Minuzzoli romani (radunati in ritardo ma insomma dài)

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Per esempio gli uccelli, che a Roma ce ne son tantissimi, una gran varietà e abbondanza di uccelli; per esempio i gabbiani, ce ne son più che a Venezia, io far colazione col verso dei gabbiani era bellissimo, e anche vederli volare sopra il Vittoriano la sera con le panciotte illuminate, e fare il bagno nella fontana di Trevi e appollaiati sugli avanzi della Storia con l’aria da gran condottieri che scrutano l’orizzonte; poi poco prima dell’imbrunire se ti metti a guardare il cielo a Roma vedi un gran numero di stormi – ma roba tipo dieci o quindici eh – che si muovono in cielo in quella maniera bellissima di muoversi tipica degli stormi nel cielo com’esuli pensieri nel vespero migrar, preciso proprio; poi come ultimo esempio vorrei dire che all’incrocio tra i lungotevere e i ponti, io non lo so, è una cosa per me impressionante, tutta la cacca di uccello che si riesce ad accumulare in concomitanza dei suddetti incroci, dal che ho dedotto che a Roma gli uccelli scacazzano copiosamente più che in ogni altro posto della Terra, tipo cinque centimetri di cacca che si estende per diversi metri quadri ad ogni incrocio, passarci è molto avventuroso e mette a repentaglio l’incolumità, pare incredibile, non l’ho mai vista in nessun’altra città una roba del genere, che forza.

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Io casa mia ce l’avevo in un palazzo secentesco molto suggestivo e affacciandomi dalla finestra della camera vedevo questo cortile qui

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Davanti all’Arco di Costantino, ci son delle pietre che se non stai attento inciampi e muori
(io ho scoperto che quando uno è un po’ che viaggia da solo può succedere che inizi a fotografarsi i piedi. a me per esempio mi è già successo a Bologna diversi anni fa, e poi anche a Ravenna dentro la basilica di Sant’Apollinare in Classe nell’ottobre scorso. è un fenomeno che secondo me è il caso di tenerlo sotto controllo)

Poi molto bello di Roma è anche l’abbondante presenza di bei Caravaggi – in quanto a mio avviso ci son pure dei Caravaggi che fan cagare, tipo l’autoritratto come Bacco, per dire, ma insomma son gusti – , tipo che io ho deciso che la Vocazione di San Matteo che si può ammirare entro la chiesa di San Luigi dei Francesi inserendo le apposite monetine per l’illuminazione è una delle cose più belle che ci sono al mondo, in generale; anche la Madonna dei Pellegrini (che di solito sta dentro la chiesa di Sant’Agostino ma io l’ho vista alla Galleria Borghese nell’ambito della mostra “Caravaggio / Bacon”, gran bel pezzo di mostra: assolutamente priva di senso ma non per questo meno godibile), e anche la Giuditta che scapicolla l’Oloferne. Son dei dipinti che io boh, veramente. (se poi a uno gli piacesse parecchio Caravaggio, a parte il fatto che Caravaggio piace a tutti sicché sappiate che se vi piace anche a voi come mi piace a me vuol dire che siete delle persone omologate e per niente originali e anche un po’ scontate e noiosette, sappia, questo qualcuno, che a febbraio apre una mostra monografica, sempre a Roma, di cui ora quasi quasi vi pubblico un post a parte col comunicato stampa per fare prima. edit: ecco fatto lo trovate qui)

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Pecora curiosa

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Dentro la chiesa di Santa Cecilia a Trastevere c’è questa statua del Maderno che ritrae la Santa Cecilia morta così come l’han ritrovata quando l’hanno riesumata, intatta, si dice, verso la fine del Cinquecento. E’ una statua molto bella che fa anche un po’ impressione, vederla dal vivo (foto da internet)

