“CHAGALL E IL MEDITERRANO”
Dove: Pisa, Palazzo Blu (Lungarno Gambacorti, 9)
Quando: prorogata al 31 gennaio 2010
Link: www.chagallpisa.it – www.palazzoblu.org

Marc Chagall, Saint Jean Cap-Ferrat, 1949 © by SIAE 2009
A Palazzo Blu, la mostra presenta 150 opere, tra dipinti, sculture, ceramiche e litografie, create dall’artista russo a partire dal 1926 quando, per la prima volta, incontrò la luce, i colori e il paesaggio del Mediterraneo e dei paesi che vi si affacciano, dalla Francia, alla Grecia, alla Terra Santa.
L’esposizione è la prima di un ciclo triennale dedicato ai grandi maestri dell’arte del Novecento e al loro rapporto con le tradizioni, la luce e le culture del Mediterraneo e che, nel 2010, vedrà protagonista Joan Miró.
Chagall e il Mediterraneo, curata da Meret Meyer e da Claudia Beltramo Ceppi, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa, in collaborazione con il Comune di Pisa, organizzata e realizzata da Giunti Arte mostre musei, in collaborazione con AVIS Autonoleggio, Trenitalia, Coop, SAT – Pisa International Airport, presenta 150 opere, tra dipinti, sculture, ceramiche e tavole selezionate dalle storiche edizioni Tériade – provenienti dalle più importanti istituzioni pubbliche francesi, come il Musée National Marc Chagall di Nizza, il Centre Pompidou di Parigi, il Musée Matisse di Le Cateau Cambrésis e da collezioni private – che l’artista russo creò a partire dal 1926 quando per la prima volta incontrò la luce, i colori e il paesaggio del Mediterraneo.
Tutti questi elementi, infatti, contribuirono a modificare l’arte di Chagall in una pittura più ariosa, più sensuale, in cui la magia dei colori diventa predominante, trasformando le sue tele, le sue ceramiche, le sue litografie in spazi luminosi in cui il colore diviene autonomo, trascinando con sé le figure e i personaggi che ne popolano lo spazio.

Marc Chagall, Couple au-dessus de Saint-Paul, 1970-1971 © by SIAE 2009
Il percorso espositivo si articola in cinque sezioni che analizzano i grandi temi con cui Chagall affrontò la sua nuova vita artistica, esule dalla Russia natale, come la scoperta di un paesaggio e di una luce assolutamente diversa dall’esperienza di Vitebsk ma anche di Parigi e Berlino. Nella prima, La Costa Azzurra, attraverso una ventina di grandi dipinti, tra cui opere celeberrime come La musica, il Circo in rosso, Gli amanti a St. Paul, I grandi mazzi di fiori, si osserva la modificazione della tavolozza del pittore, tra la metà degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta. Una serie di grandi disegni in bianco e nero e numerose tempere testimoniano la volontà di rendere l’aria e la luce attraverso diversi strumenti e tecniche.
Nella seconda, La Grecia, si presenta la serie completa delle 42 tavole e di alcune gouache di Dafni e Cloe, che restituiscono le emozioni provate da Chagall di fronte alla scoperta della civiltà classica del Mediterraneo.
Il Muro del pianto e il panorama di Gerusalemme, la veduta della sinagoga di Vilnius, degli anni precedenti alla guerra, fanno da prologo alla sezione de La Bibbia, fondamentale nell’attività di Chagall. La serie delle tavole per La Bible di Tériade, gli straordinari acquerelli preparatori e, soprattutto, i grandi dipinti raffiguranti la crocifissione del Cristo vestito in panni ebraici, danno conto dell’importanza e della forza con cui l’artista si accostava a questo tema.
L’esposizione si chiude con le sezioni dedicate alla scultura e alle ceramiche e ai collage. Nella prima, la volontà di appropriarsi, lavorandola col fuoco, della terra della nuova patria spinse Chagall al lavoro in ceramica e a cimentarsi, anche con la scultura, in una sorta di volontario confronto con l’arte classica che nasce sui bordi del Mediterraneo. Una decina di ceramiche, accompagnate dalle corrispondenti gouache, e diverse sculture documentano anche questo aspetto della sua attività. Nella seconda, vengono presentate le opere forse meno conosciute di Chagall. Alla fine della sua vita, come spesso avviene con i grandi artisti che tutto hanno sperimentato, Chagall si dedicò alla realizzazione di alcune decine di collage, realizzati includendo materiali diversi, quali pizzi, stoffe, parti di dipinti e di disegni, sbizzarrendosi in una sorta di creatività senza più limite alcuno.
Accompagna la mostra un catalogo Giunti Arte mostre musei, con i saggi delle curatrici, di Gioia Mori, Tamara Karandasheva e i testi di Vivianne Tarenne, Sylvie Forestier, Gaston Bachelard, Meyer Shapiro.

