Alla fine me ne sono usciti un pochini (di minuzzoli)

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C’era questa foto di Alessandra Spranzi – mi pare – che ritraeva degli anellini di pongo di tutti i colori, mi piaceva tantissimo.

A Reggio Emilia quest’anno il tema del festival Fotografia Europea era l’incanto, e io mi sono incantata un continuo, coerentissima, e così davanti a tutti. Mi incantavo talmente che c’è uno che per strada mi ha fermata mi ha detto Sei bellissima. E non aveva neanche molto bevuto.

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Vetrina di giocattolaio a Tivoli con abbondanza di Barbapapà (quello più grande nero è Barbabarba, l’artista della famiglia, ed è l’unico che ha i peli)

A Tivoli nessuno mi ha detto che ero bellissima nonostante abbia anche lì subìto diversi incantamenti per esempio quando ho visto una vetrina di giocattolaio che ci aveva tutti i peluche Trudi che io potevo desiderare e anche i peluche dei Barbapapà e le tazze, e io infatti ho comprato una tazza che rappresenta il Barbapapà – il babbo, quello rosa – che tramite apposito barbatrucco si è trasformato in tazza; quello è stato in effetti un momento molto incantevole che dovevo essere altrettanto bellissima, solo che non se n’è accorto nessuno.

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Dentro Villa Gregoriana ho parlato quantomai da sola tanto non c’era anima viva e specialmente quando arrivavo in prossimità di grotte tipo quella delle Sibille o del Nettuno solevo esclamare ohiohi che impressione no via non ce la faccio ad affacciarmi che impressione!, tipo per farmi coraggio. Mi facevano molta impressione. Ma un’impressione bella di sublime kantiano, sicché alla fine mi affacciavo pur coprendomi gli occhi e guardando dagli spiraglini fra dito e dito e continuando a dire uh mamma che impressione. Una visita a Villa Gregoriana io la consiglio a tutti, se me lo chiedono.

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Quando sono uscita da Villa Gregoriana mi son messa seduta sulla panchina sotto il tempio di Vesta, ci son stata tipo tre ore senza fare niente, con i pensieri pigri e i polpacci doloranti – io i polpacci si vede li adopero proprio pochino, nella vita di ogni giorno – , fino a che è ricominciato a piovere. Ogni tanto passava della gente si appoggiava alla balaustra stava un po’ lì a guardare il panorama ma io non me la ricordo, tranne un bambino che tirava manciatine di pietruzze nel sottostante strapiombo e Guarda mamma tiro i sassi alle formiche!, diceva.

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Nella metro di Roma le scale mobili son così ripide che a me mi vengono le vertigini, e poi non finiscono mai. Quando le prendo io da questa mia paura percepisco tutta la mia ruralità, e mi sto molto simpatica.

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A Reggio Emilia un simpatico signore mi ha fermato per chiedermi un’informazione su come arrivare alla Sinagoga che c’era una mostra di quelle del festival, dicendomi Venga qui lei che mi sembra un’aborigena!. Io, sembrare un’aborigena di Reggio Emilia, ne sono andata fierissima per tutto il pomeriggio.

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A Tivoli ho mangiato solo yoghurt alla fragola e risotti in busta Knorr pronti in quindici minuti. A Reggio Emilia invece solo macedonie e yoghurt gelato nella yoghurteria di piazza Casotti (ah no anche pezzi di focaccia e erbazzone, ora che mi ricordo, nella focacceria che c’è lì in piazza Prampolini).

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Ventrina di giocattolaio a Tivoli (lo stesso di prima) con abbondanza di Trudi. C’era anche il bradipo, che io ormai avevo perso le speranze credevo esistesse solo nella mia fantasia, come peluche, invece no, esiste davvero, solo che costava 54 euro allora niente, tocca fare senza bradipo

Tivoli con la pioggia è una cosa che secondo me è la quintessenza della desolazione. Tivoli in generale secondo me è un po’ la quintessenza della desolazione. Ma certo non mancano gli aspetti molto belli anche se di un bello strano, tipo: gli stabilimenti abbandonati, che io volevo anche scendere a camminarci nel bel mezzo dato che c’è un’apposita via ma avevo paura che mi stupravano essendo luogo molto solitario e abbandonato a se stesso, allora meglio di no. Però forse allora è una desolazione anche quella un po’ incantevole, quella di Tivoli, a pensarci. … Mannò forse no via.

