Leggo su L’Unità: «Oggi, a Bari, verrà somministrata la prima pillola abortiva Ru486. In un paese normale, questo sarebbe un fatto estremamente privato. In Italia è diventato un caso pubblico. Con Don Benzi che organizza preghiere davanti l’ospedale e la Lega che impone diktat sull’uso del farmaco.»
Ora a parte la Lega, che va be’, cosa ti vuoi mai aspettare… Ma: preghiere davanti l’ospedale? PREGHIERE DAVANTI L’OSPEDALE????
Allora se permettete io mi incazzo. Allora basta, davvero basta, non ce la faccio più. A star zitta, non ce la faccio più. A non dire la mia, pubblicamente, a non mettere in piazza i miei panni sporchi nella speranza che anche solo una – UNA! – di quelle persone che pensano che abortire con la fantomatica pillola Ru486 sia come buttar giù un Moment si ravveda, la smetta di sparare stronzate su un qualcosa che non conosce, e già che c’è capisca anche che andare a pregare fuori dall’ospedale significa fare deliberatamente del male al prossimo, moltiplicare per cento il dolore di chi si è recato lì per interrompere una gravidanza, mettercela tutta – ma proprio tutta!, con profondo sadismo! – per farla sentire una merda ancor più di quanto già non si senta. Ma bravi. Ma complimenti. Ma che bello, lo spirito cristiano: che non si chiede il perché e il percome di niente, e spara a zero sul prossimo a suon di stronze preghiere. Ma che bello.
Allora lasciate che vi racconti, che vi spieghi, io che ho abortito con la Ru486 nel febbraio del 2006. Sento che è necessario. Anche se questo blog è quanto di più inadatto ad accogliere un discorso del genere. Ma è casa mia, e tanto basta. Forse quello che scriverò potrà urtare qualcuno, perché lo scrivo con comprensibile rabbia: smettete di leggere qui, se vi pare.
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Premessa: abortire con la Ru486 significa vivere in piena coscienza OGNI SINGOLO ISTANTE. E’ uno stillicidio che dura giorni e giorni, e ad occhi sempre aperti. E’ una tortura fisica e psicologica.
L’aborto chirurgico, per quanto traumatico, se non altro ti concede il beneficio di una momentanea incoscienza: ti svegli, e il bambino non c’è più. Vivi e patisci il prima e il dopo, ma almeno ti viene risparmiato il durante. Con la Ru486 no, non funziona così. Nessuno sconto. Nessuno.
La prima pillola è di mifepristone. La sua funzione in sostanza è quella di “spegnere l’interruttore”: i recettori di progesterone (l’ormone che serve a sostenere l’avanzare della gravidanza) vengono disattivati, e l’embrione cessa di svilupparsi: muore.
I giorni successivi, di inevitabile attesa, sono quanto di più innaturale possa esistere per un corpo di donna: tenersi dentro quella parte di te – letteralmente una parte di te – che non è più: c’è ancora, fisicamente, ma già non è più. E hai tutto quel tempo per pensare, per pensarci, ma nessuna possibilità di tornare indietro. In quei giorni sei come un sacco della spazzatura con qualcosa di morto, dentro. Un qualcosa che un po’ sei te. E non puoi farci più niente: solo aspettare.
Avete idea? Riuscite ad avere la benché minima, dannatissima vaga idea?
Qualche giorno dopo si torna in ospedale: è la volta della prostaglandina. Servirà a provocare l’espulsione del cosiddetto “materiale gravidico”, quella stessa parte di te che da qualche giorno è lì, già spenta e inutile.
Il meccanismo è semplice: la prostaglandina provocherà delle contrazioni uterine simili a quelle che si verificano in un aborto spontaneo. “Potrai svenire, vomitare, sentire dolori molto forti: non ti impressionare: è normale”, ti dice l’infermiera mentre ti porge le due pilloline. Ok, dici. Se è normale, ok. E ingoi.
Per dovere di cronaca devo dire che c’è chi ha la fortuna di non sentire praticamente niente, di accorgersene a malapena; ma c’è anche chi invece sente tutto quello che c’è da sentire: io feci parte del secondo gruppo.
