31 lug 10 Se hai qualcosa da dire, non far complimenti

(dedicata.
perché scherzo desolata io pure
pur di dirti ancora)
«Accosto la fronte alla tua, si toccano,
dico: “È una frontiera”.
Fronte a fronte: frontiera,
mio scherzo desolato, ci sorridi.
Col naso ci riprovo, tocco il naso,
per una tenerezza da canile:
“E questa è una nasiera”, dico
per risentire casomai
un secondo sorriso, che non c’è.
Poi tu metti la mano sulla mia
e io resto indietro di un respiro.
“E questa è una maniera”, mi dici.
“Di lasciarsi?”, ti chiedo. “Sì, così”.»
(Erri De Luca, in L’ospite incallito, Einaudi 2008)
31 lug 10 Se hai qualcosa da dire, non far complimenti
Il mio cane – chiamato Rascal – stamattina l’abbiam portato la prima volta fuori nel mondo dal veterinario.
Dopo quando si era usciti dal veterinario, ai giardinetti, abbiamo incontrato una canina, la prima cosa che ha fatto le ha dato un pugno sul naso.
Ma come! – gli ho detto – la prima canina che incontri nella tua vita, un pugno sul naso ci dai?
Ne ho ben d’onde!, mi ha risposto.
E niente: son soddisfazioni.
30 lug 10 Toh, guarda: un commento
Ciao.
Nonostante che siamo neanche ad agosto la mia trasferta settembrina ha quasi preso la sua forma definitiva allora ora ve la illustro come d’abitudine per non pensare al disastro di questi giorni che mi avvolge interamente e morte & distruzione: bon: ho scoperto che a Pesaro – provincia di PU (ahah!) regione Marche – vi è una mostra fotografica di Ghirri e Giacomelli contemporaneamente, intitolata: Paesaggi * (un’ottantina di foto, fino al 19 settembre).
Questa cosa dell’accoppiata Ghirri-Giacomelli, devo dire, lì per lì ero perplessa poi dopo mi è parsa ganzissima: cioè capito voglio dire: Ghirri e Giacomelli: che ardito e fecondo contrasto!
Luigi Ghirri, Lido di Spina, 1973
Mario Giacomelli, Campagna marchigiana. Presa di coscienza sulla natura, 1977-2000
Svolgimento: da una parte il Luigi, la sua metafisica di incantamenti immobili e sospesi con quei colori sbiaditi di nebbia e malinconia che ti fan commuovere di meraviglia strana e dura; dall’altra il Mario, che è tutto un contrasto di graffi e cicatrici, ci ha i paesaggi che ti urlano negli occhi robe nere e bianche disperate. Continua →
26 lug 10 Se hai qualcosa da dire, non far complimenti

«Veramente non era stata una mia idea quella di andare in giro con l’automobile, Miriam aveva detto andiamo in giro per la città, approfittiamo di questo sole, di questa bella giornata prima che finisca. Tanto tutto finisce sempre, mi ero detto, e questo era il pensiero più disperato che io avessi mai avuto. Però avevo detto va bene, andiamo.»
(Luigi Malerba, Il serpente, cit., p. 107)
25 lug 10 Ci sono ben 13 commenti
Salve a tutti.
Io da qualche giorno possiedo un nuovo cane che di nome si chiama Rascal. E’ un nome, questo, che non gli piace a nessuno. A noi invece abbastanza, sennò gli se ne dava un altro, ché ci avevamo una lista molto lunga (tipo Klaus, Thomas, Caspar etc.).
Rascal come il famoso procione, per chi come me è nato alla fine dei Settanta ma diciamo pure al quasi inizio degli Ottanta e gli piacevano i cartoni (cartoni non nel senso degli appositi stupefacenti bensì di cartoni animati, che mi rendo conto c’eran tutti i presupposti per fraintedere) – (a tal proposito: dài!, ascolta anche tu la simpaticissima sigla del cartone “Rascal, il mio amico orsetto”!). Rascal anche come birbante scritto in lingua straniera inglese, se vogliamo. Ecco. Continua →
24 lug 10 Se hai qualcosa da dire, non far complimenti

«Io ho sempre sognato di notte da quando mi ricordo. Anche mia madre sognava. Quando si alzava dal letto le facevano male le gambe e le ginocchia per le corse che aveva fatto in sogno. A tavola raccontava a mio padre le lunghe storie della notte. Nei suoi sogni c’era quasi sempre un uomo a cavallo che entrava in scena a un certo punto della rappresentazione. Mio padre odiava questo Cavaliere perché sospettava che fra lui e mia madre ci fosse qualcosa. Così mia madre, raccontando i suoi sogni, incominciò a lasciarlo fuori. Allora rimanevano le praterie, le piste polverose, i sentieri nel bosco, il fiume con il suo grande letto sassoso, e i banditi che la inseguivano (a piedi o a cavallo? domandava mio padre), rimaneva lo scenario pronto per l’entrata dell’uomo a cavallo che doveva salvare mia madre, ma l’uomo a cavallo non entrava. [...] Qualche volta mio padre, che non era stupido, metteva giù la forchetta e usciva di casa.»
(Luigi Malerba, Il serpente, Mondadori 1989, pp. 117-118)
~
(comunque io boh, è che mi viene da piangere per tutto, ma tutto, per esempio questo passo qui, a leggerlo, mi sembra bello e tenero, talmente tenero, mi viene da piangere, come si fa)
21 lug 10 Se hai qualcosa da dire, non far complimenti
«… come se ci trovassimo alla vigilia di un’improbabile catastrofe, o all’indomani di una festa impossibile…»
(epigrafe a Carlos Fuentes, Cambio di pelle, Feltrinelli 1967)
20 lug 10 Ci sono ben 19 commenti
Come si fa, eh, dir le cose quando non si possono dire. Non è un’occupazione facilissima né rilassante, cosa che io invece preferivo, se era. Perché certe cose non si possono dire, non ci sono parole abbastanza, poi su un blog, ma figurati, su un blog come il mio poi, ma figurati di nuovo, figurati. Però a uno gli verrebbe lo stesso da dirle, perché siamo umani e quindi molto sciocchini e fatti di cose che si rompono e quando si rompono delle volte fan fare cose ancor più molto sciocchine tipo scrivere certe cose su un blog e delle volte anche parecchio peggio, cose sciocchinissime e ben più tristi di questa. Ma a noi che ce ne importa.
Allora ora vi racconto una cosa lunghissima e noiosa. Continua →
18 lug 10 Toh, guarda: un commento

«Ma non mi sentii felice. Era una notte avvizzita. Il nero che copriva confusamente il cielo era pieno di strappi ove tremava qualche stella piccola, da quel nero colava per l’aria un impuro grigiore. Andando, non sentivo dormire la terra, come nelle notti vere. Anche l’aria dei prati respirava a stento.»
(Tommaso Landolfi, Nitta, in Italia magica. Racconti surreali novecenteschi, Einaudi 1988)
17 lug 10 Se hai qualcosa da dire, non far complimenti

«In quel periodo incominciavo a avere vergogna dei francobolli e quindi anche di me stesso. Certi giorni rimanevo dietro il mio banco e non osavo voltare l’occhio verso la strada. Trattavo male i clienti. Li prendevo in giro. Lei fa la collezione, fa il collezionista? domandavo, e quello rispondeva di sì. Bravo, dicevo io. Complimenti.»
(Luigi Malerba, Il serpente, Mondadori 1989)