Il mio psicanalista, quando avevo uno psicanalista, c’eran delle volte che si passava l’intera ora senza dirsi niente, zitti. Io stavo zitta perché mi mancava la voglia di dire le cose, lui perché lo faceva un po’ di mestiere, star lì accanto seduto con l’aria serafica come a dire te stai zitta perché ci hai il bisogno profondo di stare zitta, allora è benissimo che stai zitta, se ce ne hai il bisogno, stai pur zitta liberamente. Io, vederlo serafico, capitava che mi veniva un nervoso, una rabbia, stavo ancora più zitta. Alla fine dell’ora gli davo i settanta euro, dopo certe volte pensavo ma guarda ora che ci penso star zitta un’ora per settanta euro, potevo star zitta gratis a casa mia. Invece a ragionarci meglio era mica così vera, come cosa.
Star zitta con accanto qualcuno che ti ascolta attentamente la tua zittitudine, non c’è paragone. A parte che io non so, delle volte pensavo che se ero uno psicanalista facevo un listino che se si parlava mi davi settanta euro, se si stava zitti bastavano tipo trentacinque, ecco. Però boh. Poi magari uno stava zitto apposta per pagare metà: allora no via meglio di no.
Delle volte mentre si stava così zitti mi veniva da piangere, ma piano. Lui sempre serafico si frugava in tasca prendeva il pacchetto di fazzoletti ne sfilava uno me lo porgeva, senza dirmi niente, tutte le volte uguale, però a me ogni volta era un gesto che mi incantava di bontà, da come lo faceva bene che sembrava che tutto il mondo per un momento girasse giusto e gentile intorno a quel fazzoletto. Io continuavo a stare zitta però non mi asciugavo le lacrime che mi piaceva sentirmele scendere e poi gocciolare dal mento sulla maglietta. Mi sembrava che si capisse di più che non stavo proprio benissimo, lasciarle gocciolare, mi sembrava che era uno star zitta ancora meglio. Poi credo che lui si annoiasse anche un po’ meno, quando gocciolavo, che era un diversivo. Ma son mica sicura sicura, di questo.
Il mio psicanalista, quando ce l’avevo, di preciso si chiamava Orlando.
L’Orlando, delle volte, si parlava anche. C’eran le volte che si parlava tantissimo che io se potevo non sarei andata più via, dalle cose che ci avevo da dire, tutte abbastanza sciocchine ma potenti quantitativamente. Che poi in quel periodo oltre alla pazzia ci avevo anche un amore grosso così da dimenticare, una fatica anche quella, che pur di illudermi che ce la facevo uscivo con certa gente che guardate, è meglio se non ve lo racconto, gli uomini che frequentavo in quel periodo lì, madonnina santa: però in compenso mi fornivano molto materiale spassoso per far divertire l’Orlando, che ci avevo a cuore che ogni tanto si svagava anche lui.
Ecco lì, allora, stavo dicendo, le volte che si parlava, poteva anche capitare che mi veniva da piangere più seriamente in maniera più grave, e in quei casi l’Orlando faceva una cosa, bellissima, che è questa: si alzava dal divano o dalla seggiola, si accovacciava davanti a me sul tappeto, a gambe incrociate, sul pavimento, stava lì mi guardava, come dire ecco, guarda, mi son scomodato, ma così volentieri che te non te ne sei neanche accorta dì la verita non te ne sei mica accorta che mi scomodavo, sembrava una cosa proprio naturale, ecco, ora puoi stare anche tranquilla son più vicino, va’, mi son messo qui in basso così te mi guardi solo se vuoi ma io ci sono anche se non mi guardi, e non mi aspetto niente da te, niente di niente, e mi vai benissimo anche così sai, allora mi son messo qui basta che allungo una mano e ti tocco, ti tengo, ti prendo, oppure sto fermo e ti guardo e capisco e va bene e ho abbastanza fazzoletti in tasca da restarci tantissimo!, sappilo.
Allora io credo che in quei casi l’Orlando senza volere faceva una cosa che era meglio se non la faceva, e cioè: mi insegnava un amore che non mi sarebbe più riuscito ritrovarlo, intendo reciproco, e soprattutto gratis.
L’Orlando, col senno di poi, secondo me non era proprio bravissimissimo, come psicanalista. Oppure forse sì, ci dovrei pensare più lungamente. E chissà cosa mi direbbe, oggi, se gli dicessi ciao l’Orlando, senti, quell’amore lì che senza volere mi hai insegnato a pagamento, hai presente, ecco io mi piacque così tanto che mi vengono i miraggi, delle volte, e delle volte mi accorgo che mi viene proprio irresistibile da frugare nelle tasche alle persone, mi vien da cercare quel fazzoletto. Son di una maleducazione, di un’invadenza, che veramente guarda.
Per esempio ti faccio un esempio negli ultimi mesi c’era una persona che mi era venuto il miraggio, ero sicura che ce l’aveva di sicuro il fazzoletto uguale al tuo, anzi più bello con anche i ricamini, gli ho frugato nelle tasche per dei mesi, non mi capacitavo che non mi riusciva di trovarlo, alla fine me ne sono accorta tutto insieme, che non ci aveva neanche le tasche addirittura, allora mi son chiesta dove cazzo ho frugato, io, per tutti questi mesi, ma guarda te che testa mi tocca avere, che questo qui neanche le tasche ci aveva, altro che fazzoletto. Son cose per niente belle, sai. Son cose che uno, se vuol far lo psicanalista bravo, non le insegna ai quattro venti, se le tiene per benino nascoste come segreti. No perché davvero, guarda, vaffanculo. Oh.
