(va’ com’era bello l’Attilio, a ridere)
A me di Bertolucci mi piace che gli piaceva camminare nella natura, e a Casarola faceva un sacco di passeggiate, e delle volte scriveva mentre passeggiava, e poi andava a finire che si innamorava di tutto.
Inoltre a me di Bertolucci mi piace anche quel suo terrore bellissimo di essere abbandonato, abbandonato dall’amore – la Ninetta! – , esser lasciato «solo miserabile in basso», spodestato anche solo per un attimo dal blu delle genziane blu, più in alto e più allettanti dei lamponi pallidini da cercare insieme a schiena piegata tra il verde (ché i lamponi pallidini cercarli da soli è mica la stessa cosa, come è noto a tutti).
Non mi lasciare solo se io
ti lascio sola
e intorno a te la luce
è quella che fa piangere
dei giorni ordinari
…
A me che invece un uomo che allora era un ragazzo e che io lo amavo come niente prima e niente dopo mai, un giorno mi disse Guarda Sere che io per rispetto ti avverto che se te un giorno mi lasciassi io mi riprenderei subito me ne farei in fretta una ragione, perché sono una persona che esiste anche al di là di te e del nostro amore, e questo secondo me significa rispettarti, capisci, e ne dovresti esser solo contenta, ne dovresti, altroché.
Ah ecco bene – pensai, – grazie.
… Sì però uffa: anche vaffanculo.
Ma ora non divaghiamo.
A me di Bertolucci per concludere mi piace che ci son certe sue poesie che io semplicemente piango, c’è niente da fare; e mi piace che delle volte «pare si sbatta / contro i muri di un carcere mentre non è che questo / oro del giorno già in via d’offuscarsi», e te con lui; mi piace che spesso sembra quasi vero, e non è da tutti (i poeti, che strane creature: ogni volta che parlano è una truffa, cit.); mi piace che ci senti la paura e l’incanto, il «lasciami sanguinare» e il «lasciatemi dormire», che sono anche preghiere dolorosamente mie, e quel fondo di sbigottimento che si distrae nella meraviglia delle cose – fosse anche solo «di un giorno che passa» – ma c’è, sempre, rimane; mi piace che è pieno di quella commozione asciutta che uno delle volte gli sale su di fronte alla vita l’amore gli alberi, robe così, tipo quando ti senti stanco ma scioccamente felice, «come una nuvola o un albero bagnato», e basta, anche se ci credi e non ci credi, ma va bene lo stesso, in fondo. Senza contare che secondo me era bellissimo, quando sorrideva. Bellissimo. Faceva luce.
〜
Questo libro qui di Paolo Lagazzi intitolato La casa del poeta se uno gli piace la poesia di Bertolucci lo deve leggere obbligatoriamente, se gli piace la poesia in generale probabilmente anche, se non conosce Bertolucci è un buon modo per farsi venire la voglia fortissima di conoscerlo e/o approfondirlo, se non conosce la poesia probabilmente anche, sicché in ogni caso vale fortemente la pena, sappiatelo; anche se c’è scritta troppe volte la parola sortilegio, e anche un po’ alone, ma meno, e l’adorazione dell’autore «piccolo uomo comune» nei confronti del «grande poeta» due o tre volte mi è venuto da dire Sì però ‘desso non esageriamo, tutta questa adorazione, ché anche i grandi poeti son nient’altro che piccoli uomini comuni, solo più chiacchieroni; ma insomma dài, è un libro di quelli belli contagiosi, e la cosiddetta “critica” così dovrebbe essere, sempre. Ah e poi dentro non c’è solo Bertolucci, eh, ma anche tanto Appennino, che raccontato a due voci – i versi dell’Attilio e i ricordi del Lagazzi – è una roba straziante d’infinito e rovinose frane d’azzurro, sappiate anche questo.
Se poi volete vedere il poeta da vecchio che chiacchiera con la sua vocetta cantilenante, non avete che da andare qui sul sito della Rai “Scrittori per un anno” – scrigno di delizie – dove ci son diversi filmatini; e se poi volete sapere qualcosa di più sull’autore Paolo Lagazzi qui sul blog dell’Acilia – altro scrigno di delizie, soprattutto tèistiche – ci trovate una bella intervista che parla un po’ di tè, un po’ di zen, un po’ di poesia: e questo è tutto, gente.
Tags: attilio bertolucci, letteratura italiana, paolo lagazzi, poesie, sulla via emilia
Non è che io abbia proprio qualcosa da dire. Però mi trovo a passare, ed è scortese esser sotto casa di un’amica e non buttar nemmanco una voce o un invito per un’ombra di vino.
Magari stai leggendo, chissà. Sicché -come diresti tu- passo e basta, ecco. E ti saluto.
[e ora mi concedo una fumata di pipa]
BUENA VIDA
Va’ che lo sai che mi sarei offesa, se non mi buttavi nemmanco una voce ;-)
Un abbraccio, Capitano.