«Era il male oscuro di cui le storie e le leggi e le universe discipline delle gran cattedre persistono a dover ignorare le cause, i modi: e lo si porta dentro di sé per tutto il fulgorato scoscendere d’una vita, più greve ogni giorno, immedicato.»
(da C.E. Gadda, La cognizione del dolore, qui come epigrafe a Giuseppe Berto, Il male oscuro, Mondadori 1964)
~
(no perché bisogna anche sapere che Il male oscuro di Berto, per me, a livello di libro farne a meno nella vita sarebbe difficilissimo, lo considero proprio un capolavoro assoluto, come si suol dire, e se dovessi sceglierne solo tre, di libri, come sempre accade di doverne scegliere tre prima o poi nella vita, lo sanno tutti, tipo quando vai su un’isola deserta con la valigia piccina, cose così, ecco, io lui di sicuro lo sceglierei per primo – e poi dopo La coscienza di Zeno – e poi dopo ancora il Voyage di Céline. Per dire. Son cose interessanti e significative, converrete tutti. Eh.)
Ma sai che “Il male oscuro” non l’ho mai letto?
Di Giuseppe Berto lessi – moltissimi anni fa – “La gloria” e mi piacque molto, poi….non so, è uno scrittore del quale non so niente, che non ho mai considerato di approfondire; magari un giorno mi ci metto e poi leggo tutto quello che ha scritto….
Però, nella borsa dei libri per l’isoletta, mi sa che metterei dentro anche “La cognizione del dolore” .
Per me è lo stesso: io di Berto non ho letto altro, posso neanche dire che lo conosco o che mi piace come scrittore, alla fine: ma Il male oscuro, ah!, che libro. Che libro!
Però non saprei se consigliartelo o meno: credo sia uno di quei libri che si apprezza pienamente solo se si è vissuto in prima persona ciò di cui è fatto, e cioè depressione – il “male oscuro”, appunto – , nevrosi ansiose assortite, arrovellamenti psicanalitici e compagnia bella.
Ma forse mi sbaglio, ché i libri conoscono spesso strade alternative per arrivarti in fondo, per quanto distante tu possa essere dal nocciolo della questione. Sicché io fossi in te proverei comunque: è un libro da conoscere, senza dubbio.
Col Carlo Emilio invece ci ho un rapporto irrisolto. Lessi La cognizione troppo tempo fa, ne ho un ricordo colpevolmente sbiadito e poco convinto (diversamente dal Pasticciaccio, che ho detestato nitidamente e con convinzione). Toccherà farci di nuovo i conti prima o poi: nel frattempo lo lascio a casa, giocoforza.
Non c’entra con questo argomento, ma con il tuo vecchio elenco di Case editrici italiane: completando la collezione dei libri di Tullio Avoledo (un grande!) mi sono imbattuto in una che non avevo mai sentito nominare.
http://www.ibs.it/code/9788889014868/avoledo-tullio/ultimo-giorno-felice.html
Il Pasticciaccio…..
Lettura ostica anzichenò, magari ti incazzi pure quando lo termini e ti rendi conto che non saprai mai “chi è l’assassino”….
Però, a mente fredda, non si può non restare ammirati dalla ori-genialità della scrittura…..Un libro il cui valore lievita col tempo nella memoria.
Lo metterei, nel settore “opere immortali”, nella stessa sezione del “Voyage” , del “Lord Jim” e del “Cambio di pelle” di Carlos Fuentes…..che discendano tutti dal “Don Chisciotte”?
Boh, resto sempre un po’ perplessa: non sempre “originalità” fa rima con “genialità”, e poi sai io c’ho una cosa mia che le cose programmaticamente anti-comunicative (come secondo me è il Pasticciaccio) mi stanno un po’ sui coglioni in generale, allora parto prevenuta, poi dopo fatico di più a cambiare idea.
Grazie del link: tu segnala sempre anche se non c’entra, che a me mi fa sempre piacere :)