E il ponte Sisto di mattina presto con una certa pioggerellina sottile che per un attimo mi sembrava di essere a Parigi; poi Trastevere, e di preciso lì intorno alla chiesa di Santa Maria in Trastevere – una di quelle chiese che a me mi veniva da pensare che era uno di quei posti in cui Dio si rifugia per sfuggire ai turisti che sono in tutte le altre chiese e qui invece no, è una chiesa ancora molto piena di Dio e vuota di turisti, non so se mi spiego – sempre di mattina presto e con pioggerellina sottile (ha piosso oltremodo, in quei tre giorni), che non c’era un’anima, quasi, e io ero qualcosa di molto simile a felicissima (in quella maniera mia tipica di essere felicissima che assomiglia alla disperazione).

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Scimmie spulciantisi (forse Macachi del Giappone, ma boh, chi si ricorda)

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La beata Ludovica Albertoni e i suoi chilometri di panneggio, che secondo me a stirarglielo dopo ci puoi impacchettare tutta la chiesa (foto da internet)

Poi se da lì fai due passi verso là, a un certo punto arrivi alla chiesa di San Francesco a Ripa dove c’è la beata Ludovica Albertoni, tutta eternamente sdilinquita nella sua estasi marmorea. Poi dentro a questa chiesa c’era il coso lì, come si chiama, il sagrestano, che a un certo punto mi ha detto Vuoi venire anche te a vedere il Santuario di San Francesco che di solito è chiuso ma io ora vi ci posso portare? Io dirgli che del Santuario me ne fregava il giusto mi pareva brutto sicché gli ho detto Ok. Allora su per delle ripide scaline arrivi in una stanzetta che praticamente c’ha dormito San Francesco quando si recò da papa Innocenzo III per ottenere il riconoscimento dell’ordine dei Francescani nel lontano 1210, e c’è un pietrone incastonato nel muro che lo usava Francesco a mo’ di cuscino – ma ora dimmi te questi santi, delle volte, eh – e c’è una specie di armadio a muro con dei dipinti che se uno gira una manovella i dipinti si girano su loro stessi e rivelano che dietro ci sono nascoste delle scaffalature piene piene di reliquie assortite, è molto ganzo a vedersi. E niente: l’unico modo per dare un senso a questo episodio era raccontarlo, abbiate pazienza.

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Una timida Rana Pomodoro

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Viale del Museo Borghese, dentro la Villa, sempre Borghese

Il Mosè del Miche, boh, non son riuscita a capire se mi è piaciuto, artisticamente parlando, ad ogni modo posso con certezza affermare che mentre eran lì tutti davanti in trance con le macchinette fotografiche d’ordinanza a immortalarlo, a delegare emozione e memoria ad un apparecchietto tecnologico senza emozioni e senza memoria (riflessione che nel suo piccolo io sappiate che ne vado molto fiera e che mi ha altresì indotto a fotografare pochissimo nel corso della presente trasferta), io mi son spostata su un lato, quel lato verso cui il Mosè guarda e dove stranamente non c’è quasi mai nessuno, e il Mosè a vedermi lì da sola e per giunta senza macchina fotografica si vede gli ho fatto tenerezza di nascosto mi ha fatto un sorrisino, allora gli ho sorriso anch’io e Ci vuol pazienza, gli ho detto, Si stava meglio nel Cinquecento, ha detto lui molto sconsolato, Eh me lo immagino, ho risposto; poi niente, ognuno per la sua strada. Lì per lì mi è sembrato un niente e invece forse qualcosa è ben stato. Che tra l’altro va detto è un discreto uomo, il Mosè, c’ha anche i muscoli e delle bellissime mani.

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Il Mosè e la sua mano destra (foto da internet)

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Poi in cima alla scala c’è San Pietro in Vincoli con dentro l’apposito Mosè di Michelangelo

San Pietro è destino che non la veda, dentro. Arrivata alle 13.36, alle 13.30 avevan chiuso per via dei Vespri che c’era da allestire tutto l’ambaradan. E allora vaffanculo eh. Uffa.