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Dicevo che a Tivoli ci son tutti questi stabilimenti abbandonati che hanno un loro fascino tutto particolare, se ero un maschio non stuprabile ci andavo di sicuro a vederli più da vicino

Una mattina presto mentre guardavo giù dalla finestra che dà su piazza San Prospero di Reggio Emilia mentre la signora del b&b mi stava preparando il caffellatte ho pensato che se mi immaginavo fortissimo che una certa persona si materializzasse lì nella piazza alla fine si sarebbe materializzata davvero e io ne sarei stata molto contenta, credo. Perché mi sembrava l’unica spiegazione plausibile, questa qui della materializzazione in seguito ad intenso pensamento. E niente, non si è materializzata. Allora io, le spiegazioni plausibili, meglio se non prendo troppe iniziative. Successivamente mi è accaduto anche in altre parti di Reggio Emilia, immaginarmi questa cosa dell’apparizione a sorpresa della tal persona, che però non si è mai verificata. Di conseguenza vaffanculo.

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“Allora, si sa nulla?”, gli ho chiesto al telefono al mio babbo quando gli ho telefonato da Villa Gregoriana, in mezzo agli scrosci di cascate che non si capiva neanche tanto bene cosa si diceva, “No ancora nulla, dice la prossima settimana”. Poi dopo che avevo attaccato gli ho mandato una foto per fargli vedere com’era bello, dov’ero io in quel momento, che sembrava la giungla.

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A Reggio Emilia ho visto Ligabue – non il pittore, che tra l’altro è morto: il cantante – che passeggiava vestito tutto di blu stile benzinaio e quando si è voltato io sono scappata che avevo molta vergogna che mi riconoscesse a sua volta. Per l’imbarazzo ho anche perso il calzino dove tengo il Poldo, son poi tornata a raccattarlo quando Ligabue ero sicurissima che non c’era più.

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Una mattina saran state le cinque avevo tossito tutta la notte mi sono affacciata alla finestra che dà sulla piazzetta del Comune, a Tivoli, c’era la luce dei lampioni che mista a quella dell’alba faceva dei colori per niente normali che mi ricordo ho anche pensato Se ora arrivan gli ufo, io sono impresentabile.

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Finalmente ho visto la mostra di Hopper e poi anche quella del Merisi, a Roma. Una cosa molto istruttiva di andare alle mostre è ascoltare i commenti eruditi dei visitatori, che per esempio di fronte ai quadri di Hopper dicevano estasiati Eh, vedi, la luce di Hopper!, e davanti a quelli di Caravaggio invece dicevano Eh, vedi, la luce di Caravaggio!.

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Una cosa ganza della mostra di Hopper era che han ricreato il bar del quadro The nighthawks a grandezza naturale che ci potevi anche volendo entrare dentro farti la foto seduto al bancone con gli altri personaggi. Poi il resto dell’allestimento faceva così schifo che quasi quasi facevan schifo anche i quadri che invece alcuni eran bellissimi, ma proprio maltrattati

A Tivoli ho preso tre volte il gelato al lampone e al pistacchio per motivi estetici, perché mi piaceva troppo come stavano insieme il fucsia e il verde. A Reggio Emilia invece un pomeriggio ho preso un gusto di gelato che di nome si chiamava Giovanna.

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Cose esteriori che mi piacciono dell’Emilia: per esempio il bicchierino di acqua gassata che ti danno sempre insieme al caffè, o quando fuori dalle edicole c’è l’Unità spaginata attaccata al muro. Poi penso sempre che io sono l’antitesi dell’emilianità, l’opposto in tutto e per tutto, allora per quello forse mi piace in una maniera così esagerata da averne proprio bisogno, e come a me le cose – e le persone – che mi piacciono in generale mi piacciono sempre in questa maniera esagerata pesantissima che poi finisco sempre che ci sto male non ne posso più e nemmeno loro, le cose e le persone, ne possono più, e anche l’Emilia allora forse prima o poi non se ne potrà più l’una dell’altra.

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Alla stazione di Bologna a uno che mi ha urtata malamente con il trolley al binario due piazzale ovest da dove son soliti partire i regionali per Parma gli ho urlato dietro Scostumato!. Poi dentro la sala d’aspetto c’è la stanza delle coccole, che è un nome bellissimo e io vorrei sempre entrarci, ma non posso perché è per bambini e io non sono più una bambina.

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Il giardino di Villa d’Este io credevo che mi piaceva tantissimo, mi è piaciuto mica tanto. Mi ricordo però il freddo sulle mani e sui polsi tuffati nell’acqua di una fontanella, questo piccolo sollievo, e poi la pioggia di nuovo, a goccioloni improvvisi e pesanti, davanti alla statua pluritettuta.

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A Villa Adriana poi io alla fine non ci sono andata. Ho ragione di credere sia stato meglio così.

