Minuzzoli parmigiani

Allora ora racconto di Parma. Un gran guazzabuglio, avverto. Minuzzolame tosto stavolta (nel senso di melenso et frignoso). Tostissimo proprio. Eh.

A Parma prima cosa non ho fatto nemmeno una foto per via che gli appositi occhi, la maggior parte del tempo, ce li avevo impegnati a piangere. Uh madonna quanto abbiam pianto, a Parma (plurale maiestatis): abbiam pianto in casa fuori casa fermi in movimento sommessamente platealmente da soli e con apposito pubblico: non ci siam fatti mancare proprio nulla. L’ultimo giorno ci avevo una faccia sbattuta, ero fighissima. Modestamente.

Di Parma io stavolta mi ricorderò soprattutto alcune cose, tipo: il sapore dei manghi dell’ortofrutta Singh (i manghi che ho mangiato, io non lo so. ah sì invece lo so: cinque), l’aroma antico di un tè nero con un nome che dentro c’è un lago e il sole e la luna, il profumo di una roba tipo incenso che però proprio incenso non è e per l’appunto ora mi son anche dimenticata, cos’era di preciso, me l’han detto ma l’ho dimenticato perché mentre me lo dicevano io ero impegnatissima a fissarmi in mente quell’odore perché mi rimanesse intorno il più possibile; poi invece no, è scappato dai vestiti e dai ricordi, velocissimo: che merda oh.

Io Parma non ve lo immaginate, a un certo punto, quanto l’ho odiata che le avrei dato fuoco, le avrei, che mi sembrava di stare in una prigione e mi si suicidavano i pensieri, e le ore passate a una finestra a tener d’occhio le bici che passavano, ché le bici che passano nei borghi zitti di Parma ci son dei momenti nella vita che bisogna tenerle d’occhio, bisogna, ma è mica divertente come cosa da fare, anzi è bruttissima, pertanto non ve la consiglio.

Mi ricorderò tutto Rimmel di De Gregori col repeat a oltranza, che mi era presa la fissazione, impastato col rumore delle rotaie dell’andata e del ritorno, e l’emozione forte e non proprio facilissima di quel miscuglio strano di rotaie fissazione musica andate e ritorni. Mi ricorderò di aver detto – ululato, più che detto – un “voglio andare a casa mia” e diversi “non ce la faccio più” – perché non ce la facevo più – , ma senza testimoni; mi ricorderò di aver chiesto aiuto, e di averlo inspiegabilmente ottenuto. Mi ricorderò l’interno della cattedrale, buissimo e deserto eccetto me, la cupola del Correggio che si intravedeva appena ma a me mi piaceva così non ci ho neanche buttato l’euro per far luce (che poi oh, cazzo, un euro, son duemila lire), con quel Cristo che scende a prendere la Madonna e vien giù tutto scomposto con le sottane al vento e intorno c’è tutto un vortice di vertigine bellissima, e i tuoni fuori e la pioggia battente, e la deposizione dell’Antelami che a me mi fa un effetto tipo di intenso ipnotismo, con quella veste di Gesù scolpita come fosse un fiume smosso da tante ondine e i dadi appiccicati al palmo del soldato.

Mi ricorderò anche le bastonate dalla mia fida angoscia – che ultimamente è di nuovo in formissima – a più riprese da togliere il fiato e la voglia, la voglia di ogni cosa, di ogni cosa, e ogni volta è più difficile ritrovarla, quella cazzo di voglia.

A guardare la copertina ondulata del libro di poesie di Paul Celan mi ricorderò la pioggia fitta a vento che l’ha bagnata e poi mi ha spinto sotto i portici del grano, in piazza garibaldi, appoggiata a una colonna a leggere versi:

Poiché già la notte e l’ora,
che dà un nome sulle soglie
a chi entra e chi esce,

approvò quanto facemmo,
poiché nessuno, come terzo, c’indicò la via,

ecco che le ombre non verranno
separate, qualora ci attenda
più di quanto oggi s’annunciò

e poi la voglia sciocca di dedicare quel momento, come se importasse: Ho appena scoperto che Paul Celan è uno dei miei poeti preferiti, ho scritto, e a pensarci ora mi sento piccina così.
E il Bertolucci de La camera da letto, così bello da doverlo leggere ad alta voce anche da sola, che lo sentano anche i muri, che piangano un po’ anche loro, che si stupiscano, che la assorbano fino a grondarne, la malinconia fonda che viene dalla meraviglia docile di quei versi.

Mi ricorderò che a un certo punto ero emozionatissima.
Mi ricorderò una voce, spero, fino a che non me la scordo.