Marc Chagall, Abraham et les trois anges, 1940-1950 © by SIAE 2009
I TEMI
I. Nizza e la Costa Azzurra
Chagall scoprì il Mediterraneo già nei primi anni Venti, quand’era appena arrivato in Francia. Se già Parigi aveva sconvolto la sua visione del mondo e la sua tavolozza, il Mediterraneo rappresentò per lui una sorta di rinascita artistica, in cui la magia dei colori finisce per dominare lo spazio, trasformando le opere in superfici luminose dove il colore diviene autonomo, trascinando con sé le figure e i personaggi che lo popolano.
“…avevo l’impressione che se restavo ancora a Vitebsk mi sarei coperto di peli e di muschio.”
“Sto molto bene con voi tutti. Ma…avete sentito parlare delle tradizioni, di Aix, del pittore che si tagliò l’orecchio, di cubi, di quadrati, di Parigi? Vitebsk, ti abbandono. Restate soli con le vostre aringhe!”
Dopo l’esilio americano degli anni della guerra e la tragica fine della moglie Bella, Chagall troverà nel sud della Francia una nuova patria e un nuovo amore.
La ritrovata gioia di vivere mescolata allo stupore per il sole e la luce del Mediterraneo trasformeranno le sue opere in un inno alla felicità e alla vita che lo consacreranno come uno dei più creativi artisti del Novecento.
II. Gerusalemme e la Palestina
Nel 1931, Marc Chagall si reca in Palestina. È un viaggio alla ricerca delle radici della sua esistenza di ebreo russo. In mostra le opere della Palestina verranno esposte accanto alle tavole della Bibbia realizzate per l’editore Tériade, nell’unica copia acquerellata donata alla figlia. Tra i grandi dipinti degli ultimi anni, oltre ai soggetti biblici verranno esposte alcune immagini della crocifissione del Cristo vestito in panni ebraici, a simboleggiare nella sua figura l’unicità dell’umanità sofferente.
III. La scoperta della Grecia
Nel 1954 l’editore Tériade, di origine greca, chiede a Chagall di illustrare la storia dell’amore fanciullo di Dafni e Cloe. Lo invita nella sua casa di Mitilene dove, a contatto con l’atmosfera e la cultura dell’antichità classica, Chagall sembra sprofondare ulteriormente nella luce e nei colori del Mediterraneo.
Il lavoro intrapreso dall’artista in quarantadue litografie dura quasi quattro anni. Egli deve prima di tutto familiarizzare col testo, opera tipica di un genere letterario, il racconto pastorale, che si sviluppa in periodo ellenistico in seno al mondo antico.
Il successo di Dafni e Cloe fu esemplare. Esso si deve al genio di Chagall che si è calato interamente nella trama della storia, e alla sua umiltà, al suo rispetto dello spirito di un testo e di un luogo.
L’artista, che non conosceva la Grecia, vi si reca accompagnato dalla sua seconda moglie, Valentina – Vava – nell’estate del 1952. Visita Atene, Delfi, il luogo impregnato di tutta la magia antica, e l’isola di Poros. Un mondo estraneo alla sua cultura gli si rivela e ne rimane sconvolto. La bellezza dei paesaggi nobili e dolci, la qualità eccezionale di una luce che non manca di ricordargli quella della Palestina, lo commuovono e lo ispirano. Diverse gouache in mostra testimoniano quell’attitudine a compenetrarsi con lo spirito segreto di un sito, con la sua identità poetica, che è propria dell’artista.
Tags: marc chagall, pisa