E niente, son minuzzoli più a cazzo di cane del solito, mi rendo ben conto, ma se voi sapeste lo stato mentale mio di questi giorni, ecco, voi mi direste Ma brava Serena che se non altro ti ricordi ancora come si scrive, come si pigiano i tastini e come si pubblica un post su un apposito blog, e fa nulla se per il resto non ci capisci più un tubo e sei fuori in una maniera che erano anni, che non stavi così fuori, che quando poi toccherà rientrare vedrai, il casino, vedrai, eh, che goduria. Brava davvero, bravissima. Proprio brava, guarda. No, sul serio, brava. Bravissima. Grazie grazie.

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10 comments

  1. :) scrivi troppo in modo buffo, buffo carino eh :) intendi bene, mi piace proprio ehehehe …però gnamo, ti picchierei, Ligabue lo potevi salutare!! E dovevi anche fare una foto insieme, io pagherei mannaggia!

  2. eh lo so ma io mi vergogno troppo, far queste cose, come prima cosa mi viene da nascondermi per non far capire alla persona nota che l’ho riconosciuta. certo che se facessero tutti come me, i cantanti sarebbero tutti tristissimi, a non esser mai riconosciuti, poverini.

    esser buffa va benissimo, grazie :)

  3. Sere, una diagnosi è l’inizio della guerra.

    Non provare tanto sgomento perché queste guerre si possono vincere.

    Baci

  4. Maria Rosa
    hai molta ragione, e io infatti spero, e forte: dopo la botta iniziale ora mi riesce anche sperare che vada tutto a posto.

    il fatto è che lo sgomento, a partire da lì, si è poi allargato ad altri ambiti ed emozioni talmente diversi, e anche frivoli se vuoi, in confronto alla malattia, ma che ugualmente mi sconvolgono a sufficienza, mi impauriscono, mi tolgono ogni lucidità. ecco come stanno le cose, come sto io, che mi sfugge tutto, proprio niente riesco a trattenere, e tutte queste cose insieme io semplicemente non ce la faccio, era meglio una alla volta, forse, ma forse neanche.

  5. è bello viaggiare da soli..si percepisce maggiormente il proprio stato interiore, come se si avessero gli occhi rivolti dentro sè, oltre che all’esterno.

  6. Francesca
    verissimo. io infatti non credo potrò farne più a meno, ora che mi ci sono così abituata. lo sento come uno spazio necessario – talvolta triste eh, malinconico, difficile, stronzo, ma necessario – da salvaguardare e coltivare, anche in presenza di eventuale apposito compagno.

  7. Mah, non so….Io viaggio molto (per lavoro) da solo, per periodi – spesso – lunghi ed in posti – spesso – sperduti….
    Quando vago per diletto, però, preferisco avere sempre almeno un compagno/a….anche se questo fatto mi preclude luoghi che avrei avuto possibilità di visitare “en passant” con relativa facilità (cito Luang Prabang o Capetown, tra gli ultimi); però poi rimando, in attesa di riuscire ad organizzare queste escursioni in compagnia, il che a volte non è semplice!
    E poi, a corollario, l’”apposito compagno”, per dirla con la tua bella immagine, nel mio caso è di una sedentarietà rara!

  8. Suggerimento per una escursione:
    ho saputo che a Milano ci sono due interessanti mostre fotografiche:

    http://www.formafoto.it/_com/asp/page.asp?g=h&s=i&l=ita
    e
    http://2photo.org/stanley-kubrick-fotografia-19451950/

    Inoltre, a 40km verso est c’è anche questo posto, da visitare….

    http://www.villaggiocrespi.it/

    Che dici, merita, un weekend milanese?

  9. Maurizio
    viaggiassi sola per lavoro quanto te probabilmente anche io necessiterei di compagnia nelle trasferte dilettuose. chissà. e comunque te sei su un altro livello: se il mio “viaggiare” fosse in luoghi più remoti, come il tuo, allora è probabile che da sola mi sentirei sperduta.

    Ganzo il villaggio Crespi!
    Un weekend milanese secondo me merita sempre: c’è sempre qualcosa che vale la pena vedere. Ora lasciamo perdere che io dopo l’ultima volta mi sono un po’ disgustata, e ne passerà di tempo prima che ci torni… Non fosse per questo, meriterebbe eccome :)

  10. Alessandro Martini

    Sono entrato qui casualmente, perchè ho messo su: Google – Quadri di Hooper – Immagini, e ho scoperto questo blog molto interessante perché tu scrivi in modo davvero interessante e coinvolgente. E poi abbiamo in comune il fascino per gli stabilimenti abbandonati ed il fatto che, pur essendo un uomo, ho paura ad avventurarmi in posti sperduti. Persino se sono con la mia mountain bike. Ciao! Alex.

Dimmi pure, eh

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