Io non lo so, l’idea di andare a Roma, mi provoca un po’ d’ansia da prestazione. Culturalmente parlando.

Marcel Duchamp, Fontana (una replica del 1964 che di solito sta dentro la GNAM, ‘desso invece è alla mostra su dada e surrealismo che c’è al Complesso del Vittoriano)
Oggi per dire mi sono accorta non c’avevo neanche una guida di Roma, perché gli unici contatti che ho avuto con Roma in passato son stati in quanto dieci anni orsono ero provvista di fidanzato romano lì in sede sicché che me ne facevo della guida, c’avevo il fidanzato, eh.
E niente, allora ho preso atto della mancanza e di fidanzato romano e di guida, son passata in libreria ho parzialmente rimediato. Di preciso ho comprato una guida Chat@win (le pubblica la Rizzoli) che non c’ha nemmeno una figura ma nonostante questo mi pare proprio una buona guida, di quelle non troppo intellettualmente impegnate tipo quelle del Touring che io invece alla fine non le guardo mai, mi fan due palle così, le guide del Touring, anche se c’hanno le figure.

Alexander Calder fotografato da Ugo Mulas nel 1963 (© Eredi Ugo Mulas), esposta nella mostra su Calder che c’è al Palazzo delle Esposizioni. Va’ che ganze le facce fatte col fil di ferro!
Poi ho comprato anche un altro libro di Marco Lodoli intitolato Isole. Guida vagabonda di Roma (Einaudi Tascabili). Tiè.
Allora poi ho iniziato a pensare alla mia solita lista delle cose da fare/vedere/provare, che io le liste ne soffro a livello proprio di patologia grave. Solo mi sono accorta c’è da fare un lavoro di selezione e cernita veramente al di sopra delle mie forze, a Roma, che io non so come farò a scegliere cosa vedere cosa immaginare cosa snobbare cosa rimandare.

Una foto che c’è nella mostra Wildlife Photographer of the Year al Museo di Zoologia di Roma che io bisogna che ci vada. Ah, la foto è © Stefano Unterthiner. Io ci son certe mattine che appena alzata ci assomiglio tantissimo (non a Stefano Unterthiner, che non ho avuto il piacere, bensì allo scimmione)
Già solo le mostre, partiamo malissimo: Caravaggio/Bacon alla Galleria Borghese, va bè, che discorsi, ho già prenotato; poi al Complesso del Vittoriano ci sarebbero i dadaisti e i surrealisti, e io con i surrealisti c’ho un trascorso che mi impone di andarci, proprio a livello affettivo, non posso fare a meno, il pisciatoio di Duchamp mi reclama; al Museo di Roma di Palazzo Braschi invece c’è Elliott Erwitt, il fotografo, e anche qui per via dei miei trascorsi io non posso esimermi, mi tocca; poi scusate ma le foto del Wildlife photographer of the year che c’è al Museo di Zoologia non me le voglio perdere, son troppo uno spettacolo; alle Scuderie del Quirinale c’è la pittura romana d’età imperiale, che io credevo non me ne fregasse una rispettosa mazza della pittura imperiale invece a pensarci non mi dispiacerebbe nemmeno lei – e ti pareva – , proprio perché è una roba che frequento poco; a Palazzo Venezia, Il Potere e la Grazia. I Santi Patroni d’Europa, che sarei tentata di fare come dice il proverbio, che forse è meglio lasciarli stare almeno ’sti benedetti santi, invece però no, orsù, perdiana, mi piacerebbe vedere anche loro; per fortuna i trespoli di Calder al Palazzo delle Esposizioni sento che ne posso fare serenamente a meno, pare; e così anche le donnine grasse e colorate e molto pop di Niki de Saint Phalle al Museo del Corso, penso che la mia esistenza non ne risentirà se non ci vado, a vederle. Ecco. Ma non si può mai dire.

