«Nella nebbia si cammina piano, bisogna conoscere i tracciati per non perdersi, ma si arriva sempre e lo stesso da qualche parte. La nebbia è buona e ripaga fedelmente chi la conosce e la ama. Camminare nella nebbia è più bello che camminare nella neve calpestandola con gli scarponi, perché la nebbia non ti conforta solo dal basso ma anche dall’alto, non la insudici, non la distruggi, ti scivola affettuosa d’intorno e si ricompone dopo il tuo passaggio, ti riempie i polmoni come un buon tabacco, ha un profumo forte e sano, ti accarezza le guance e si infila tra il bavero e il mento punzecchiandoti il collo, ti fa scorgere da lontano dei fantasmi che si dissolvono quando ti avvicini, o sorgere all’improvviso di fronte delle figure forse reali, che ti scansano e scompaiono nel nulla. Nella nebbia sei al riparo del mondo esterno, a tu per tu con la tua interiorità. Nebulat ergo cogito.» Continua →
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Sebaste | Panchine
Quando lessi del sindaco leghista di Treviso, Gentilini, che gli venne l’idea di toglier di mezzo tutte le panchine perché attiravano i malintenzionati (leggi soprattutto immigrati), pensai Toh!, han trovato un modo nuovo per rendere il mondo ancora più schifoso. Ma bravi davvero. Bravi.
Da quel giorno lì – ma anche da prima a ben vedere – , le panchine se la passano mica tanto bene, in Italia. Son passate di moda.
Ed è un peccato, perché le panchine non son solo “arredo urbano”. Son proprio un’altra dimensione, altro che.
Nostalgicamente parlando, chi ha trent’anni o più se lo ricorda di certo, di quando esistevano le “compagnie”, e non esisteva facebook e neanche il cellulare eppure ogni pomeriggio senza bisogno di mettersi d’accordo ci si ritrovava tutti lì, a quella panchina che era il nostro quartier generale, che venisse giù il mondo o che ci fossero quaranta gradi all’ombra, ci trovavi sempre qualcuno. Ed eran tempi più belli, secondo me.
Ma a parte questo, su una panchina ci posson succedere tante altre cose.
Per esempio ti può venir da pensare all’infinito, e magari c’esce pure una poesia (prendi Leopardi, per dire); ci si può sedere e dir cose assurde per ingannare l’attesa di Godot; ti puoi metter lì ad osservare la vita che ti scorre accanto, come ha fatto Perec, nel tentativo di esaurire un luogo parigino; se la panchina in questione è di fronte al lago di Sils in Engadina, ci sta anche che ti venga l’ispirazione per buttar giù due righe tanto per (come gli è successo a Nietzsche che seduto davanti a quel lago c’ha scritto il Così parlò Zarathustra); e se sei in vena ci puoi pure scrivere un intero libro, su una panchina, come gli è successo a Beppe Sebaste. Continua →

