24 lug 10 Se hai qualcosa da dire, non far complimenti

«Io ho sempre sognato di notte da quando mi ricordo. Anche mia madre sognava. Quando si alzava dal letto le facevano male le gambe e le ginocchia per le corse che aveva fatto in sogno. A tavola raccontava a mio padre le lunghe storie della notte. Nei suoi sogni c’era quasi sempre un uomo a cavallo che entrava in scena a un certo punto della rappresentazione. Mio padre odiava questo Cavaliere perché sospettava che fra lui e mia madre ci fosse qualcosa. Così mia madre, raccontando i suoi sogni, incominciò a lasciarlo fuori. Allora rimanevano le praterie, le piste polverose, i sentieri nel bosco, il fiume con il suo grande letto sassoso, e i banditi che la inseguivano (a piedi o a cavallo? domandava mio padre), rimaneva lo scenario pronto per l’entrata dell’uomo a cavallo che doveva salvare mia madre, ma l’uomo a cavallo non entrava. [...] Qualche volta mio padre, che non era stupido, metteva giù la forchetta e usciva di casa.»
(Luigi Malerba, Il serpente, Mondadori 1989, pp. 117-118)
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(comunque io boh, è che mi viene da piangere per tutto, ma tutto, per esempio questo passo qui, a leggerlo, mi sembra bello e tenero, talmente tenero, mi viene da piangere, come si fa)
21 lug 10 Se hai qualcosa da dire, non far complimenti
«… come se ci trovassimo alla vigilia di un’improbabile catastrofe, o all’indomani di una festa impossibile…»
(epigrafe a Carlos Fuentes, Cambio di pelle, Feltrinelli 1967)
20 lug 10 Ci sono ben 16 commenti
Come si fa, eh, dir le cose quando non si possono dire. Non è un’occupazione facilissima né rilassante, cosa che io invece preferivo, se era. Perché certe cose non si possono dire, non ci sono parole abbastanza, poi su un blog, ma figurati, su un blog come il mio poi, ma figurati di nuovo, figurati. Però a uno gli verrebbe lo stesso da dirle, perché siamo umani e quindi molto sciocchini e fatti di cose che si rompono e quando si rompono delle volte fan fare cose ancor più molto sciocchine tipo scrivere certe cose su un blog e delle volte anche parecchio peggio, cose sciocchinissime e ben più tristi di questa. Ma a noi che ce ne importa.
Allora ora vi racconto una cosa lunghissima e noiosa. Continua →
18 lug 10 Toh, guarda: un commento

«Ma non mi sentii felice. Era una notte avvizzita. Il nero che copriva confusamente il cielo era pieno di strappi ove tremava qualche stella piccola, da quel nero colava per l’aria un impuro grigiore. Andando, non sentivo dormire la terra, come nelle notti vere. Anche l’aria dei prati respirava a stento.»
(Tommaso Landolfi, Nitta, in Italia magica. Racconti surreali novecenteschi, Einaudi 1988)
17 lug 10 Se hai qualcosa da dire, non far complimenti

«In quel periodo incominciavo a avere vergogna dei francobolli e quindi anche di me stesso. Certi giorni rimanevo dietro il mio banco e non osavo voltare l’occhio verso la strada. Trattavo male i clienti. Li prendevo in giro. Lei fa la collezione, fa il collezionista? domandavo, e quello rispondeva di sì. Bravo, dicevo io. Complimenti.»
(Luigi Malerba, Il serpente, Mondadori 1989)
09 lug 10 Ci sono ben 5 commenti
(nella classifica delle cose più kitsch del mondo le cappelle degli ospedali io penso che occupino una ragguardevole posizione. mi fan tanta incredula e sbigottita tenerezza, anche. allora oggi, quando mi è uscito il babbo dalla sala operatoria mancante di un pezzo ma vivo e bellissimo – perché io ci ho un babbo bellissimo in generale, e oggi più che mai -, ecco, a scender giù per comprarmi un panino mi son fermata a guardare le aureole al neon ho riso tanto di sollievo e simpatia.)
08 lug 10 Se hai qualcosa da dire, non far complimenti

«Che pu u m suzéd da rèd, e u n sint niseun,
tla cambra schéura, ad sòtta, tra i pan spórch,
a céud la pórta, e a rógg. Dop a stagh mèi.»
(Raffaello Baldini, La cambra schéura, in Furistír, Einaudi 2003)
Che poi mi succede di rado, e non sente nessuno, | nella stanza buia, di sotto, tra i panni sporchi, | chiudo la porta, e urlo. Dopo sto meglio.
07 lug 10 Ci sono ben 4 commenti
Delle volte, a riordinare i preferiti, si fan degli incontri che uno gli viene da pensare Ahah, ma guarda te, che persona disturbata che sono! (a parte le robe porne, intendo)
Per esempio io, ieri sera, ero lì che riordinavo i preferiti, ho trovato questo link intitolato Edible. Edible, in lingua italiana, vuol dire commestibile.
Questo è un posto inglese che ci puoi comprare alcune cose commestibili che da noi non vanno tantissimo come per esempio:
- leccalecca con dentro le formiche *
- tarantola cotta in forno pronta da sgranocchiare *
- un miele con dentro un calabrone giapponese grande come un bambino *
- grilli tostati ricoperti di curry (great with ice cold beer!) *
e altri simpatici snack. Continua →
06 lug 10 Toh, guarda: un commento
(quanta inattesa saggezza può nascondersi dentro un giochino che te sei questo coso rosa che si sposta tra le isole del giappone incontra persone tristissime afflitte da demoni interiori e le redime a colpi di sushi)
(Si lesse via la vita. Imparò qualcosa, almeno? Macché.: se un giorno avrò una lapide forse ce lo scrivo)
05 lug 10 Ci sono ben 11 commenti
No, niente, a pensare la cosa dell’Ugo Cornia sui lenzuoli che si riempiono di robe in bilico e poi Dio li chiude diventano vite, ecco, mi è venuto così da chiedermi ma chissà cosa ci avran messo mai, nel mio, di lenzuoli, chissà. Allora ci ho un po’ pensato.
(eh certo. …ma vaffanculo vai)
Dopo attenta riflessione secondo me più o meno le cose principali in esso originariamente contenute credo di averle individuate sono le seguenti: Continua →