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Capra curiosa
(sembra attaccata al muro tipo trofeo ma è un’illusione ottica dovuta al fatto che io ero su una passerella e lei mi guardava da sotto, anche perché io nel mentre stavo sgranocchiando delle arachidi ricoperte di zucchero caramellato che qui da noi a Firenze si chiamano addormentasocere, dove “socere” sta per “suocere”, ma non so come mai si chiaman così)

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Passeggiando nei (sui? tra i?) Fori

Se poi uno sorpassa il Colosseo ad un certo punto arriva alla basilica di San Clemente, che è fatta a strati, e secondo me è una delle cose più emozionanti di tutta Roma. Voglio dire: è un manuale di storia dell’arte, di storia delle religioni, è a metà tra un tunnel dell’orrore del lunapark e un viaggio nel tempo. Te entri, e sei nel XII secolo; scendi un po’, e ti ritrovi in una basilica paleocristiana del IV secolo; ma il bello è se scendi ancora di più, e vai a finire nelle viscere del I-II secolo, in una domus di cui si conservano alcune stanze e un Mitreo con un altare su cui è scolpito il dio Mitra mentre sgozza il toro, e corridoi strettissimi e umidi e bui, e senti tutto intorno uno scorrer di sorgenti sotterranee invisibili ed è una sensazione a metà tra sogno e incubo e claustrofobia che ti verrebbe da uscire velocissima tornare di corsa nel XXI secolo ma d’altra parte ti viene anche da infilarti sempre più profondamente in quei cunicoli seguendo il buio e il passato e il rumore dell’acqua e un’irrazionale meravigliosa paura di perdersi restare chiusa lì per sempre fino a che arrivi anche in una stanza dove una di quelle sorgenti buca la pietra e sgorga limpidissima e fredda, lì sotto a tutto, ed è come non esistere più, finché non riemergi nel presente e ti pare di essere appena tornata da una lontananza infinita che per un po’ ti lascia stordita, senza forze, gocciolante stupore.

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Fontanella

Uno, se gli piace il del tè, Roma è un po’ un paese dei balocchi, una tentazione continua, specialmente se vivi in via di Monserrato come vivevo io e a due passi a destra c’hai Tè e Teiere, a due passi a sinistra c’hai BiblioTèq, a due passi in avanti la Russian Tea Room. Ero accerchiata. La Sporta del Disonore ne ha risentito tantissimo. Ma di questo magari ne parlerò di là.

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Arifontanella

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Questa immaginina stupenda pescata da internet erano anni – sì insomma: tanto – che la volevo usare e ora per parlare della Libreria del Viaggiatore mi casca a fagiolo, è finalmente arrivato il suo momento

Poi sappiate che in via del Pellegrino n° 78 c’è un posto intitolato Libreria del Viaggiatore, sottotitolo Emporio di idee avventurose, che già a me un sottotitolo del genere mi fa pensare a un negozio alla Harry Potter pieno di misteriose ampolline di ogni forma e colore stipate su chilometri di scaffali di legno antico e odoroso che se ne prendi una e la apri vieni investito da un’idea avventurosa che devi subito prendere e inseguirla fosse anche per arrivare solo a due isolati da lì, purché si realizzi.
Questa libreria nella realtà è molto piccola e contiene essenzialmente libri, non ampolline: non solo guide e carte quanto soprattutto tanta narrativa di viaggio e diari e resoconti di ogni tempo e luogo e insomma libri intorno all’idea del viaggio nel senso più ampio e bello e giusto. Se ci entri ci son buone probabilità che tu sia già un po’ partito cambiato perso disperato, anche se magari ancora non lo sai.

