28 giu 10 Se hai qualcosa da dire, non far complimenti

I. Gli uccelli volano io invece mi avviai a piedi verso la stazione delle ferrovie
II. Era bello cantare e sentire nascere il canto dentro il proprio corpo e venire fuori nell’aria
III. La mia storia d’amore incominciava così con una lunga passeggiata che era come un lungo discorso
IV. Anche nello sviluppo dell’erotismo è una questione di fiato e di ritmo come per il canto e per la musica
V. Se dentro di noi c’è l’anima è chiaro che quest’anima dovrà prevalere come dice la Bibbia
VI. Ogni tanto devi scusarti e pregarlo di perdonarti anche se pensi di non avergli fatto un torto Continua →
26 giu 10 Se hai qualcosa da dire, non far complimenti

«Cara Teresa,
seguendo le traiettorie di altri ricci, ho da poco appreso dell’esistenza a Reggiolo, in provincia di Reggio Emilia, di un centro di recupero unico in Italia, specializzato nella salvaguardia e nel recupero dei ricci.
Nonostante i quasi settemila aculei di cui è rivestito, il riccio rimane un animale incapace di difendersi, per colpa del mondo che l’uomo non ha costruito a misura di riccio, un mondo pieno di tombini, pesticidi, piscine, barattoli e incidenti stradali dove senza avere la patente il riccio si trova suo malgrado invischiato, schiacciato il più delle volte sotto il peso di una gomma che poi neanche si buca.»
(Massimo Vitali, L’amore non si dice, Fernandel 2010, p. 44)
~
(ma la cosa veramente disarmante – in senso buono di estrema tenerezza prossima alla commozione – è che tutto ciò esiste davvero, clicca pure qui per accertartene, e alza il volume per un’esperienza ancor più coinvolgente a livello di emotività)
25 giu 10 Ci sono ben 2 commenti

«Mi è sempre stato difficile trovare qualcuno con cui parlare. Che cosa si dicono gli uomini? Certi giorni vado per la strada e vedo gente al caffè che parla, gente per la strada che parla muovendo le mani e le parole dell’uno si accavallano a quelle dell’altro, e poi in macchina, un uomo al volante parla con quello che gli sta vicino, anche in bicicletta, voglio dire da una bicicletta all’altra gli uomini riescono a parlare. Ma che cosa si dicono? Che cosa hanno da dirsi? Certe notti di insonnia sento dalla finestra delle voci. Mi affaccio e vedo due o tre uomini che fanno qualche passo e poi si fermano, e parlano, poi fanno qualche passo ancora e riparlano. Ma dove si trovano gli uomini per parlarci insieme? Ho provato a andare al caffè, ma ho parlato soltanto con il cameriere, mi dia un caffè e poi mi dia un altro caffè.»
(Luigi Malerba – che è nato a Berceto (provincia di Parma!) – , Il serpente, Mondadori 1989, p. 39)
24 giu 10 Ci sono ben 2 commenti