Poi mi ricorderò anche che guardando il soffitto stesa a letto l’ultima notte, da sola, ho detto una cosa, al soffitto l’ho detta, gliel’ho anche ripetuta, e poi ripetuta e ripetuta e ripetuta, finché mi ha guardato con quel fare tipico dall’alto in basso che ci hanno i soffitti mi ha detto Beh ma basta abbiam ben capito il concetto, veh!. Allora per dispetto gliel’ho anche ripetuta, quella cosa, e poi ripetuta e ripetuta e ripetuta, ed è stato commovente e rovinoso come un masso enorme in bilico da millenni che a un certo punto, così senza dir niente a nessuno senza un minimo d’avvertimento spatapunfete!, cade, e lascia un vuoto d’aria spaurita che a te ti sembra di non saper più che farne, che un po’ ti esalta un po’ ti sgomenta (ma forse più sgomenta che esalta, suggerisce il soffitto, che alla fine s’era anche appassionato, il pettegolo).

Parlare con i soffitti, ve lo consiglio: di solito son molto pazienti e ottimi ascoltatori davvero, non si scompongono nemmeno a fronte delle stronzate più audaci. Noi per esempio abbiam parlato a lungo circa la possibilità di evitare una certa situazione mentale palesemente deleteria per il mio equilibrio psichico/emotivo già così bastevolmente compromesso di suo: ne è scaturito il seguente dialogo:

Me: «Allora senti, soffitto, ti volevo dire: secondo te c’è modo di evitare questa situazione mentale palesemente deleteria per il mio equilibrio psichico/emotivo già così bastevolmente compromesso di suo?»

Soffitto: «No»

Me: «Benissimo. Buonanotte»

Soffitto: «Buonanotte»

I soffitti ci hanno il dono dell’incisività, tra le altre cose.
E mi conoscono di un bene, ma di un bene.

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6 comments

  1. stasera ci provo anch’io, parlare coi soffitti. speriamo sia una cosa produttiva ché perdere le giornate come niente mi mette un nervoso, tipo ieri brutta giornata, finisco di lavorare dico vado a casa e leggo ad alta voce A colpi d’ascia di Bernhard che mi sembra un libro talmente bello che come dici devono sentirlo anche i muri (e secondo me a casa mia visto i muri lo sentono anche i vicini) invece arrivato a casa mi sono addormito due ore, e dopo non sono più riuscito a svegliarmi tanto bene da leggere. diobono che nervi perdere del tempo così. stasera provo a metterlo a frutto, parlando col soffitto.

  2. ah sere, c’è poi sempre quella cosa che i feed che son mozzi, però magari è voluto quindi niente, però ci sempre sempre.

  3. oh, bloggo, ciao: ben ritrovato :)

    a me parlare al soffitto mi è sempre di grande aiuto e conforto, una cosa molto produttiva insomma, speriamo che ti frutti anche a te (comunque sai dipende anche un po’ dai soffitti, tocca provare e regolarsi di conseguenza: il mio per esempio lì a parma ci aveva le travi a vista, son tra quelli più espansivi).

    PS a proposito dei feed – ora te penserai che non gli voglio per niente bene ai miei lettori, e infatti è proprio così, ma non è questo il punto: devi sapere che dopo che me l’avevi detto io li avevo messi interi, bravissima, poi dopo poco ho aggiornato wordpress, che son sempre momenti per me molto difficili e dall’esito incerto, infatti andò a finire che mi si cancellò tutto il blog e da allora ho giurato che mai più e mai poi, aggiornare wordpress: ma non è neanche questo il punto. il punto è che dopo quel funesto aggiornamento a me i feed non ne han più voluto sapere di diventare lunghi, anche spuntando l’apposita casellina, niente, non si son più ripresi e io non so che farci. mi dispiace molto, ma spero che capisci. ciao bloggo, buona giornata.

  4. PPS – mi hai fatto venire in mente che io da qualche parte ci ho Il soccombente, di Bernhard, ancora incelofanato. che brutta cosa. ora lo cerco subito guarda. grazie.

  5. A pensarci bene Il soccombente sembra proprio un lungo sproloquio contro il soffitto. Parole scagliate tutto d’un fiato, come un urlo liberatorio che però di liberatorio non ha nulla. Sicura che sia il caso di leggerlo proprio ora? Il tuo equilibrio psichico/emotivo potrebbe non gradire!

  6. Manfredi
    prima cosa io vorrei proprio sapere cosa ci fai te fuori dallo spam: vediamo di non prendere cattive abitudini! ;)

    quanto a Bernhard, se aspetto di avere una situazione psichico/emotiva più consona rischio di dipartire senza averlo letto, credi a me. e poi le letture rischiose son le mie preferite, ora che mi ricordo.

Dimmi pure, eh

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