Ma a parte i dolori da piangere piegata in due, a parte lo stomaco che si rivolta, a parte il venir meno improvviso… non è tanto quello, capite; a parte tutto questo c’è un momento preciso, un momento spietato, risolutivo, fisicamente aberrante, psicologicamente devastante, e in fondo anche squallido e insulso quanto può esserlo il tirare uno sciacquone in un bagno d’ospedale: eccolo qui, il vero durante: un momento che non te lo potrai dimenticare più: ed è tutto – finalmente – finito.
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Ecco. Ogni volta che vi sfiorerà nuovamente l’idea che abortire con la Ru486 sia tutto sommato una passeggiata, una scappatoia furbetta e colpevolmente troppo semplice da affrontare, datevi un bel pugno in faccia da parte mia. Ma forte. Per quanto male possa farvi, non sarà che la milionesima parte del male che prova una donna quando interrompe una gravidanza. Tanto più – TANTO PIU’, e non “tanto meno”! – quando lo fa scegliendo di ingoiare la Ru486.
Mai, MAI giudicare ciò che non si conosce. MAI.
E con questo ho finito.
“Riuscite ad avere la benché minima, dannatissima vaga idea?”, ti chiedi. Il problema è proprio questo. Quelli che fanno un gran parlare della pillola non hanno la benché minima idea. E sia chiaro che non ce l’ho neanche io, in quanto uomo. Non voglio vestire i panni del post-femminista, ma sono fermamente convinto che di simili questioni debbano occuparsi solo ed esclusivamente le donne. Non importa se contrarie o a favore, l’importante è che siate voi a discuterne e a prendere una decisione in merito. Gli uomini fanno mero ostruzionismo ideologico ed eventualmente non devono neanche pagare le conseguenze delle loro scelte politiche. La mia è una questione di principio, tanto che applico lo stesso ragionamento anche ad altre questioni politiche, che nulla hanno a che vedere con la RU486.
Sono d’accordo: un uomo non può di per sé “averne un’idea”, inevitabilmente.
Ma può fidarsi delle parole di una donna, se non altro. Può a maggior ragione aver voglia, necessità, impellenza di provare a intuire la profondità della cosa attraverso le parole di chi può – eccome – averne un’idea.
E’ questo che il più delle volte manca. Ed è un peccato. Un vero, grandissimo peccato.
Anche in quel caso io gli toglierei agli uomini la possibilità di legiferare sull’argomento. Empatizzare va bene, dettare legge no (non importa se si è contro o a favore). Hai presente quando si dice “fare i froci col culo degli altri”?
Se il diritto di rappresentanza fosse autentico, su un argomento che di fatto riguarda da vicino solo le donne, dovrebbero attivarsi e legiferare solo le loro rappresentanti in politica. Ci sarebbe sempre un dibattito pro o contro (per dire, immagina la Bonino e la Binetti a discuterne) ma almeno non dovremmo sentire le nauseanti intromissioni di soggetti che farebbero meglio a starsene in disparte…
Giusto per essere chiari: io sono a favore della pillola, nel mio piccolo anche io chiaramente posso farmi un’opinione. Sono a favore della pillola per lo stesso motivo per cui sono a favore della ricerca sulle cellule staminali. Se uno è ultracredente agirà comunque secondo coscienza e deciderà di non abortire, ma in uno stato laico vanno tutelate tutte le possbilità, anche quelle di chi non è credente. Semplice.
Nonostante le mie personali convinzioni però non mi permettere mai di intromettermi direttamente nella questione, nè gridando “bigotta” a una anti-abortista cattolica nè accusando di omicidio una donna a favore della pillola. Se non ti compete, non ti intrometti. Punto. Sarebbe un’ingerenza, in ogni caso.
Sì però, intendiamoci, i piani del discorso sono due:
1) c’è chi è contro l’aborto tout court, ed è un discorso a parte: per queste persone aborto chirurgico o farmaceutico si equivalgono. io non mi riferisco tanto a loro, anche perché dove c’è fede spesso non c’è ragione, e soprattutto non c’è voglia di comprendere l’altro (paradosso, eh sì), e allora è anche inutile star lì a sprecare fiato.
sono comunque dell’idea che ognuno debba essere libero di fare/non fare ciò che vuole, col proprio corpo (idea tristemente utopica, nel nostro paese).
