Robe di libri

30 giu 10

Il meccanismo del cambiare

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«… Viene freddo a pensare
che un insetto quasi invisibile
se gli metti la punta del lapis
davanti
cambia il tragitto,
non si comprende dove stia in quel nullo spazio
il meccanismo del cambiare e c’è.»

(Cesare Zavattini, in Ligabue, Bompiani 2004, p. 58)

29 giu 10

Dòu t’a n’i sii

More about Voci. Tre grandi poeti in musica. Con CD Audio
«Dalvólti la véita
la dventa una finèstra
sal ròbi ch’al sta dlà
cumè ti sógn:
un pan che zócla te vent,
un fiòur, una ragaza
e cla luce biènca de mònd
dòu t’a n’i sii.»

(Nino Pedretti, La finèstra, in Voci. Tre grandi poeti in musica, NdA Press 2009, p. 42)

A volte la vita | diventa una finestra | con le cose che stanno al di là | come nei sogni: | un panno che ciondola al vento | un fiore, una ragazza | e quella luce bianca del mondo | dove te non ci sei.

28 giu 10

Un indice

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I. Gli uccelli volano io invece mi avviai a piedi verso la stazione delle ferrovie

II. Era bello cantare e sentire nascere il canto dentro il proprio corpo e venire fuori nell’aria

III. La mia storia d’amore incominciava così con una lunga passeggiata che era come un lungo discorso

IV. Anche nello sviluppo dell’erotismo è una questione di fiato e di ritmo come per il canto e per la musica

V. Se dentro di noi c’è l’anima è chiaro che quest’anima dovrà prevalere come dice la Bibbia

VI. Ogni tanto devi scusarti e pregarlo di perdonarti anche se pensi di non avergli fatto un torto Continua →

26 giu 10

Non è un paese per ricci

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«Cara Teresa,
seguendo le traiettorie di altri ricci, ho da poco appreso dell’esistenza a Reggiolo, in provincia di Reggio Emilia, di un centro di recupero unico in Italia, specializzato nella salvaguardia e nel recupero dei ricci.
Nonostante i quasi settemila aculei di cui è rivestito, il riccio rimane un animale incapace di difendersi, per colpa del mondo che l’uomo non ha costruito a misura di riccio, un mondo pieno di tombini, pesticidi, piscine, barattoli e incidenti stradali dove senza avere la patente il riccio si trova suo malgrado invischiato, schiacciato il più delle volte sotto il peso di una gomma che poi neanche si buca.»

(Massimo Vitali, L’amore non si dice, Fernandel 2010, p. 44)

~

(ma la cosa veramente disarmante – in senso buono di estrema tenerezza prossima alla commozione – è che tutto ciò esiste davvero, clicca pure qui per accertartene, e alza il volume per un’esperienza ancor più coinvolgente a livello di emotività)

25 giu 10

(io peggio ancora, che di caffè uno mi basta)

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«Mi è sempre stato difficile trovare qualcuno con cui parlare. Che cosa si dicono gli uomini? Certi giorni vado per la strada e vedo gente al caffè che parla, gente per la strada che parla muovendo le mani e le parole dell’uno si accavallano a quelle dell’altro, e poi in macchina, un uomo al volante parla con quello che gli sta vicino, anche in bicicletta, voglio dire da una bicicletta all’altra gli uomini riescono a parlare. Ma che cosa si dicono? Che cosa hanno da dirsi? Certe notti di insonnia sento dalla finestra delle voci. Mi affaccio e vedo due o tre uomini che fanno qualche passo e poi si fermano, e parlano, poi fanno qualche passo ancora e riparlano. Ma dove si trovano gli uomini per parlarci insieme? Ho provato a andare al caffè, ma ho parlato soltanto con il cameriere, mi dia un caffè e poi mi dia un altro caffè.»

(Luigi Malerba – che è nato a Berceto (provincia di Parma!) – , Il serpente, Mondadori 1989, p. 39)

24 giu 10

Le banane sono pericolosissime

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No, niente: pensavo:

quei libri che uno li compra tipo dieci anni prima, stan lì intonsi tutti e dieci gli anni dan per niente fastidio come se non ci fossero – senza contare che se son degli Oscar Mondadori si logorano prematuramente anche se nessuno li tocca per una cosa proprio intrinseca agli Oscar Mondadori che fa sì che il passare del tempo li sfinisca con la forza del solo pensiero, ma ora a parte questo – , questi libri che uno li compra con larghissimo anticipo sulla propria vita, ecco, pensavo.

