A me, i libri, quando son così smaccatamente distruttivi (come questo), non mi piacciono. Le allegorie del male, le sopporto poco. Perché mi sembran scritte apposta per eccitare la morbosità di chi legge.
E allora in questi casi mi capita di pensare: il dolore che parla solo col dolore, secondo me, non sa parlare.
Stavolta invece no. Questo libro è più che negativo: è totalmente privo di speranza. Un pozzo nero e viscido di cui non vedi la fine, che non ti offre la salvezza di un appiglio. Ma è proprio bello, c’è poco da fare. Lo dico un po’ controvoglia, ma lo dico. Continua →