2) ma poi c’è anche chi magari non sarebbe neanche, di per sé, contro l’aborto, ma più propriamente contro la pillola Ru486: il post l’ho scritto con in mente questo preciso aspetto, queste persone, alla luce del cieco e ignorante accanimento degli ultimi tempi.
perché mai questi signori non sollevano lo stesso polverone per l’aborto chirurgico? perché non vanno a pregare fuori dagli ospedali in cui si effettuano giornalmente aborti “normali”? perché?
proprio perché c’è questa VERGOGNOSA convinzione che abortire con la Ru486 sia come prendere una pillola per il mal di testa, ecco perché.
tutti a parlare a vanvera, tutti a puntare il dito contro qualcosa di cui non sanno un emerito tubo, come a dire “Eh ma così non vale, così abortire diventa TROPPO FACILE”. troppo facile? troppo facile??? ma che schifo.
ecco, è questa stolta convinzione che mi fa incazzare, che mi ferisce in quanto donna, e in quando donna che ha usato la Ru486.
e ti dirò di più: io credo ci siano anche numerose donne che ne sono più o meno convinte: io stessa, quando scelsi questo metodo, lo feci perché ovviamente speravo di andare incontro a qualcosa che mi risparmiasse qualche sofferenza (dato che già soffrivo a sufficienza di mio, per il solo fatto di aver dovuto prendere quella determinata decisione).
allora è bene che si sappia, che si ribadisca fino alla nausea, che chi sa parli, racconti: abortire è sempre un dramma. abortire con la Ru486 lo è, possibilmente, ancora di più.
“L’aborto chirurgico, per quanto traumatico, se non altro ti concede il beneficio di una momentanea incoscienza: ti svegli, e il bambino non c’è più. Vivi e patisci il prima e il dopo, ma almeno ti viene risparmiato il durante. Con la Ru486 no, non funziona così. Nessuno sconto. Nessuno.”
ho riportato il tuo brano per sottolineare una cosa per me fondamentale: un aborto è comunque e sempre un aborto, non c’è “metodo” migliore o peggiore…. perchè quello che alla fine soffre è il tuo cuore non il tuo corpo. Aggiungo che anche con l’aborto chirurgico “il prima” non è una passeggiata….. dopo averti somministrato due pilloline che ricreano le contrazioni di un’aborto spontaneo, quindi dolori, nausea ecc. resti vigile per molte ore in attesa che facciano il loro effetto, sotto gli sguardi di disprezzo del personale infermieristico, come se fossi una disgraziata che sta compiendo il peggiore dei delitti. Vieni trattata come carne da macello, senza nessuna pietà ne rispetto, perchè non sei degna…. senza neanche fare lo sforzo di pensare che alle spalle c’è il più valido dei motivi, forse neanche per te ma per la creatura che hai in corpo….. e che credo, nessuna donna vorrebbe affrontare senza un valido motivo…..
dopo avviene l’intervento,(che il tuo medico antiabortista non pratica, per cui nelle mani di uno sconosciuto) che fisicamente non percepisci ma al risveglio, in tempi brevi vieni dimessa, ancora in preda al delirio post-anestesia, senza una parola di conforto, di aiuto psicologico….. cacciata coperta di vergogna!
te ne torni a casa dolorante e sanguinante…. vuota, nel corpo e nell’anima.
ecco…. vorrei che le persone che stanno facendo tanto baccano intorno a questa faccenda, passassero anche solo la decima parte di quello che una donna deve affrontare in quel momento…. nei giorni precedenti….. e in tutti quelli che le restano da vivere.
uomo pensa che non restiamo incinta da sole.
Maria, ti ringrazio per aver voluto condividere qui i tuoi pensieri e la tua esperienza. Non è mai facile.
Approfitto del tuo intervento per specificare una cosa che mi preme particolarmente: vorrei fosse ben chiaro che qui non si sta tentando di fare una “classifica”, non si vuole certo affermare che un metodo “faccia più male” di un altro: ci mancherebbe.
