29 mag 10 Ci sono ben 2 commenti

Allora c’è questo Edoardo che ama questa Teresa, che però non lo riama, come delle volte può capitare nella vita di tutti noi. E questo Edoardo, alla Teresa, le scrive lo stesso delle raccomandate a sfondo amoroso, per via che l’amore, quando si ama, vien parecchio da dirlo a prescindere.
Poi però succede che la Teresa a un certo punto dice no va beh ‘desso veramente basta, queste raccomandate a sfondo amoroso, non se ne può più. Allora l’Edoardo, pur di continuare a scrivere a questa Teresa che non lo ama ma lui invece sì, inizia a scriverle di tutto – ma tutto tutto eh – , pur di scriverle: fuorché l’amore. E con posta ordinaria. Continua →
27 mag 10 Se hai qualcosa da dire, non far complimenti

«Intanto nel maggio 1950 mio padre inizia la relazione con Alda Merini, relazione molto importante nella sua vita di quegli anni, poi tutto si è aggravato per il palese squilibrio mentale della Merini. La quale un giorno incontra mia madre e le dice: “Signora, lo sa che mi sono innamorata di suo marito?” “Ma se lo prenda, benedetta, se lo prenda!” ha risposto lei.»
(Lietta Manganelli, in Album fotografico di Giorgio Manganelli, commento alla foto n. 38, Quodlibet 2010, pp. 46-47)
25 mag 10 Se hai qualcosa da dire, non far complimenti

«Lui ha sempre girato con la sua macchina da scrivere che si chiamava Patrizia; come uno che ha due mogli, lui ebbe due macchine da scrivere. La prima si chiamava Tutankamen ed era una vecchissima macchina; poi suo fratello gli regalò questa Olivetti che si chiamava Patrizia che mio padre si portava dietro dovunque e dappertutto. L’unica volta che non se la portò dietro perché aveva troppi pacchi e valigie, ha detto: bah, mi daranno qualcosa lì; era andato a Francoforte alla fiera del libro; gli dettero una macchina semplicemente elettrica, di quelle con il display piccolissimo; lui incominciò a scrivere, dopo di che l’abbandonò sdegnato dicendo: questa macchina scrive quello che vuole lei, e per di più mi guarda male.»
(Lietta Manganelli, in Album fotografico di Giorgio Manganelli, commento alla foto n. 82, Quodlibet 2010, p. 83)
20 mag 10 Ci sono ben 3 commenti

«Un uomo sta cercando di dimenticare una donna; non è una situazione eccezionale, non fosse il fatto che egli non ama quella donna. Una donna cerca di dimenticare un uomo, anche essa un uomo che non ama. Non hanno avuto alcun rapporto amoroso, nemmeno erroneo, non si sono fatte dichiarazioni, ma forse hanno fatto delle ipotesi e dei progetti putativi. Le ipotesi tenevano sempre conto del fatto che l’uomo e la donna non si amavano, e tuttavia erano delle ipotesi che riguardavano la donna e l’uomo. Hanno parlato di molte cose indifferenti, e di talune cose importanti ma estremamente generiche. No, forse astratte sarebbe la parola più esatta. Così, entrambi si sono irretiti in un gioco inconsistente di astrazioni, effettivamente deserte, ma la cui potenza mentale è intensa. Dunque, cercano di dimenticare le astrazioni? Continua →
19 mag 10 Ci sono ben 5 commenti
Gabriele D’Annunzio, La pioggia nel pineto (da Alcyone, 1903).
Lettura di Roberto Herlitzka su musica di Yann Tiersen
«… E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancora, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.»
17 mag 10 Ci sono ben 10 commenti
C’era questa foto di Alessandra Spranzi – mi pare – che ritraeva degli anellini di pongo di tutti i colori, mi piaceva tantissimo.
A Reggio Emilia quest’anno il tema del festival Fotografia Europea era l’incanto, e io mi sono incantata un continuo, coerentissima, e così davanti a tutti. Mi incantavo talmente che c’è uno che per strada mi ha fermata mi ha detto Sei bellissima. E non aveva neanche molto bevuto.
Vetrina di giocattolaio a Tivoli con abbondanza di Barbapapà (quello più grande nero è Barbabarba, l’artista della famiglia, ed è l’unico che ha i peli)
A Tivoli nessuno mi ha detto che ero bellissima nonostante abbia anche lì subìto diversi incantamenti per esempio quando ho visto una vetrina di giocattolaio che ci aveva tutti i peluche Trudi che io potevo desiderare e anche i peluche dei Barbapapà e le tazze, e io infatti ho comprato una tazza che rappresenta il Barbapapà – il babbo, quello rosa – che tramite apposito barbatrucco si è trasformato in tazza; quello è stato in effetti un momento molto incantevole che dovevo essere altrettanto bellissima, solo che non se n’è accorto nessuno. Continua →
17 mag 10 Toh, guarda: un commento

«… come quando da piccolo senti parlar dell’amore che ti chiedi: Ma cos’è, questo amore?»
(Paolo Nori, Spaccarsi la testa. Discorso sul romanzo italiano del novecento, in Pubblici discorsi, Quodlibet 2008, p. 105)
16 mag 10 Toh, guarda: un commento
Keith Jarrett al pianoforte, Charlie Haden al contrabbasso.
Assaggi sul sito della ECM, scaricaggio su iTunes.
Ci sciolgo dentro quelle due o tre attese bastarde, di notte.
15 mag 10 Ci sono ben 2 commenti
Va’, piove. Che due maroni.
A me mi fa freddo, mi girano tantissimo i coglioni, ho sonno, sono debole, sono triste, mi sento sola, mi sento male.
I minuzzoli dell’ultima trasferta doppia roma/tivoli + reggio emilia non mi va, metterli. Che peccato, erano anche tanti e diversificati. Eh ma proprio non mi va. Neanche le foto mi va. Magari un altro giorno, oppure mai.
A giugno vado a Parma, c’è questo Parma Poesia Festival dal 15 al 19 che non so com’è, allora nel dubbio vorrei andare a controllare (qui c’è anche l’apposito sito, però ancora non c’è traccia del programma, però magari vi interessa che c’è il concerto di Bob Dylan, il 18 giugno, al Parco Ducale), però siccome non mi aspetto granché e poi Parma mi sta anche un po’ sulle balle a livello di città nonostante sia in Emilia, ecco, ho in programma di allargarmi anche un po’ nei dintorni tipo la fondazione Magnani Rocca (sito), Fontanellato, Modena un saltino ci si fa sempre già che siam lì dài, Sabbioneta magari anche, boh, ma che cazzo ne so. Continua →
14 mag 10 Se hai qualcosa da dire, non far complimenti

«Poi il mare si oscurò.
Che rimase?
Nulla. Appena un palpito, un soffio, il respiro lieve di un bimbo caduto sull’inganno del suo primo amore.
Andiamocene in punta di piedi.»
(Alberto Savinio, Tragedia dell’infanzia, Adelphi 2001, p. 118)