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oh, sere, mi piazzi un moto di tenerezza che se potessi questo fazzoletto io te lo stenderei davvero volentieri. io uso i fazzoletti usaeggetta di cars, sai, per via dei bambini e però alle volte compro quelli di hello kitty ma solo se stanno in offerta perchè costano un botto e senti, non vale proprio la pena.
solo che poi questo gesto di darti il mio fazzoletto, comporta che tu poi devi darmene uno tuo e dopo io te ne darei un altro e così via. e dopo se io me li finisco e tu resti senza i miei fazzoletti, succede che ce ne andiamo ognuno per la propria strada, col broncio e senza dirci ciao. io cercherò i fazzoletti dentro le tasche di qualcun altro e tu ricomincerai a pensare all’Orlando generoso.
allora io l’ho pensata così: che secondo me tu hai due tasche bellissime con dentro un pacco famiglia di fazzoletti
nuovi nuovi. che chi cerca trova.
fallo sere, frugati dentro le tasche e trovaci tutto quello che serve. adesso saranno i fazzoletti, domani sarà qualcos’altro. ma sono certa, davvero, sono certa che più certa non si può che tu nelle tue tasche hai tutto quello che ti serve per renderti felice.
E meno male che è passata Lia ( che però non ti ha detto che i fazzolettini di Hello Kitty sono terribilmente profumati : ))
Uh, vero Maria Rosa, il dettaglio profumoso l’ho dimenticato e non è roba da niente!! :-))
Poi adesso stavo pensando che invece dal mio psicoangelo ci trovavo la scatola dei kleenex sopra un tavolinetto accanto alla mia poltrona e che ti servivi da solo al momento buono e all’inizio i momenti buoni sono tanti. ma pure alla fine, eh, se mai ci sia una fine (mioddio) e questi lenzuolini vengon su uno dopo l’altro che quasi ci prendi gusto a prenderne due tre alla volta e poi uno non basterebbe mai, son troppo sottili e i lacrimoni che ti escono in certe situazioni sono troppo pesanti.
Sere, davvero, giuro, senza volerlo: bisogna servirsi da soli. s’ha da imparare, dio quanto s’ha da.
(che sono un cane per come scrivo, senza offendere i cani veri, lo so già)
Ah, prima ho dimenticato un abbraccio che per capire come te lo darei, potresti iniziare ad allargare le tue braccia e arrotolartele intorno! ;-)
Provate i fazzoletti Tempo alla canfora……bisognerebbe che il produttore facesse un monumento all’inventore!
E’ il non plus ultra consumismo: li puoi utilizzare anche se non ne hai alcun bisogno, perchè sono talmente canforosi che basta annusarne uno e ti pizzica il naso e ti viene da starnutire. quindi sono fazzolettini che producono/inducono il bisogno di un fazzolettino……
Bello, interessante e potrebbe anche risultare “utile” quello che hai scritto:
credo di aver capito quello che vuoi dire, dico “credo” perché sempre più spesso ho la sensazione, che si veste da convinzione, che in realtà in un ultima analisi comunichiamo con noi stessi…
anche quando gli altri fingono di comprenderci o sono convinti di capirci, non capiscono un “cacchio”
io sono convinto di aver capito quello che hai scritto qui,
potrei essere l’eccezione che conferma la regola! :)
Cara Sere, l’altro giorno ho letto per caso una frase che C. G.Jung ha scritto, in una delle poche lettere che conosciamo, a Sabina Spilrein. Forse sai la storia, ma ti ricordo:Jung uno pschiatra affermato, 30 anni, lei una sua ex paziente, divenuta medico e sua collaboratrice.I due si amavano, quegli amori giusti, con passione, dialogo dell’anima e creatività. Ma c’era la moglie di lui intenta a ricoprire un ruolo e a sfornare figli e la madre di lei, una rompi terrificante. Così il giovane medico combattuto scrive a Sabina:”io cerco la persona che sia capace di amare l’altro senza per questo punirlo, senza renderlo prigioniero e dissanguarlo: cerco quella persona del futuro che sappia realizzare un amore indipendente da vantaggi o svantaggi sociali affinchè l’amore sia sempre fine a se stesso e non solo il mezzo in vista di uno scopo”. Ho avuto un brivido e ho pensato che peccato sia ormai uno scheletro se no lo avrei amato per il resto dei miei giorni. Allora ti dico : l’amore dovrebbe essere indipendente anche da vantaggi psicologici, per fare la spalla su cui piangere vanno bene le amiche, le mamme un pò, il cuscino di notte è il mio preferito,un blog se vuoi, ma se di lui ti mancano i fazzolettini, non è lui che amavi. L’amore è come un quadro, il soggetto è un paesaggio di anime: la cura, la solidarietà, la divisione dei compiti, ecc. sono solo una cornice. La vita è un”eterno ritorno”(hai presente Nietzche?) ogni momento non deve fagocitare l’altro ma devi amare il fato e accettare questo cammino.Non c’è una meta…la bellezza sta nel sentiero, in quello che provi mentre vivi: guardati intorno. Un abbraccio da quella antipatica.
Miriam,
mi permetto di quotarti,
che belle e “sante” parole hai scritto!
p.s.: io se trovassi una persona così, a lei piacendo, rifarei la pazzia di risposarmi…