L’unica intenzione di questo post è, come giustamente scrivi tu, far capire quanto infinitamente doloroso sia, QUALSIASI metodo. Qualsiasi. E dunque ANCHE la pillola abortiva della discordia, checché se ne dica.
Qualsiasi metodo meriterebbe un rispetto infinito: non clamore, non bieche e disinformate colpevolizzazioni: meriterebbe un rispetto almeno pari al dolore a cui va incontro una donna nel momento in cui lo sceglie e lo vive, l’uno o l’altro che sia. Peccato si stia andando nella direzione esattamente opposta.
Secondo me questa divisione che fai in realtà non è così netta. Chi è contro la pillola tende a essere contro l’aborto in genere, quindi anche contro quello chirurgico, ma si scaglia con veemenza contro la pillola perché teoricamente rende tutto più semplice e meno doloroso. L’aborto chirurgico, secondo loro, tende a scoraggiare maggiormente chi deve abortire, e loro mirano a questo. Sotto sotto, quelli che criticano la pillola, se potessero, vieterebbero anche l’aborto chirurgico, rimetterebbero in discussione tutto e cambierebbero la legge 194. Ma non possono farlo, non hanno i numeri per cambiare la legge e se anche lo proponessero passerebbero per baluba – così la gente si schiererebbe ancora di più a favore dell’aborto – allora cosa fanno? Questa sceneggiata ipocrita, come se il problema fosse limitato alla pillola. La verità è che pensano “non vogliamo aborti, ma se proprio dovete… Allora dovete pagare caro, così ci pensate due volte”. Come dici tu, alla faccia dello spirito cristiano.
Manfredi
massì, hai ragione. allora peggio ancora: non solo ipocrisia, ma ipocrisia a vanvera: sommo orrore.
Manfredi,
mi piacerebbe vederli in tutta la loro “santità”, se la figlioletta 14enne tornasse a casa incinta vittima di una violenza o della stupidità o di un compagno di classe….. o se la loro mogliettina incinta fosse affetta da chissà quale malattia devastante, o se la loro splendente compagna portasse in grembo un bambino con una rara malattia genetica, degenerante, annientante…. o se per qualsiasi altro motivo capitasse a loro una gravidanza “indesiderata”…..
si immolerebbero al martirio?? mi viene da ridere…….
Maria
a mio modesto avviso l’ipocrisia e l’intolleranza e l’ottusità di cui son capaci certi credenti/religiosi non hanno pari al mondo. mi piacerebbe poter cambiare idea: peccato che non perdano occasione per ribadirle ancora e ancora e ancora, sempre.
Beh quel che scrivi è davvero forte. Ma non capisco perchè arrabbiarsi con i cristiani che sono contro l’aborto quando, se non ho capito male, anche tu sponsorizzi il fatto che probabilmente, sarebbe meglio non usare la pillola e probabilmente, non abortire per niente.
No?
Lorenzo
no.
io non “sponsorizzo” un bel niente.
cerco semmai di suscitare il dovuto rispetto verso un qualcosa di estremamente doloroso che, a torto, viene considerato alla stregua di un nonnulla.
se proprio vogliamo, io “sponsorizzo” nient’altro che il sacrosanto diritto di avere la piena facoltà/libertà di fare ciò che si vuole con il proprio corpo e la propria vita, con dignità, per quanto doloroso possa essere, senza che per questo io venga giudicata/ostacolata/colpevolizzata da chicchessia (non è colpa mia se ad arrogarsi il diritto di fare ciò sono soprattutto i credenti, caro Lorenzo).
se vai a pregare fuori da un ospedale perché vi si pratica l’aborto – poco importa se con pillola o senza – sei un banalissimo stronzo egoista, non un “cristiano”. sei solo uno stronzo.
perdonami se penso che non possa esserci alcun dialogo fra me e te su questo argomento, per le ragioni che ho espressso nel post.
tu stesso hai appena dimostrato una volta di più che l’unica cosa che vi (generalizzo) interessa davvero è difendere ottusamente il vostro credo, non certo comprendere/andare verso il prossimo. puah.
