«Mi è sempre stato difficile trovare qualcuno con cui parlare. Che cosa si dicono gli uomini? Certi giorni vado per la strada e vedo gente al caffè che parla, gente per la strada che parla muovendo le mani e le parole dell’uno si accavallano a quelle dell’altro, e poi in macchina, un uomo al volante parla con quello che gli sta vicino, anche in bicicletta, voglio dire da una bicicletta all’altra gli uomini riescono a parlare. Ma che cosa si dicono? Che cosa hanno da dirsi? Certe notti di insonnia sento dalla finestra delle voci. Mi affaccio e vedo due o tre uomini che fanno qualche passo e poi si fermano, e parlano, poi fanno qualche passo ancora e riparlano. Ma dove si trovano gli uomini per parlarci insieme? Ho provato a andare al caffè, ma ho parlato soltanto con il cameriere, mi dia un caffè e poi mi dia un altro caffè.»
(Luigi Malerba – che è nato a Berceto (provincia di Parma!) – , Il serpente, Mondadori 1989, p. 39)
Bello, mi piace questo modo di scrivere di questo tizio, che assomiglia un po’ anche al tuo. E’ simpatico, è il modo di parlare di chi la vita a volte, più che viverla al 100% la guarda, guarda la sua stessa vita e la vita degli altri, come fosse un film, come se non lo riguardasse in prima persona, come se si parlasse d’altro di qualcosa che quasi non lo tocca, lontano da se stesso, eppur parla di lui!
Comunque di uomini con cui parlare se ne trovano, il casino è trovare uomini e donne con cui non ci si stanca mai di parlare, ed il parlare perdura nel tempo. Questo è più difficile, e quando lo si trova, è un dono prezioso.
eh sì, è un tizio proprio ganzo, il Luigi.
guardarsi vivere è un po’ una maledizione.
in compenso talvolta è bellina da leggere, come maledizione. è già qualcosa. se era brutta da leggere, era peggio.
concordo sul dono prezioso.