Luca Giordano, Crocifissione di San Pietro, 1690. Che di solito sta alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, però ora è alla mostra sui santi patroni d’Europa che c’è alle Scuderie del Quirinale
Eppoi eppoi eppoi: e la GNAM e il MACRO e il MACRO Future e il MAXXI che se dio vuole non l’hanno ancora aperto apre a maggio 2010 sicché anche a volerci andare tanto non mi fanno entrare, e i Capitolini e la Centrale Montemartini e i Vaticani e la Cappella Sistina e le sante in estasi del Bernini e il Mosè e la Pietà e le prospettive del Borromini e i Caravaggi sparsi ovunque e le ossa dei Cappuccini e il panorama dal Gianicolo e le anfore di Testaccio e insomma tutta quella moltitudine di cose infinite che deborda ovunque tra i sassi nelle strade dentro i palazzi le chiese le piazze che veramente a un certo punto pensi basta, eh, non se ne può più, tutta questa smisuratezza, che lavoro è.
Cioè, dai: che città tremendamente iperbolica, questa Roma.
Allora io rischio che tipo esco dal mio appartamentino in via di Monserrato e resto lì davanti alla porta fermimmobile per non saper da che parte andare in preda a una vertigine di mirabili alternative che mi azzera ogni capacità di discernimento.
Tre giorni in stallo lì davanti al portone, poi prendere e ripartire.
(va’ che sarebbe un’esperienza minimal-concettuale mica da ridere, eh)
Tags: alexander calder, luca giordano, marcel duchamp, marco lodoli, roma, ugo mulas
difficile sto post per me povero ignorante in materia… ma interessantissimo, lo dico convintissimo!
Comunque sono sempre più determinato a non mollarti :-)) a seguirti il più possibile, fare del mio meglio…
ma davvero a volte non si riesce a seguire tutto quello che si vorrebbe, e ad aggravare le cose c’è la consapevolezza, mia, sempre più intensa, che tutto è importante, in un certo senso: nel senso che non è facile “fare un lavoro di selezione e cernita ” (copiandoti ed incollandoti per economizzare un po’ di tempo ed energia :-))
ciao Serena una serena dormita
(io soffro d’insonnia, a volte sono costretto ad impasticcarmi per riuscire a dormire almeno 5-6 ore… figurati!
“Va’ che ganze le facce fatte col fil di ferro!”
Super! Concordo, davvero strepitose…
io a Roma ci sono capitato per la prima volta quando ero sotto le armi (giuramento “solenne” allo stadio dei Marmi…..una settimana di rottura di palle….)
Dopo la “cerimonia”, chiamiamola così, ho gironzolato da solo senza meta…..nel pomeriggio avanzato ho visto una scalinata invitante, l’ho salita, c’era una piazzetta con una chiesa…..sono entrato…..
Non c’era nessuno; ma di fianco all’altare …c’era il Mosè.
Quello vero…..
Ci sono restato davanti, quasi senza fiato, almeno un quarto d’ora, finchè hanno chiuso al pubblico….
Questo accadeva due settimane dopo Pasqua, 23 anni fa…..
La sensazione di meraviglia e di impotenza che mi ha colpito, davanti a tanta espressività non l’ho più dimenticata.
Tre anni fa sono tornato a Roma, per una breve vacanza con la mia famiglia; ho insistito per portarli a vedere il Mosè, sperando che il miracolo si ripetesse (e magari che anche mio figlio, allora decenne, rimanesse folgorato da tanta perfezione…)
Però non è stata la stessa cosa!
Intanto era giugno, c’era un casino di gente, per cui vedevi poco e male e affrettatamente.
Poi l’intensità del flusso emotivo non è certo la stessa, se sei solo davanti ad un’opera o se sei in mezzo ad un branco di estranei…. molti dei quali poco interessati ad una sorta di comunione con lo spirito dell’artista……
Però, se riesci a ritagliarti una mezz’ora, possibilmente nelle ore di minor affollamento, ti raccomando questa visita.
San Pietro in Vincoli è già nella mia “to do list”, il Mosè non me lo posso perdere! :-)
Purtroppo anche io patisco molto la presenza di altre persone, di fronte all’arte… mi scatta come una gelosia nei confronti dell’opera… Addirittura io sopporto male anche la presenza di persone che conosco, tipo familiari & co., probabilmente perché quello che provo in certi casi non è condivisibile, mi piace poter stare in silenzio ed emozionarmi tra me e me, senza intrusioni.
Se poi c’è affollamento non ne parliamo, mi entra il nervoso e finisco sempre per andarmene perché so che non son proprio in grado, in quei casi, di stabilire un qualsivoglia “contatto” con ciò che ho davanti: provarci e non riuscirci mi irrita tantissimo, specie quando si tratta di un’opera che conosco bene e che ho immaginato da lontano tante volte, com’è per l’appunto il caso del Mosè.
Mah, speriamo: ammesso e non concesso che esistano, a Roma, queste fantomatiche “ore di minor affollamento” ;-)
Ah…. Roma…. t’invidio. Sia perchè Roma basta solo girellare a piedi ed è bella, sia perchè c’è una valanga di roba che vorrei vedere, di Roma. Tipo quasi tutto perchè in realtà quando ci sono stata per i corsi uscivo troppo tardi e ogni volta potevo solo andare 15 minuti prima della chiusura a san pietro (l’albergo era lì dietro). Che c’è la pietà, è vero. Bellissima. Ma non c’è solo quella. A Roma intendo. Insomma, ci vuole una pazienza. E sant’uomo che dell’arte gli importa da poco a molto poco, e la Duda che non la capisce o la vorrebbe mangiare/toccare/sbavare e mai che glielo lascino fare. Ci vuole davvero una pazienza che sembrano quasi due.
Io c’ho un comportamento analogo a quello della Duda, al cospetto dell’arte. Non so mica se è una bella cosa, a trent’anni suonati. Mi vien da credere di no.
Dai che allora ti penso di tanto in tanto, vediamo se un po’ di Roma ti arriva :-)