Guarda Maria, ti assicuro che c’è anche gente di quel tipo, te l’assicura uno che, avendo studiato presso scuole cattoliche, ha conosciuto parecchi invasati reazionari (di quelli che neanche Pio IX). Per esempio molti integralisti cristiani (chiamiamoli per nome) sono contrari a quel test (amniocentesi) che permette di vedere anzitempo se il feto è affetto da malattie congenite. Si rifiutano a priori perché partono dal concetto che se anche avesse chissà quale problema si tratta comunque del volere di Dio. Poi non importa se uno fa una vita da cani attaccato alle macchine (come i talassemici) o se ha una prospettiva di vita pari a quella di una farfalla.
Ancora peggio: quando ero al quarto anno di liceo un mio ex compagno di classe, un bigotto di quelli che è raro vedere in giro (per fortuna), una volta si mise a sbraitare contro le mie compagne (e contro di me che mi schieravo con loro) perché, secondo lui, se la donna rimane incinta dopo una violenza, ha comunque L’OBBLIGO MORALE di portare a termine la gravidanza (comodo sparare certe stronzate quando non corri questi rischi) per poi, al limite, darlo in adozione dopo il parto. Insomma, la donna vista come incubatore e basta. Senza considerare che nessuno vorrebbe tenere per nove mesi, dentro di sè, il frutto di un abuso. Già lo stupro non è abbastanza traumatico? Evidentemente non per certi cristiani, che sembrano usciti dai libri di De Sade. Se un ragazzo di circa 16-17 anni dice certe idiozie, pensate quelle che riuscirà a dire crescendo! E poi se uno dice cazzate di questa portata già a quell’età vuol dire che da qualche parte le sente (probabilmente in famiglia, erano persino più bigotti di lui). Quindi mi spiace sconfessarti Maria, certi cattolici sono così perfidi che anche quando certe disgrazie capitano a loro, sanno essere diabolicamente coerenti…
su dai Manfredi,
i libri di storia sono pieni di INCOERENZE cristiane/cattoliche, ne hanno fatte di tutti i colori nascosti dietro alla Croce e al volere di Dio!!!! è spudoratamente troppo comodo scaricare la colpa sul volere di Dio…. è Dio per definizione, chi può contraddirlo?! …e senza andare indietro di secoli, basta leggere un quotidiano per vedere cosa fa la religione (di qualsiasi tipo) in tutto il mondo, forse nel loro farneticare hanno perso di vista l’obbiettivo finale! io sono battezzata e cresimata ma dopo l’aborto e il divorzio e chissà quale altra nefandezza credo mi abbiano scomunicato….. ma dico solo una cosa: se la vita è un dono di Dio (scegli il Dio che ti pare) e come tale va vissuta, nel mio piccolo devo fare il possibile per viverla serenamente cercando la felicità e il benessere (in senso lato) ed essendo una sola non posso permettermi di sprecarla soffrendo per mia stessa mano (ci pensano gia gli altri) e se è vero che Dio è infinitamente buono e giusto non credo che mi imporrebbe tanta sofferenza, e se mi ha dotato di un cervello (o anima) per distinguermi da un animale, forse è perchè io lo usi senza interpellarlo continuamente…. quindi non parliamo di volere di Dio e obblighi morali…. chi la stabilisce la morale?! Per questo dico che sono l’unica (come individuo) a poter scegliere quello che è giusto per me e gli “altri” devono accettarlo e tacere, io non metto becco nelle loro scelte anche se ai miei occhi appaiono follie!! ..la legge me lo consente, io scelgo! per me la parola vivere racchiude un “nucleo positivo” per cui non sono per la vita a tutti i costi se questa vita dev’essere “un’inferno”!…e credo di non aver altro da aggiungere, chi non mi rispetta non merita il mio rispetto, “loro” non sono Dio,( ne fanno uso a loro piacimento e comodo)…. non possono permettersi di giudicarmi!
beh, mi pare che in fondo stiate affermando tutti e due la medesima idea, pur se da punti di vista diversi (sbaglio?)
in ambedue i casi mi trovate assolutamente d’accordo.