Giuro: non avrei resistito una pagina di più (e son solo 114, con taaanto spazio bianco intorno).
Questo libro qui mi ha suscitato un coacervo di sensazioni contrastanti: dal vomito al sonno all’ira funesta al vomito, again.
E’ un libro brutto. Ma brutto, neh. Scritto proprio a cazzo di cane, come si dice in ambito filologico spinto. Roba che una riga sì e l’altra pure mi irrompeva nei confronti dell’autore un catartico Dico… mi stai prendendo per il culo (cit.).
Ma, capite, è uno di quei libri talmente brutti e antipatici, talmente compiaciuti della loro fastidiosissima dissonanza cazzocanina, che te alla fine ti vien da pensare che (ah!) non può che essere un bruttume di quelli che ti voglion dire qualcosa, ti vogliono lanciare un messaggio: un bruttume programmatico. Una (argh!) provocazione.
Un po’ come l’arte dada, non so se mi spiego. Solo che non è l’arte dada. Peggio. Che. Mai.
Però, dico io, provate. Provateci.
A me per esempio alla fine mi è venuta voglia di John Cage e di Guerra e pace. Non necessariamente in quest’ordine, non necessariamente insieme. O forse sì: secondo me è una roba che spacca.
(appongo video a tema che mischia a cazzo di cane l’action painting di Pollock e la musica di Cage)
…
E sicché insomma dài, provate. Provateci.
Magari poi riprenderete in mano Guerra e pace con l’intenzione di leggerlo; magari vi sparerete in cuffia a tutto volume il 4′33” di Cage: robe così: audacie. In ogni caso è molto probabile che ogni altra cosa, dopo, vi sembrerà bellissima.
O male che vada lo troverete un buon libro.
Tags: john cage, letteratura italiana, lev tolstoj, nicola lagioia

Mmhm, no, non mi va proprio di provarci, mi spiace! :)
hai tutta la mia comprensione :)
Certo che già dal titolo non prometteva mica tanto……
Vabbè che, basandoci solo sui titoli, anche “la cognizione del dolore” potrebbe farci pregustare una imminente martellata sulle palle, invece è una meraviglia…..
Io invece sono andato bene, come scelte di lettura: ho appena finito (stanotte, tra le 4 e le 5…..) “Lo stato dell’unione”, il terzo romanzo di Tullio Avoledo. che è piuttosto bello ed avvincente
Sì è vero, col senno di poi mi rendo conto che il titolo era un avvertimento.