«Mè, l’è sgònd cmè ch’a m svégg, u i è dal matéini
ch’a stagh alè a cuvè te lèt, si ócc céus,
a péns, acsè, cmè ch’a insugnéss, dal robi,
ènca dal bèli robi,
ch’a m putéva suzéd e al n’è suzèsti.»
(Raffaello Baldini, La matéina, in Intercity, Einaudi 2003, p. 103)
Io, a seconda di come mi sveglio, ci son della mattine | che sto lì a covare nel letto, a occhi chiusi, | penso, così, come se sognassi, delle cose, | anche delle belle cose, | che mi potevano succedere e non son successe.
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A me questa cosa della cova nel letto, pensando alle cose belle che potevano succedere e però non son successe, assomiglia un sacco ai miei film mattutini :-)
Pure ai miei. Però devo dire io ci ho anche i film pomeridiani… e la sera prima di addormentarmi do il meglio di me! ;)
…logicamente non dimenticherei il “sognare tra un sogno e l’altro” (o “farsi un film tra un film e l’altro”).
Gli innamorati e i pazzi hanno i cervelli in tale ebollizione,
e tanto fervide son le loro fantasie, che concepiscono più
di quanto il freddo raziocinio mai comprenda.
Il lunatico, l’innamorato e il poeta,
sol di fantasie sono composti.
L’uno vede più demoni di quanti l’inferno ne contenga -
e questo è il pazzo. L’amante, frenetico altrettanto,
vede la beltà di Elena nel volto d’una zingara.
L’occhio del poeta, roteando in sublime delirio,
va dal cielo alla terra e dalla terra al cielo,
e mentre la fantasia produce
forme ignote, la sua penna
le incarna, ed all’etereo nulla
dà dimora e nome.
Tali artifici possiede la fervida immaginazione
che se una gioia percepisce,
sùbito concepisce qualcosa che l’arreca.
Shakespeare, “Sogno di una notte di mezza estate”, atto V
Bellissimo.
Grazie.
:-*