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Mentre andavo a San Pietro che poi però ho trovato chiuso

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Dentro la Galleria Borghese c’è questa scultura del Bernini che rappresenta Plutone, il dio degli Inferi, mentre rapisce Proserpina (foto da internet). Una delle cose più belle che abbia mai visto in trent’anni – quasi trentuno – di vita

Le dita di Plutone affondate nella coscia di Proserpina. E qui non me ne escono, di parole. Mi riesce solo la faccia da tonta che sta lì ammira e non favella per manifesta inferiorità.
Ora però vi dico una cosa, che solo davanti alle sculture del Bernini e in particolare davanti a questa certe volte nella vita mi è passato per un attimo in mente l’idea che dio magari è esistito davvero, perché un uomo da solo è impensabile che riesca a trasformare il marmo in carne viva e morbida e cedevole e così tremendamente sensuale, capite, come ci sarà mai riuscito, quest’uomo qui da solo, con le sue mani di uomo, tirar fuori un prodigio del genere. Bah.

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Alla vostra sinistra potete ammirare quel che resta della basilica di Massenzio, prototipo pagano – IV secolo – delle successive basiliche cristiane: quel pezzo lì che si vede sarebbe una navata laterale. Alla vostra destra invece il ben noto Colosseo, edificio verso cui nutro una reverenzialissima antipatia

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Mezza giornata a camminar nei Fori, sentirsi piccina picciò davanti a quel che resta della basilica di Massenzio, gli horti farnesiani pieni di arance e cinguetii, gatti e gabbiani e un vento che sparpagliava tutti i pensieri tristi e anzi tutti i pensieri in generale che poi a ritornare in mente un po’ ci mettevano, e allora nel frattempo si gira tra quei brandelli di grandi mura ed erba come in un paese delle meraviglie, fuori da ogni plausibile dimensione, si galleggia in una bolla di estasi malinconica e si ringrazia a caso ogni centimetro quadro di mondo.

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Poi se in piazza Barberini risali due passi in via Veneto e sali le scale della chiesa di Santa Maria della Concezione, ecco, lì c’è il cimitero dei frati cappuccini, un memento mori di tibie e femori e coccigi e mandibole e teschi e un sacco di altri ossi tutti composti a forma di stelle e fiori e decorazioni di ogni tipo, e nell’ultima di queste cappelline incredibili che ti vien quasi da pensare siano state allestite dalla Morte stessa in un momento di gran burloneria, ecco, nell’ultima di queste cappelle c’è scritto Quello che voi siete noi eravamo, quello che noi siamo voi sarete. E’ ganzo star lì a vedere le facce di chi legge, quel silenzioso sbigottimento che uno cerca di far finta di no, quel deglutire sonoro che ti esce spontaneo quando ti ricordi che tra un po’ ti toccherà morire, poi ti viene da uscire all’aria e una volta fuori ti prende un’euforia di sentire il freddo e il dolore alle gambe per il troppo camminare e il rumore del traffico e della città e di scoprirti inspiegabilmente ancora viva viva viva, miracolosamente e illogicamente viva, ancora. Che posto improbabile che è quello lì, che uno esce e per un po’ capisce la meraviglia dell’essere vivi, anche se per poco, vivi, perché poi si muore, eh, e pensi anche Che grulli, questi cappuccini, averci quest’idea.

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Villa Borghese

E l’ultima sera, la prospettiva burlona del Borromini a Palazzo Spada con il custode impegnato a dimostrarmi praticamente come quella che sembra una galleria di una quarantina di metri ne misuri in realtà appena otto, e quella statua laggiù in fondo che sembra grande così in realtà è piccina e arriva al ginocchio, e come vede le pareti si restringono, sì sì, vedo, che forza, e io lì ad ascoltarlo come davanti a un prestigiatore, e poi uscire che è già buio e gocce leggere e Campo de’ Fiori che per la prima volta si concede, mi allunga di straforo un attimo di imprudente perfezione e mi innamoro tre volte nel giro di venti passi.

