Un giovedì mattina che avrei anche deciso una cosa

Noi il giovedì mattina è giorno di spesa.
Io non lo so, a occhio e croce, saran vent’anni che ogni giovedì mattina andiamo tutta la famiglia alla Coop a fare la spesa. Un giovedì mattina senza spesa alla Coop, in famiglia mia, non è un vero giovedì mattina: è un giovedì mattina che si dovrebbe solo vergognare, non andare alla Coop.

manichini_coop

Simpatici manichini che c’erano stamattina alla Coop di Pontassieve – provincia di Firenze – per far vedere dei pigiami in offerta da prendere con la carta socio, se uno voleva

E sicché stamattina abbiam fatto la spesa alla Coop.
Eravamo lì nel parcheggio, non so come parlavamo del mio dover tornare a Roma entro giugno prossimo, a un certo punto il mio babbo mi fa: Posso venire anch’io?

Ecco, allora è andata a finire che quando torno a Roma abbiam deciso me li porto dietro tutti e due, i miei genitori, che son pigri e non più abituati a viaggiare non van mai da nessuna parte, ed è un peccato, perché io invece per queste cose ce li vedo portati. Il mio babbo è il più contento di tutti mi ha anche già detto A vedere Caravaggio ci vengo anch’io eh, e vuole obbligatoriamente andare all’Orto botanico che gli ho detto c’è il platano più antico di Roma e poi anche al Bioparco, e la mia mamma invece ha molta voglia di tornare alla Galleria d’Arte Moderna, che ci andò tipo quarant’anni fa e si ricorda i quadri grandissimi e molto modernamente colorati, invece il Bioparco preferisce di no perché le ho detto che ci son le scimmie che spiaccicano i vermoni sul vetro in faccia ai visitarori prima di papparseli e nella voliera degli avvoltoi c’è tutto un antiestetico tappeto di conigli inequivocabilmente morti e non particolarmente belli da vedere.

E niente: che inconsueta tenerezza, tutta questa faccenda.

Io allora ho deciso che vorrei cercare di portarmeli dietro più spesso, d’ora in poi. Tirarli un po’ fuori dalla solita routine, come si dice.
Tipo una trasferta sì e due no. Con gran sacrificio per via della mia natura patologicamente solitaria che in linea di massima soffre molto della compagnia altrui, qualsiasi essa sia. Ma insomma dài val la pena provarci.
Perché poi quando non ci saranno più io sospetto mi dispiacerà, non averceli portati più spesso, in giro per l’Italia con me. Son pensieri che uno non li fa, di solito. Poi arriva un giorno che invece si fanno anche se uno magari preferirebbe continuare a non farseli, però ormai se li è fatti. Tiè.

Di conseguenza mi è anche venuto successivamente da pensare che io da anziana non ce l’avrò mica, un figlio per dirgli Posso venire anch’io e lui tutto intenerito da questa cosa prima di tutto ci scriverà su un post e poi mi ci porterà anche a me, a Roma, e forse anche in degli altri posti, sacrificandosi sì, ma volentieri.

Che brutta visione. Che brutta brutta visione della mia futura anzianità.

PS: il dente del giudizio in alto a sinistra me lo son poi levato, ma non ho avuto il tempo di desiderare la morte in quanto il dentista me l’ha estorto a tradimento. Ricordo solo un vago Eh qui c’è un bel buco, poi niente, a parte quella piacevolissima sensazione di estremo smascellamento che uno prova quando ti cavano un dentone e te pensi Ecco ora mi si stacca la mascella, son sicurissima, questa è la volta che mi vien via insieme al dente. Ho scoperto che sulla poltrona del dentista il mio cervello mette in atto un’autodifesa onde salvaguardarsi dalla pazzia del puro terrore, e questa manovra di autoconservazione consiste in una specie di trance in cui io cado e non ho più coscienza di ciò che mi accade intorno e sento parlare come da una lontananza infinita senza capire cosa viene detto, in un modo che assomiglia molto a quando Dori parla il balenese nel film Alla ricerca di Nemo


…però più silenziosamente. Sicché può anche darsi che il dentista mi abbia avvertito che lo stava per togliere, il dentone, ma io non l’ho sentito e così non ho provato tutta quella disperazione preventiva che di solito invece sì, fortemente.
Alla fine mi ha detto Lo vuoi il dente per ricordo? … Quale dente?!
E sicché. (poi comunque l’ho preso, per ricordo, e tutto ciò è mostruoso)

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4 comments

  1. “Son pensieri che uno non li fa, di solito”…
    Secondo me sono pensieri che fanno tutti, ma in genere quand’è troppo tardi. E te lo dice uno che ha già perso la madre e che vede il padre meno di quanto vorrebbe, vista la distanza che ci separa.

    Comunque la spesa di giovedì deve comportare numerosi vantaggi, io faccio la spesa il sabato come il 90% della popolazione italiana e ti lascio immaginare la ressa… Infatti vado ad ora di pranzo, quando in genere c’è meno gente! Viva gli animi solitari!

    Speriamo che almeno stavolta Akismet non si accanisca contro di me (sono l’internauta più perseguitato degli ultimi 150 anni)!

  2. Sì forse ci si pensa troppo tardi, ma credo che talvolta si tratti di un “troppo tardi” contro cui si è fatto poco o niente, vuoi per pigrizia, vuoi per legittima difesa contro certi scomodi pensieri.
    Anche io poi alla fine è mica detto, che riesca a mantenere il proposito…

    (sappi che Askimet ti ha graziato solo perché in questi giorni è disattivato, sicché non farti illusioni! ;)

  3. A proposito di “quei pensieri lì”, senti cosa dice Mark Oliver Everett, mente e frontman degli Eels; lui ha sempre avuto un rapporto freddo con il padre, genio della fisica ma alquanto distante dai rapporti umani:
    “….I’m turning out just like my father
    Though i swore i never would
    Now i can say that i have a love for him
    I never really understood
    What it must have been like for him
    Living inside his head
    I feel like he’s here with me now
    Even though he’s dead…”
    (”Things the grandchildren should know”, 2006)
    A me questa canzone (e questo passaggio in particolare) mi fa sempre venire un groppo alla gola….. Nonostante il mio rapporto con mio padre sia stato molto buono, per diversi anni ci siamo frequentati poco: prima era fuori lui per lavoro e rientrava solo il venerdì sera, a settimane alterne….poi ho cominciato io a vivere fuori per lavoro e lo vedevo ogni sei mesi (quando ero in Africa) o una volta al mese (quando ero in Sicilia)…..E adesso che sono in ufficio a Ravenna almeno sei mesi all’anno, lui non c’è più.

  4. “Con gran sacrificio per via della mia natura patologicamente solitaria che in linea di massima soffre molto della compagnia altrui…”

    ti capisco, eccome ti capisco! :-)

    “… qualsiasi essa sia”
    qui non concordo completamente:
    una sana presenza può risultare un arricchimento… l’importante è evitare che diventi “invadente”;

    ma la cosa ancora più importante è evitare l’imbecillità come la peste…

    smack

Dimmi pure, eh