Robe di libri

20 mag 10

Quarantadue (per una bizzarria non rara ma raramente tanto minuziosamente lavorata)

More about Centuria
«Un uomo sta cercando di dimenticare una donna; non è una situazione eccezionale, non fosse il fatto che egli non ama quella donna. Una donna cerca di dimenticare un uomo, anche essa un uomo che non ama. Non hanno avuto alcun rapporto amoroso, nemmeno erroneo, non si sono fatte dichiarazioni, ma forse hanno fatto delle ipotesi e dei progetti putativi. Le ipotesi tenevano sempre conto del fatto che l’uomo e la donna non si amavano, e tuttavia erano delle ipotesi che riguardavano la donna e l’uomo. Hanno parlato di molte cose indifferenti, e di talune cose importanti ma estremamente generiche. No, forse astratte sarebbe la parola più esatta. Così, entrambi si sono irretiti in un gioco inconsistente di astrazioni, effettivamente deserte, ma la cui potenza mentale è intensa. Dunque, cercano di dimenticare le astrazioni? Continua →

17 mag 10

Ma cos’è, questo amore?

More about Pubblici discorsi
«… come quando da piccolo senti parlar dell’amore che ti chiedi: Ma cos’è, questo amore?»

(Paolo Nori, Spaccarsi la testa. Discorso sul romanzo italiano del novecento, in Pubblici discorsi, Quodlibet 2008, p. 105)

14 mag 10

Tragedia dell’infanzia

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«Poi il mare si oscurò.
Che rimase?
Nulla. Appena un palpito, un soffio, il respiro lieve di un bimbo caduto sull’inganno del suo primo amore.

Andiamocene in punta di piedi.»

(Alberto Savinio, Tragedia dell’infanzia, Adelphi 2001, p. 118)

13 mag 10

Le tasche

More about L'uomo che camminava per le strade
«Poi uscì fra gli uomini, in strada: e fu allora che si accorse, che scoprì quasi, di avere le tasche, in cui affondò subito le mani, sorpreso come di un dono sotto il piatto.

Le tasche. Era vero. Se l’uomo non avesse le tasche, si sentirebbe troppo solo.»

(Silvio D’Arzo, I morti nelle povere case, in L’uomo che camminava per le strade, Quodlibet 1993)

09 mag 10

Lezioni di fotografia

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«Nel 1960 è andato ad abitare in città, a Modena. Quelli a Modena sono stati gli anni più difficili… Verso il 1968 lavorava per una società immobiliare, in uno di quei palazzoni di vetro che gli facevano orrore. Mentre era al lavoro spesso si chiudeva nel gabinetto a leggere: “Ghirri, venga fuori, lo sappiamo che sta leggendo!”.»

(Gianni Celati, postfazione a Luigi Ghirri. Lezioni di fotografia, Quodlibet 2010)

~

(poi volevo solo dire che la presentazione di questo libro qui, ieri, col Celati e il Cavazzoni presenti e rimembranti e le foto del Luigi che intanto andavan dietro sullo schermo del cinema – si era al cinema – , è stata una cosa bellissima e triste e divertente e emozionante e altre cose di sicuro, tutte insieme, che uno a non esserci stato si deve solo vergognare e basta.)

01 mag 10

Se mi vuoi

More about Nella mia vita ci piove dentro
«Se mi vuoi vienimi a cercarmi, dissi e me ne andai. E lei non venne.»

(Salvio Formisano, Nella mia vita ci piove dentro, Avagliano Editore, 2009, p. 7)

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(certe cose son di uno sconveniente, dirle, che uno se è furbo mica le dice. io infatti a cinque o sei diversi, mi pare che le ho dette, nella vita. mai venuto nessuno. per dire.)

29 apr 10

Delle frasi dolcissime

More about Il poema dei lunatici
«E a Nestore lì gli è incominciata a non star dritta le testa; e ha ripetuto le frasi che diceva alla sua lavatrice, delle frasi dolcissime, per quello che si capiva, e di tenero amore; ma con la voce fluttuante e lo sguardo come un po’ rilasciato. E anch’io avevo il sonno che mi ronzava negli occhi.
Poi muoveva solo la bocca per forza d’inerzia, e si doveva essere perso in un dormiveglia sereno e improvviso, un dormiveglia da pomeriggio.»

(Ermanno Cavazzoni, Il poema dei lunatici, Guanda 2008, p. 56)

27 apr 10

Gli nasconde tutto la vita agli uomini

More about Viaggio al termine della notte
«Da dove stavo là in alto, si poteva benissimo gridargli addosso tutto quel che volevi. Ci ho provato. Mi facevano tutti schifo. Non avevo il fegato di dirglielo durante il giorno, quando mi ci trovavo di fronte, ma da dove stavo non rischiavo niente, gli ho gridato “Aiuto! Aiuto!” solo per vedere se quello gli farebbe qualcosa. Proprio niente gli faceva. Spingevano la vita giorno e notte davanti a sé gli uomini. Gli nasconde tutto la vita agli uomini. Nel rumore che fanno loro stessi non sentono niente. Se ne fottono. Ve lo dico io. Ho provato. Val mica la pena.»

(L.-F. Céline, Viaggio al termine della notte, in una pagina che ora mi fa fatica)

16 apr 10

Bien sûr, il est temps

More about Viaggio al termine della notte
«Lontano, il rimorchiatore ha fischiato; il suo richiamo ha passato il ponte, ancora un’arcata, un’altra, la chiusa, un altro ponte, lontano, più lontano… Chiamava a sé tutte le chiatte del fiume tutte, e la città intera, e il cielo e la campagna, e noi, tutto si portava via, anche la Senna, tutto, che non se ne parli più.»

(Louis-Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte, Corbaccio 2005)

L’ansia sconsiderata e grottesca di quest’ultima ora, cercando in casa questo libro che non si trovava, come fosse aria, da non poterne fare a meno un minuto di più – nessun libro mai, mai, mi ha fatto né mi farà un effetto simile. Nessun libro. Mai. Continua →

14 apr 10

Opera n. 2

More about Opere complete di Learco Pignagnoli
«Opera n. 2

Una signora parlava con suo cognato (80 anni), che le si era avvicinato in giardino e le aveva chiesto, un po’ impaurito:
Chi è quello là, seduto?
Dove? ha chiesto la signora.
Là in fondo al giardino.
La signora ha guardato nella direzione indicata e poi ha detto: Ma non è una persona seduta, è una carriola!»

(Learco Pignagnoli, Opere complete, Aliberti 2006)

Perché anche il Pignagnoli, bisogna dire, quanto a genialità.

(e un po’ anche il Daniele Benati, ve’, però così solo di riflesso, diciamo, allora non si montasse tanto la testa)