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(poi alla fine non ce l’ho fatta a non fotografarlo, il maledetto)

E anche mill’altre cose che però ora basta eh, non se ne può più.

Che poi ora fino a marzo si resta ma dimorto a casina!, come direbbe un fiorentino e io talquale, essendolo.

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Stella marina venuta molto mossa causa buio ma mi piacevano molto i colori, di questa foto qui

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Davanti a questa vetrinetta nel rettilario del bioparco ci son stata cinque minuti buoni a cercare di capire che animale c’era dentro, Eh si sarà nascosto, pensavo, e intanto scrutavo. Fino a che l’occhio ha messo a fuoco questo insetto stecco e puff, tutta la vetrinetta si è riempita di insetti stecco come d’incanto. E niente, lì per lì è stato divertente, ridevo da sola (attenzione: questa foto contiene pubblicità occulta)

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8 comments

  1. “…è un fenomeno che secondo me è il caso di tenerlo sotto controllo”

    ahahahahhahahah
    anche a me è successo di fotografarmi i piedi!

    Però lo trovo creativo ahahahahahahhaha

    “…che secondo me a stirarglielo dopo ci puoi impacchettare tutta la chiesa…”

    “Fontanella”: bella foto, poesia per me!

    il resto lo leggo dopo devo fare una cosa urgente :-)

    aahahhahahahhah

    “… si vede gli ho fatto tenerezza di nascosto mi ha fatto un sorrisino…. ”

    questo fenomeno davvero bisogna tenerlo sotto controllo :-)

  2. nella fretta ho fatto un po- di casino :-(

    (il resto lo leggo dopo, va inserito alla fine ;-)

  3. effettivamente io sarei tutta da tenere un po’ sotto controllo, a pensarci, mica solo il fenomeno del fotografarsi i piedi. ma insomma.

    comunque fai bene a leggertelo a puntate perché io per esempio a rileggerlo mi son fatta due palle così. e poi vedi che anche leggerne solo un pezzetto t’ha fatto andare in confusione, eh, non è per niente un buon segno :-)

  4. “Le dita di Plutone affondate nella coscia di Proserpina”

    Incredibile!

    “…anzi tutti i pensieri in generale che poi a ritornare in mente un po’ ci mettevano…”

    :-))

    “…si ringrazia a caso ogni centimetro quadro di mondo…”

    stupende queste parole!

    “… ancora viva viva viva…”

    A Serena! :-))
    Ma tu, nelle parole ci tieni la “magia”, secondo me, a volte!

    “… ci son stata cinque minuti buoni a cercare di capire che animale c’era dentro…”
    :-)))

    ciao Serena, buona serata

  5. Si che quando vado a galleria borghese anche a me escono un sacco di belle sensazioni.
    Però la prima cosa a cui penso io è la disperazione di Apollo, sicchè si capisce che siamo tutti diversi, o dovremmo esserlo…..
    comunque hai veramente scritto un bel post,
    settimana prossima, dopo l’ennesimo ultimo ma non ultimo esame un bel giro per roma come turista lo devo rifare….

    ciao
    Stefano

  6. Stefano, anche io di tanto in tanto provo a vivermi Firenze da “viaggiatrice”… Certe volte ci si dimentica delle bellezze che si hanno intorno, ci si fa l’abitudine, ed è normale; ma quello del “fingersi turista” è un buon modo per tornare a guardarle con la giusta emozione :)

  7. Anche mia nonna sa che quello è un macaco del Giappone!!!!!
    informiamoci quando fotografiamo qualcosa di COSI importante e non si chiama spulciare ….vai e leggiti un libro di ETOLOGIA …..

  8. Valentina cara, te ci hai chiaramente dei problemi gravi. Spero che un giorno guarirai, poverina.

    (poi va be’, in verità chi se ne frega: basta che non ti fai più vedere da ’ste parti :-))

    Saluti alla nonna.

Dimmi pure, eh

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