In me c’è qualcosa di rotto

«In me c’è qualcosa di rotto.
Sono come l’orologio che si ferma
poco dopo averlo caricato,
come il piatto incrinato che non torna
nuovo se anche
lo incolli con cura.

In me c’è qualcosa di schiacciato.
Sono come il tubetto di dentifricio
quando nulla ne esce
se anche lo premi,
come la pallina da ping-pong ammaccata
che non può tenere più in gioco
nemmeno un buon giocatore.

Ci sono oggetti distrutti e schiacciati
dal principio, senza motivo, in me:
l’ombrello che non sta aperto, il violino
fuori uso e i sandali coi cinturini rotti,
il rubinetto intasato, il flauto
sfiatato, la lampada consumata.

Eppure non mi perdo di morale,
l’ira non mi trascina, né mi tormento
come una volta, anzi mi auguro
di potermi riempire
di quelle cose inutili,
restando distrutto e schiacciato,
in questo trovando il mio orgoglio.»

(Kikuo Takano)

… Eh. Beato te.

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4 comments

  1. Splendida. Grande Kikuo e grande Paolo L. che molto spesso lo ha tradotto egregiamente.

  2. Fulminea! (te, non la poesia ;)

    L’ho scoperta proprio grazie al Paolo L., e sì, anche io la trovo splendida: mi ci specchio e non trovo differenze, non fosse per quel non perdersi di morale, ché come sai io mi ci perdo tantissimo, e l’ira e i tormenti…
    Ma a parte queste quisquilie: meravigliosa :)

  3. Mettere insieme le cose rotte e farne un oggetto. questa sarebbe la mia soluzione. cosa ne pensi?

  4. Francesca
    mi pare una soluzione bellissima, creativa e molto eco-compatibile per giunta, e la metterei in atto, sul serio, non fosse che serve fantasia per inventarsi il nuovo e io la fantasia l’ho lasciata chissà dove (che poi forse non l’ho neanche mai avuta)

    se ce l’avessi però giuro lo farei :)

Dimmi pure, eh

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