«… Era infine l’esigenza di spingersi il più possibile vicino a un nucleo emotivo che desse delle cose e delle persone quel perenne senso d’attesa e d’incompiuto che i poeti conoscono bene e che Hopper avrebbe voluto esprimere: “Se sapessi dire quello che vedo, non avrei bisogno di dipingerlo“, fu una delle sue frasi più celebri. Ma cosa vedeva esattamente Hopper? Perché il vero problema, con tutta la sua magia, è qui. Hopper vedeva quanto di noi e delle cose persiste nel mondo per un mero dato di fatto, sotto l’influsso della luce che li scontorna dal nulla, facendoli entrare e uscire dall’ignoto, in un preciso istante, e più l’istante appare a noi indeterminato, diremmo quasi immotivato, più nel profondo ci è caro, perché l’intera nostra vita è fatta d’istanti così e ne è anzi la somma.»
(Aldo Nove sul Venerdì di Repubblica di oggi)

Seven A. M., (Le sette del mattino), 1948
Olio su tela, 76,68 x 101,92 cm. New York, Whitney Museum of American Art. Acquisizione e scambio, 50.8. © Whitney Museum of American Art, N.Y. Fotografia di Steven Sloman
Opera esposta nell’ambito della mostra Edward Hopper.
Roma, Fondazione Roma Museo, 16 febbraio – 13 giugno 2010
Tags: aldo nove, edward hopper

wow, bellissimo! Questo scritto mi fa impazzire! C’è qualcosa in queste parole che mi affascina e m’incanta super mega tantissimo!
hehe, anche a me :))
(e poi Nove quando ci si mette secondo me è uno bravo)
Anche solo il titolo “Quel perenne senso d’attesa e d’incompiuto” mi fa venire i brividi e mi prende nelle budella!
Effetto a trano a dire il vero, ma mi fa impazzire!
era effetto strano :)
Credo che quella frase lì, nella sua semplicità, riassuma alla perfezione la poetica di Hopper: quella sensazione di straniamento, di inquietudine sottile che si nasconde dietro una calma apparentemente serafica… E’ metafisica pura, altro che realismo! :)