«Nel 1960 è andato ad abitare in città, a Modena. Quelli a Modena sono stati gli anni più difficili… Verso il 1968 lavorava per una società immobiliare, in uno di quei palazzoni di vetro che gli facevano orrore. Mentre era al lavoro spesso si chiudeva nel gabinetto a leggere: “Ghirri, venga fuori, lo sappiamo che sta leggendo!”.»
(Gianni Celati, postfazione a Luigi Ghirri. Lezioni di fotografia, Quodlibet 2010)
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(poi volevo solo dire che la presentazione di questo libro qui, ieri, col Celati e il Cavazzoni presenti e rimembranti e le foto del Luigi che intanto andavan dietro sullo schermo del cinema – si era al cinema – , è stata una cosa bellissima e triste e divertente e emozionante e altre cose di sicuro, tutte insieme, che uno a non esserci stato si deve solo vergognare e basta.)
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Ecco. Io sono in studio, tecnicamente dovrei lavorare ad un atto di citazione et similia.
Ma.
Vorrei potermi chiudere in bagno a leggere. E di certo non una rivista giuridica.
BUENA VIDA