Robe di libri

08 ago 10

La matéina

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«Mè, l’è sgònd cmè ch’a m svégg, u i è dal matéini
ch’a stagh alè a cuvè te lèt, si ócc céus,
a péns, acsè, cmè ch’a insugnéss, dal robi,
ènca dal bèli robi,
ch’a m putéva suzéd e al n’è suzèsti.»

(Raffaello Baldini, La matéina, in Intercity, Einaudi 2003, p. 103)

Io, a seconda di come mi sveglio, ci son della mattine | che sto lì a covare nel letto, a occhi chiusi, | penso, così, come se sognassi, delle cose, | anche delle belle cose, | che mi potevano succedere e non son successe.

03 ago 10

Al momento giusto

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«Insomma, c’era addirittura poesia sulla montagna. Anzi, si sprecavano i poeti, sulla montagna, buoni per ogni occasione. Non importava scrivere o saper scrivere, importava levarsi in piedi al momento giusto, chiedere ascolto, attaccare il verso.»

(Paolo Ciampi. L’ultimo dei poeti. Gigetto del Bicchiere e la sua montagna, Sarnus 2010, p. 13)

02 ago 10

e gli uomini di genio

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«A. Non devono prendere moglie:

1 I malati e quelli più brutti del diavolo.
2 I miserabili, e tutti quelli che non possono assicurare pane e pietanza ai figliuoli.
3 I bisbetici, i volubili, gl’impazienti, e gli uomini di genio.
4 I disonesti.
5 I vecchi.

B. Possono prendere moglie:

1 Tutti gli altri.»

(Emilio De Marchi, Prima di prender moglie. Almanacco dell’esperienza compilato da Marco d’Olona a totale beneficio degli uomini semplici, Manni 2010)

26 lug 10

Il pensiero più disperato

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«Veramente non era stata una mia idea quella di andare in giro con l’automobile, Miriam aveva detto andiamo in giro per la città, approfittiamo di questo sole, di questa bella giornata prima che finisca. Tanto tutto finisce sempre, mi ero detto, e questo era il pensiero più disperato che io avessi mai avuto. Però avevo detto va bene, andiamo.»

(Luigi Malerba, Il serpente, cit., p. 107)

24 lug 10

A piedi o a cavallo?

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«Io ho sempre sognato di notte da quando mi ricordo. Anche mia madre sognava. Quando si alzava dal letto le facevano male le gambe e le ginocchia per le corse che aveva fatto in sogno. A tavola raccontava a mio padre le lunghe storie della notte. Nei suoi sogni c’era quasi sempre un uomo a cavallo che entrava in scena a un certo punto della rappresentazione. Mio padre odiava questo Cavaliere perché sospettava che fra lui e mia madre ci fosse qualcosa. Così mia madre, raccontando i suoi sogni, incominciò a lasciarlo fuori. Allora rimanevano le praterie, le piste polverose, i sentieri nel bosco, il fiume con il suo grande letto sassoso, e i banditi che la inseguivano (a piedi o a cavallo? domandava mio padre), rimaneva lo scenario pronto per l’entrata dell’uomo a cavallo che doveva salvare mia madre, ma l’uomo a cavallo non entrava. [...] Qualche volta mio padre, che non era stupido, metteva giù la forchetta e usciva di casa.»

(Luigi Malerba, Il serpente, Mondadori 1989, pp. 117-118)

~

(comunque io boh, è che mi viene da piangere per tutto, ma tutto, per esempio questo passo qui, a leggerlo, mi sembra bello e tenero, talmente tenero, mi viene da piangere, come si fa)

21 lug 10

Come se

cambiodipelle_21_07_10

«… come se ci trovassimo alla vigilia di un’improbabile catastrofe, o all’indomani di una festa impossibile…»

(epigrafe a Carlos Fuentes, Cambio di pelle, Feltrinelli 1967)

18 lug 10

Come nelle notti vere

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«Ma non mi sentii felice. Era una notte avvizzita. Il nero che copriva confusamente il cielo era pieno di strappi ove tremava qualche stella piccola, da quel nero colava per l’aria un impuro grigiore. Andando, non sentivo dormire la terra, come nelle notti vere. Anche l’aria dei prati respirava a stento.»

(Tommaso Landolfi, Nitta, in Italia magica. Racconti surreali novecenteschi, Einaudi 1988)

17 lug 10

Francobolli

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«In quel periodo incominciavo a avere vergogna dei francobolli e quindi anche di me stesso. Certi giorni rimanevo dietro il mio banco e non osavo voltare l’occhio verso la strada. Trattavo male i clienti. Li prendevo in giro. Lei fa la collezione, fa il collezionista? domandavo, e quello rispondeva di sì. Bravo, dicevo io. Complimenti.»

(Luigi Malerba, Il serpente, Mondadori 1989)

08 lug 10

e a rógg

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«Che pu u m suzéd da rèd, e u n sint niseun,
tla cambra schéura, ad sòtta, tra i pan spórch,
a céud la pórta, e a rógg. Dop a stagh mèi.»

(Raffaello Baldini, La cambra schéura, in Furistír, Einaudi 2003)

Che poi mi succede di rado, e non sente nessuno, | nella stanza buia, di sotto, tra i panni sporchi, | chiudo la porta, e urlo. Dopo sto meglio.

04 lug 10

In bilico

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«Nei fatti noi, quasi tutti, non siamo altro che delle collezioni ambulanti, una collezione di cose in bilico dove ci sta dentro un po’ di tutto, un po’ di prati, pioppeti, lavori, hobby, nuvole, carriole del nonno, automobili, mamme. [...] Come se ci fosse Dio che un bel giorno ha steso per terra tanti lenzuoli, ha aspettato che ci vada a finire dentro della roba, un po’ di tutto, poi ha fatto su i lenzuoli come se fossero dei fagotti, e ogni fagotto è diventato una vita.»

(Ugo Cornia, La bellezza delle vite singolari, prologo a Alfredo Gianolio, Vite sbobinate a altre vite, Incontri editrice 2007)