08 ago 10 Ci sono ben 5 commenti

«Mè, l’è sgònd cmè ch’a m svégg, u i è dal matéini
ch’a stagh alè a cuvè te lèt, si ócc céus,
a péns, acsè, cmè ch’a insugnéss, dal robi,
ènca dal bèli robi,
ch’a m putéva suzéd e al n’è suzèsti.»
(Raffaello Baldini, La matéina, in Intercity, Einaudi 2003, p. 103)
Io, a seconda di come mi sveglio, ci son della mattine | che sto lì a covare nel letto, a occhi chiusi, | penso, così, come se sognassi, delle cose, | anche delle belle cose, | che mi potevano succedere e non son successe.
31 lug 10 Se hai qualcosa da dire, non far complimenti

(dedicata.
perché scherzo desolata io pure
pur di dirti ancora)
«Accosto la fronte alla tua, si toccano,
dico: “È una frontiera”.
Fronte a fronte: frontiera,
mio scherzo desolato, ci sorridi.
Col naso ci riprovo, tocco il naso,
per una tenerezza da canile:
“E questa è una nasiera”, dico
per risentire casomai
un secondo sorriso, che non c’è.
Poi tu metti la mano sulla mia
e io resto indietro di un respiro.
“E questa è una maniera”, mi dici.
“Di lasciarsi?”, ti chiedo. “Sì, così”.»
(Erri De Luca, in L’ospite incallito, Einaudi 2008)
08 lug 10 Se hai qualcosa da dire, non far complimenti

«Che pu u m suzéd da rèd, e u n sint niseun,
tla cambra schéura, ad sòtta, tra i pan spórch,
a céud la pórta, e a rógg. Dop a stagh mèi.»
(Raffaello Baldini, La cambra schéura, in Furistír, Einaudi 2003)
Che poi mi succede di rado, e non sente nessuno, | nella stanza buia, di sotto, tra i panni sporchi, | chiudo la porta, e urlo. Dopo sto meglio.
02 lug 10 Se hai qualcosa da dire, non far complimenti
(perché io tutto luglio ho deciso mi trasferisco entro l’apposita poesia)
(che diosanto è meravigliosa)

«Il nove luglio, una domenica,
doveva essere verso le cinque del pomeriggio,
a Ciola, proprio in cima,
alla casa di Baròus,
ma di dietro, nell’ombra,
tra la siepe, che di là cala giù dritto
nel fondo di Lasagna,
e il muro, che era tutta una verdura,
con un venticello che faceva ogni tanto
un po’ di tramestío tra le canne,
a un tavolino giocavano a tressette
e tenevano i sassi sulle carte
perché non volassero via. Continua →
30 giu 10 Ci sono ben 2 commenti

«… Viene freddo a pensare
che un insetto quasi invisibile
se gli metti la punta del lapis
davanti
cambia il tragitto,
non si comprende dove stia in quel nullo spazio
il meccanismo del cambiare e c’è.»
(Cesare Zavattini, in Ligabue, Bompiani 2004, p. 58)
29 giu 10 Toh, guarda: un commento

«Dalvólti la véita
la dventa una finèstra
sal ròbi ch’al sta dlà
cumè ti sógn:
un pan che zócla te vent,
un fiòur, una ragaza
e cla luce biènca de mònd
dòu t’a n’i sii.»
(Nino Pedretti, La finèstra, in Voci. Tre grandi poeti in musica, NdA Press 2009, p. 42)
A volte la vita | diventa una finestra | con le cose che stanno al di là | come nei sogni: | un panno che ciondola al vento | un fiore, una ragazza | e quella luce bianca del mondo | dove te non ci sei.
19 giu 10 Se hai qualcosa da dire, non far complimenti
«Qui – vuol dire qui, dove il fiore del ciliegio
vuol essere più nero che laggiù.
Qui – vuol dire questa mano che ad esserlo lo aiuta.
Qui – vuol dire quella nave sulla quale
rimontai il fiume di sabbia:
stretta agli ormeggi essa giace
nel sonno che tu cospargesti.
Qui – vuol dire un uomo che conosco:
la sua tempia è bianca
come la brace che egli spense.
Mi scagliò in fronte il suo bicchiere
e venne,
trascorso un anno,
a baciare la fronte risanata.
Egli mi disse la mala e la buona parola
e nulla più disse da allora.
Qui – vuol dire questa città,
che è retta da te e dalla nube
dall’alto delle sue sere.»
(Paul Celan, Qui, in Di soglia in soglia, Einaudi 1996)
~
Da Parma: il mio ostinato, faticoso, inflessibile eppur paziente “qui”.
13 giu 10 Se hai qualcosa da dire, non far complimenti
«E m’inoltro sospeso, entro nell’ombra,
dubito, mi smarrisco nei sentieri.
E nel ceppo non so che avviene, rigido
nel vortice di foglie macerate
e divise dai rami e dalla terra.
Moto triste che il sole non illumina,
né la luce, ma un lume sotterraneo
di materia romita che ci guarda,
fissa come la luce del pensiero
quando il vento della memoria spira,
sparge e aduna indicibili me stessi.
Tale, credi, non ha sorgente il moto
puro che mi trascina via, risale
lontano ove si scinde la mia vita
in ipotesi oscure, in sofferenze
vaghe, in vicissitudini remote. Continua →
19 mag 10 Ci sono ben 5 commenti
Gabriele D’Annunzio, La pioggia nel pineto (da Alcyone, 1903).
Lettura di Roberto Herlitzka su musica di Yann Tiersen
«… E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancora, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.»
26 apr 10 Ci sono ben 7 commenti
Autoritratto del lunedì n. 6: a pezzi, ma con sylvia plath
(della serie non-è-che-stia-proprio-benissimissimo)
«(…) Sono abitata da un grido.
Di notte esce svolazzando
in cerca, con i suoi uncini, di qualcosa da amare.
Mi terrorizza questa cosa scura
che dorme in me;
tutto il giorno ne sento il tacito rivoltarsi piumato,
la malignità. Continua →