato bellissimo.

Bellissimo.

la posizione dell’albero, dovete sapere, mi piace un sacco è una delle mie preferite che mi fa sentire d’un bene, e per curiosità è questa qui sotto, vi metto una foto esplicativa (è un po’ piccina ma meglio così, perché la signorina c’aveva una faccia brutta che rovinava tutta l’armonia, che già con quella tutina acrilica rossa fosforescente la rovina già abbastanza, non vorrei dire):

posizioneAlbero_Yoga

10 set 09

Tanto settembre

La novità di questi giorni è che qui è arrivato settembre.
Non so da voi. Qui sì, tanto settembre.

Allora le cicale han smesso di cantare tutte insieme, il mio cane ha ricominciato a sonnecchiare in giardino, al sole, e intorno a casa si sente già profumo di vendemmia: ci son gli omini che si urlano le cose da una parte all’altra della vigna, e i grappoli neri, pesanti, con gli acini fitti fitti che a toccarli ti fan tutto un brividino leggero al palmo della mano.

Io mi sono anche già ammalata – segno inequivocabile che è proprio settembre, perché io di solito mi ammalo a settembre e mi disammalo a giugno-luglio, tutta una tirata faccio, eh – e sono ancora tutta frastornata e raggomitolata in una convalescenza fatta di vento e sonno e foglie che svolazzano e movimenti lentissimi perché sennò mi tornan subito il malditesta e la nausea e litri di camomilla e ore sospese nel nulla e questa debolezza dolce, ma così dolce.

E’ arrivato settembre, di sicuro, perché pian pianino mi stan tornando tutte le mie tipiche voglie settembrine: di farina di castagne, di mare, di treno, di abbracci. Di quadri, di bagni tiepidi con la finestra aperta, di città che non sono la mia, di vaniglia e spezie da mangiare e da avvolgermici dentro, anche.

Ma in questo settembre c’è anche una disillusione che è una piccola, educata catastrofe; c’è una rabbia sottile, un sottile distacco. C’è una nostalgia di cose che non sono mai state, che neanche saranno. E in qualche modo io mi dovrò ben difendere, da questo brutto vizio dell’immaginazione. Continua →

07 set 09

Niente, volevo solo spezzare una lancia in favore della categoria degli “ex”, che non capita spesso

Oggi mi ha chiamato un mio ex – un ex “storico” che mi ha sopportato per la bellezza di 7 anni e questo fa di lui un martire da non nominare invano – , e insomma con questo ex ci sentiamo spesso, perché è l’unico con cui io sia rimasta in “buoni rapporti”, allora oggi mi chiama e mi fa:

Sai che giorno è oggi?, mi fa.
No, che giorno è?, faccio io.

(con tono solenne)
Oggi se non ci fossimo lasciati sarebbero 16 anni che stiamo insieme.

Ecco, io sentirmi dire questa cosa da uno con cui son dieci anni che non stiamo più insieme, mi è sembrata una roba talmente assurda e buffa e scema – proprio scema – , che mi ha fatto morire dal ridere.

Questo per dire che gli ex – quando non son degli stronzi che potendo li metteresti sotto con la macchina e la lancia gliela spezzeresti più volentieri in fronte che in favore – di tanto in tanto son gente anche simpatica, bisogna dire.

PS: che poi questo qui è lo stesso ex che un giorno eravamo fuori insieme, mi raccontò un po’ di un suo intrallazzo con una tizia per avere qualche consiglio, e sicché a un certo punto mi disse Senti, ma se te fossi una donna, che ne penseresti?

Son veramente soddisfazioni.

05 set 09

Ci sono giornate che sono filosofie

Che poi arriva sempre il momento in cui mandi il lapidario sms con su scritto NOI 2 BIG NO al 4033 (per chi c’ha Wind, come io c’ho, e come anche il Marito c’aveva, e c’ha ancora, ho ragione di credere).

Sì insomma, il fatidico momento di quando prendi il cellulare e disdici l’Offerta Voce con quel numero, che fino a poco fa era il numero del tuo Marito, ora invece no, è di nuovo il numero di uno qualunque che non c’è bisogno dell’offerta perché tanto non lo chiami più, e lui neanche, ti chiama.

