Autoritratto del lunedì n. 6: a pezzi, ma con sylvia plath
(della serie non-è-che-stia-proprio-benissimissimo)

«(…) Sono abitata da un grido.
Di notte esce svolazzando
in cerca, con i suoi uncini, di qualcosa da amare.
Mi terrorizza questa cosa scura
che dorme in me;
tutto il giorno ne sento il tacito rivoltarsi piumato,
la malignità.
Le nuvole passano e si disperdono.
Sono quelli i volti dell’amore, quelle pallide
irrecuperabilità?
E’ per questo che agito il mio cuore?
Sono incapace di maggiore conoscenza.
Che cos’è questo, questa faccia
così assassina nel suo strangolio di rami? -
Sibilano i suoi acidi serpentini.
Pietrificano la volontà. Queste sono le colpe isolate
e lente
che uccidono e uccidono e uccidono.»
(Sylvia Plath, Olmo, in Ariel)

Tags: autoritratti, poesie, sylvia plath
PS: che meravigliosa
meravigliosa
meravigliosa poesia
PPS: che poi a me la sylvia plath mi sta anche discretamente sui coglioni
fondamentalmente
E il baffo? :(
Manfredi
ma guarda, se scruti a dovere c’è ancora ;p
questi autoritratti del lunedi mi piacciono!
Il labbro è molto sexy, altro che baffone o baffetto….
L’occhio mi sconvolge un po’, però…..Uno sguardo egizio?
Forse per restare in tema con l’allegra poesia…..
Francesca
son contenta! ;)
Maurizio (che anche te come il Manfredi mi eri finito nello spam, io vi chiedo perdono a tutti e due, spero ci farete l’abitudine col tempo)
grazie neh, anche se su di me di sexy non c’è niente, giuro, ma a maggior ragione grazie!, è un complimento inconsueto, il labbro ringrazia. l’occhio, non so… sarà che il viso preso a pezzi decontestualizzati finisce per sembrare una roba stranissima… comunque magari sì, l’umore e lo sguardo erano abbastanza intonati con l’allegra poesia, stamattina, effettivamente.