No, niente: pensavo:
quei libri che uno li compra tipo dieci anni prima, stan lì intonsi tutti e dieci gli anni dan per niente fastidio come se non ci fossero – senza contare che se son degli Oscar Mondadori si logorano prematuramente anche se nessuno li tocca per una cosa proprio intrinseca agli Oscar Mondadori che fa sì che il passare del tempo li sfinisca con la forza del solo pensiero, ma ora a parte questo – , questi libri che uno li compra con larghissimo anticipo sulla propria vita, ecco, pensavo.
Allora la cosa che più mi piace di questi libri è che poi viene quasi sempre il momento che se uno non ce l’avesse, quel libro lì comprato con dieci anni di anticipo sulla propria vita, toccherebbe uscir di casa di corsa andare in libreria a comprarlo, dalla voglia che ti prorompe tutta insieme di leggere proprio quel libro lì e nessun altro: che fenomeno avvincente. Continua →
21 giu 10 Ci sono ben 6 commenti
Allora ora racconto di Parma. Un gran guazzabuglio, avverto. Minuzzolame tosto stavolta (nel senso di melenso et frignoso). Tostissimo proprio. Eh.
A Parma prima cosa non ho fatto nemmeno una foto per via che gli appositi occhi, la maggior parte del tempo, ce li avevo impegnati a piangere. Uh madonna quanto abbiam pianto, a Parma (plurale maiestatis): abbiam pianto in casa fuori casa fermi in movimento sommessamente platealmente da soli e con apposito pubblico: non ci siam fatti mancare proprio nulla. L’ultimo giorno ci avevo una faccia sbattuta, ero fighissima. Modestamente.
Di Parma io stavolta mi ricorderò soprattutto alcune cose, tipo: il sapore dei manghi dell’ortofrutta Singh (i manghi che ho mangiato, io non lo so. ah sì invece lo so: cinque), l’aroma antico di un tè nero con un nome che dentro c’è un lago e il sole e la luna, il profumo di una roba tipo incenso che però proprio incenso non è e per l’appunto ora mi son anche dimenticata, cos’era di preciso, me l’han detto ma l’ho dimenticato perché mentre me lo dicevano io ero impegnatissima a fissarmi in mente quell’odore perché mi rimanesse intorno il più possibile; poi invece no, è scappato dai vestiti e dai ricordi, velocissimo: che merda oh.
Io Parma non ve lo immaginate, a un certo punto, quanto l’ho odiata che le avrei dato fuoco, le avrei, che mi sembrava di stare in una prigione e mi si suicidavano i pensieri, e le ore passate a una finestra a tener d’occhio le bici che passavano, ché le bici che passano nei borghi zitti di Parma ci son dei momenti nella vita che bisogna tenerle d’occhio, bisogna, ma è mica divertente come cosa da fare, anzi è bruttissima, pertanto non ve la consiglio. Continua →
19 giu 10 Se hai qualcosa da dire, non far complimenti
«Qui – vuol dire qui, dove il fiore del ciliegio
vuol essere più nero che laggiù.
Qui – vuol dire questa mano che ad esserlo lo aiuta.
Qui – vuol dire quella nave sulla quale
rimontai il fiume di sabbia:
stretta agli ormeggi essa giace
nel sonno che tu cospargesti.
Qui – vuol dire un uomo che conosco:
la sua tempia è bianca
come la brace che egli spense.
Mi scagliò in fronte il suo bicchiere
e venne,
trascorso un anno,
a baciare la fronte risanata.
Egli mi disse la mala e la buona parola
e nulla più disse da allora.
Qui – vuol dire questa città,
che è retta da te e dalla nube
dall’alto delle sue sere.»
(Paul Celan, Qui, in Di soglia in soglia, Einaudi 1996)
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Da Parma: il mio ostinato, faticoso, inflessibile eppur paziente “qui”.
13 giu 10 Se hai qualcosa da dire, non far complimenti
«E m’inoltro sospeso, entro nell’ombra,
dubito, mi smarrisco nei sentieri.
E nel ceppo non so che avviene, rigido
nel vortice di foglie macerate
e divise dai rami e dalla terra.
Moto triste che il sole non illumina,
né la luce, ma un lume sotterraneo
di materia romita che ci guarda,
fissa come la luce del pensiero
quando il vento della memoria spira,
sparge e aduna indicibili me stessi.
Tale, credi, non ha sorgente il moto
puro che mi trascina via, risale
lontano ove si scinde la mia vita
in ipotesi oscure, in sofferenze
vaghe, in vicissitudini remote. Continua →
07 giu 10 Ci sono ben 5 commenti

«Era il male oscuro di cui le storie e le leggi e le universe discipline delle gran cattedre persistono a dover ignorare le cause, i modi: e lo si porta dentro di sé per tutto il fulgorato scoscendere d’una vita, più greve ogni giorno, immedicato.»
(da C.E. Gadda, La cognizione del dolore, qui come epigrafe a Giuseppe Berto, Il male oscuro, Mondadori 1964)
~
(no perché bisogna anche sapere che Il male oscuro di Berto, per me, a livello di libro farne a meno nella vita sarebbe difficilissimo, lo considero proprio un capolavoro assoluto, come si suol dire, e se dovessi sceglierne solo tre, di libri, come sempre accade di doverne scegliere tre prima o poi nella vita, lo sanno tutti, tipo quando vai su un’isola deserta con la valigia piccina, cose così, ecco, io lui di sicuro lo sceglierei per primo – e poi dopo La coscienza di Zeno – e poi dopo ancora il Voyage di Céline. Per dire. Son cose interessanti e significative, converrete tutti. Eh.)
29 mag 10 Ci sono ben 2 commenti

Allora c’è questo Edoardo che ama questa Teresa, che però non lo riama, come delle volte può capitare nella vita di tutti noi. E questo Edoardo, alla Teresa, le scrive lo stesso delle raccomandate a sfondo amoroso, per via che l’amore, quando si ama, vien parecchio da dirlo a prescindere.
Poi però succede che la Teresa a un certo punto dice no va beh ‘desso veramente basta, queste raccomandate a sfondo amoroso, non se ne può più. Allora l’Edoardo, pur di continuare a scrivere a questa Teresa che non lo ama ma lui invece sì, inizia a scriverle di tutto – ma tutto tutto eh – , pur di scriverle: fuorché l’amore. E con posta ordinaria. Continua →
27 mag 10 Se hai qualcosa da dire, non far complimenti

«Intanto nel maggio 1950 mio padre inizia la relazione con Alda Merini, relazione molto importante nella sua vita di quegli anni, poi tutto si è aggravato per il palese squilibrio mentale della Merini. La quale un giorno incontra mia madre e le dice: “Signora, lo sa che mi sono innamorata di suo marito?” “Ma se lo prenda, benedetta, se lo prenda!” ha risposto lei.»
(Lietta Manganelli, in Album fotografico di Giorgio Manganelli, commento alla foto n. 38, Quodlibet 2010, pp. 46-47)