Allora io stamattina mentre mandavo quell’sms di disdetta ho pensato che il mantenimento a oltranza dell’Offerta Voce col cellulare di un ex in realtà è una cosa molto più sintomatica e determinante di quello che si potrebbe pensare, perché serve a misurare la reale portata della speranza residua che uno c’ha di tornare con quella persona lì.
Quella speranza che, finché c’è, ti porta a regalare quattro euro al mese alla Wind perché quella persona non la senti più, ok, ma potresti ben ricominciare a sentirla di lì a poco; almeno così pensi – e speri – e cerchi di.

Poi un giorno ti svegli e senza un motivo preciso tutto ad un tratto realizzi e pensi Toh!, guarda: ho perso. Bisogna proprio che disdica il Noi 2 Big. Continua →

22 ago 09

Per un semplice motivo

Caritutti, volevo avvertirvi che bisognerà interrompere il conto dei giorni che ho smesso di fumare; per un semplice motivo: ho ricominciato a fumare.

Eh.

In realtà è già qualche giorno che ho ricominciato, solo che ho aspettato un pochino a renderlo noto in quanto volevo rismettere subito, poi però ho pensato che invece era proprio il caso di avvertirvi; per un semplice motivo: non ho mica rismesso subito.

Perché poi, non che mi voglia giustificare, ma a pensarci bene, non si può smettere di fumare con una crisi del trentesimo anno in pieno svolgimento; per un semplice motivo: fumare quando si è in crisi fa veramente molto figo. Uno c’ha quell’aria sbattuta da poeta maudit, con la barba di tre giorni (ho smesso apposta di farmela), e insomma, quell’espressione un po’ così che abbiamo noi che siamo nati a Genova, per intenderci.

Fiore
Impapocchiamento digitale (a cura della sottoscritta) che ben rappresenta il mood decadente della giornata, io credo.

E niente. Il pleure dans mon cœur comme il pleut sur la ville, direbbe quel maledetto del Paul*.

Solo che magari almeno piovesse, sur la ville. Macché, neanche quello. Fa un caldo che veramente.

Ce deuil est sans raison. Oh yeah.


* Quel maledetto del Paul è Paul Verlaine, per chi non frequentasse l’ambiente. Che poi a me non mi piace neanche, come poeta. Ma insomma.

17 ago 09

Io, bisogna che ricominci a scappare

Oggi, pensavo.
Pensavo ai progetti per il mio autunno a girelloni, come si dice qui a Firenze.
Pensavo che mi va anche di tornare a Venezia. A novembre, o dicembre.

Pensavo che sarebbe la mia terza Venezia, ma la prima in solitaria.
La qual cosa da una parte un po’ mi preoccupa, e dall’altra pure.
Mica per niente, eh: è solo che tra una cosa e l’altra, pensavo, son tre anni che mi sposto in simbiosi con un’altra persona, e riabituarsi all’autarchia di qualche anno fa non è mica una roba che ci metti un attimo, capirete.

Pensavo ai ricordi della mia passata transumanza da single di ritorno.
Bei ricordi. Intensi.
Pensavo che però ero un’altra persona. Ero proprio un’altra persona.

Mentre scrivevo questo post, all’altezza dell’ultimo “pensavo”, mi è venuta voglia di ricercare su Google il mio vecchio MySpace, quello che avevo nel 2005 e che ha raccolto tutti i pensieri di quel periodo lì.
Di quando ero nel pieno del mio vagabondare ingenuo e ribelle, da poco uscita dalla fase più nera della depressione, con in mente ancora fresca l’ultima, unica vera perdita, e non ancora rientrata nei binari di una nuova “relazione”. Di quando me ne fregavo davvero, mica come adesso, che sono solo parole. Di quando ero libera come non lo sono mai stata.

io_2005
Io, da ragazzina (cioè intorno al 2005). A ritrovare queste foto sul MySpace m’è preso d’un male, ma d’un male. Vent’anni sembrano passati, altro che quattro. Venti. Io le guardo, guardo i pensieri che c’erano dietro quella faccia, e penso E te, chi saresti? Ed è la prima, traumaticissima volta che mi capita nella vita, una cosa così. Sarà la crisi del trentesimo anno, che volete che vi dica.

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