Allora la cosa che più mi piace di questi libri è che poi viene quasi sempre il momento che se uno non ce l’avesse, quel libro lì comprato con dieci anni di anticipo sulla propria vita, toccherebbe uscir di casa di corsa andare in libreria a comprarlo, dalla voglia che ti prorompe tutta insieme di leggere proprio quel libro lì e nessun altro: che fenomeno avvincente. Continua →

07 giu 10

Il male oscuro (alla seconda)

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«Era il male oscuro di cui le storie e le leggi e le universe discipline delle gran cattedre persistono a dover ignorare le cause, i modi: e lo si porta dentro di sé per tutto il fulgorato scoscendere d’una vita, più greve ogni giorno, immedicato.»

(da C.E. Gadda, La cognizione del dolore, qui come epigrafe a Giuseppe Berto, Il male oscuro, Mondadori 1964)

~

(no perché bisogna anche sapere che Il male oscuro di Berto, per me, a livello di libro farne a meno nella vita sarebbe difficilissimo, lo considero proprio un capolavoro assoluto, come si suol dire, e se dovessi sceglierne solo tre, di libri, come sempre accade di doverne scegliere tre prima o poi nella vita, lo sanno tutti, tipo quando vai su un’isola deserta con la valigia piccina, cose così, ecco, io lui di sicuro lo sceglierei per primo – e poi dopo La coscienza di Zeno – e poi dopo ancora il Voyage di Céline. Per dire. Son cose interessanti e significative, converrete tutti. Eh.)

29 mag 10

L’amore non si dice

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Allora c’è questo Edoardo che ama questa Teresa, che però non lo riama, come delle volte può capitare nella vita di tutti noi. E questo Edoardo, alla Teresa, le scrive lo stesso delle raccomandate a sfondo amoroso, per via che l’amore, quando si ama, vien parecchio da dirlo a prescindere.

Poi però succede che la Teresa a un certo punto dice no va beh ‘desso veramente basta, queste raccomandate a sfondo amoroso, non se ne può più. Allora l’Edoardo, pur di continuare a scrivere a questa Teresa che non lo ama ma lui invece sì, inizia a scriverle di tutto – ma tutto tutto eh – , pur di scriverle: fuorché l’amore. E con posta ordinaria. Continua →

27 mag 10

Benedetta

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«Intanto nel maggio 1950 mio padre inizia la relazione con Alda Merini, relazione molto importante nella sua vita di quegli anni, poi tutto si è aggravato per il palese squilibrio mentale della Merini. La quale un giorno incontra mia madre e le dice: “Signora, lo sa che mi sono innamorata di suo marito?” “Ma se lo prenda, benedetta, se lo prenda!” ha risposto lei.»

(Lietta Manganelli, in Album fotografico di Giorgio Manganelli, commento alla foto n. 38, Quodlibet 2010, pp. 46-47)

25 mag 10

Patrizia

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«Lui ha sempre girato con la sua macchina da scrivere che si chiamava Patrizia; come uno che ha due mogli, lui ebbe due macchine da scrivere. La prima si chiamava Tutankamen ed era una vecchissima macchina; poi suo fratello gli regalò questa Olivetti che si chiamava Patrizia che mio padre si portava dietro dovunque e dappertutto. L’unica volta che non se la portò dietro perché aveva troppi pacchi e valigie, ha detto: bah, mi daranno qualcosa lì; era andato a Francoforte alla fiera del libro; gli dettero una macchina semplicemente elettrica, di quelle con il display piccolissimo; lui incominciò a scrivere, dopo di che l’abbandonò sdegnato dicendo: questa macchina scrive quello che vuole lei, e per di più mi guarda male.»

(Lietta Manganelli, in Album fotografico di Giorgio Manganelli, commento alla foto n. 82, Quodlibet 2010, p. 83)